Dalla rassegna stampa Personaggi

Legami: Pier Paolo Pasolini e Ninetto Davoli.

«Sono quasi pazzo di dolore. Ninetto è finito. Dopo quasi nove anni Ninetto non c’è più. Ho perso il senso della vita….

«Sono quasi pazzo di dolore. Ninetto è finito. Dopo quasi nove anni Ninetto non c’è più. Ho perso il senso della vita. Penso solo a morire o a cose simili. Tutto mi è crollato intorno: Ninetto con la sua ragazza, disposto a tutto, anche a tornare a fare il falegname (senza battere ciglio) pur di stare con lei»…

questo è un frammento di una lettera scritta da Pier Paolo Pasolini all’amico Paolo Volponi nell’estate del 1971, uno sfogo del poeta friulano per la rottura del rapporto tra lui e Ninetto Davoli.

Pasolini prima di innamorarsi di Ninetto Davoli, si innamora di Roma. La racconta, la penetra, ne rimane affascinato e l’affascina. Impara il suo linguaggio, le sue mosse e i suoi orari. Diventa preda e vittima della sua cultura e dei suoi approcci selvaggi, semplici, senza inquinamenti.

Pasolini ama Roma e la vede incarnarsi davanti a lui nel giovanissimo Ninetto Davoli.

I due si vedono per la prima volta all’inizio degli anni ’60, sul set del film “La ricotta”.

Ninetto Davoli ha appena 14 anni, Pasolini 40.

Ninetto Davoli cerca un lavoretto da fare, spera che un suo cugino, carpentiere sul set, lo possa aiutare a racimolare qualche lira. Non sa chi sia Pasolini, non è affascinato dal mondo del cinema, vive alla giornata, ragazzo di borgata come tanti.

Pasolini rimane subito colpito dal ragazzo, non tanto per l’aspetto fisico, quanto per la luce viva che anima il suo viso e per una risata contagiosa. Da quel giorno non si separeranno più per molti anni.

Pasolini lo porta con sé ovunque, gli compra vestiti, lo porta a teatro, al cinema, alle mostre. Lo porta con sé alle cene con i suoi amici intellettuali, negli incontri di lavoro, ai convegni.

Ninetto non ci capisce molto di quel mondo, non ne capisce il linguaggio e i modi, ma non si sente a disagio, pare divertirsi sempre anche e soprattutto quando sa di essere una mosca bianca.

Non si modifica, non cerca di apparire quello che non è, ed è forse (questa è una mia sensazione) la cosa che più innamorava Pasolini, la natura profonda del suo ragazzo. Se veniva a sapere di battute acide e cattive nei suoi confronti, lui rideva, si divertiva. Si divertiva ad imparare a conoscere e sapeva di avere accanto il maestro migliore.

Pasolini lo volle in alcuni dei suoi film, Ninetto era consapevole di non essere un attore, ma la fiducia che aveva in Pasolini gli fece accettare qualsiasi ruolo gli proponesse.

Con il passare del tempo, la grande differenza di età si fa sentire. Ninetto sta diventando un uomo, più consapevole di ciò che vuole.

Pasolini inizia ad accusare una crisi di mezza età, il suo spirito, la sua voglia di fare non coincide più con un fisico che immancabilmente invecchia.

Ninetto aspira ad avere una vita più semplice, avere una casa, un lavoro “normale” e una famiglia, con dei figli.

Pasolini è in continua lotta con il mondo, i suoi scritti, i suoi film sono delle urla disperate di forte critica sociale.

La rottura tra i due arriva dopo quasi nove anni di vita insieme. Ninetto incontra una ragazza, se ne innamora e la vuole sposare. Per lei è disposto a rinunciare a tutto. Pier Paolo Pasolini affronta questo distacco con disperazione, dolore, frustrazione.

Non accetta che Ninetto si voglia sposare, imborghesire, trasformarsi in qualcosa di così lontano dal suo essere.

Scrive ai suoi amici scrittori di aiutarlo a dissuadere Ninetto dalle sue scelte matrimoniali, chiede ai suoi amici di capirlo, confortarlo.

Questa la risposta a Pasolini da parte di Paolo Volponi alla sua lettera di sconforto.

«Carissimo Pier Paolo, ho avuto la tua lettera e ti abbraccio subito con tutto il mio affetto. Capisco la tua solitudine e il tuo dolore. Si perdono anche i figli e anche con essi si resta con un amore inappagato. Siccome ho letto e travasato bene il tuo ultimo libro so quanto contasse Ninetto per te e so anche che solo un dio potrebbe fartene trovare un altro altrettanto caro e splendente. Posso solo sperare che succeda proprio questo: che si accenda una sera in modo diverso una faccia del gruppo di ‘Canto Civile’, che ti chiami un accento che tu possa riconoscere»

Negli anni a seguire Davoli e Pasolini continuarono a frequentarsi, sempre con affetto, per progetti lavorativi, ognuno accettando rispettivamente la vita dell’altro. Ninetto Davoli fu quello che riconobbe il cadavere di Paolini nella camera mortuaria, fu quello che lo vestì per l’ultima volta con la maglia del calcio da attaccante n.10. Ninetto Davoli è ancora legato all’immagine e al ricordo del miglior Pasolini, un legame che dura oltre la morte del poeta, proprio come i suoi bellissimi lavori. L’incarnazione vivente di un intero pensiero.

Consiglio di vedere questo piccolo video di pochi minuti, in cui Ninetto Davoli intervista P.P.Pasolini…

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