Dalla rassegna stampa Personaggi

Pasolini dalla scena al dibattito: le sue profezie ancora dividono

Uno spettacolo di Fabrizio Gifuni dedicato a PPP, sulle sue pagine polemiste, sui versi friulani. Segue dibattito: cosa avrebbe detto oggi della deriva italiana? Cosa avrebbe detto dei tagli alla cultura?

Non c’è niente da fare: Pasolini fa sempre discutere. Non c’è un altro autore italiano del ’900 su cui l’attenzione, e la tensione, sia altrettanto alta. Pasolini lo si ama, lo si odia, lo si approva, lo si contesta. Suscita sentimenti contrastanti e polarizzati. Sia sul piano della valutazione letteraria sia su quello, per così dire, della condivisione ideologica.
Lo si è visto, ancora una volta, domenica pomeriggio al Teatro Franco Parenti di Milano, in un dibattito a cui hanno partecipato Marco Belpoliti, Carla Benedetti, Giorgio Galli e Fabrizio Gifuni. La tavola rotonda ha seguito lo spettacolo di Gifuni, dal titolo ’Na specie de cadavere lunghissimo, in scena al Parenti fino a domenica prossima. Uno spettacolo basato sulla prosa di Pasolini polemista, sui versi friulani, su un poemetto di Giorgio Somalvico incentrato sulla sfuggente figura di Pino Pelosi, il «ragazzo di vita» unico condannato per l’omicidio dello scrittore nel ’75 (anche se sulla questione della morte permangono fitte ombre). Idea di Gifuni, che da attore tiene magistralmente la scena per un’ora e mezza, e regia di Giuseppe Bertolucci.
La discussione, si diceva. Adir poco, movimentata. Lo spettacolo di Gifuni viene riproposto in questi giorni al Parenti nell’ambito di una rassegna intitolata «Teatro che scotta»: il teatro che ha a che fare con l’attualità, e in particolare con quella, appunto, più scottante. Proprio questo è stato il punto di partenza del dibattito. Che cosa avrebbe detto oggi Pasolini su un Paese ogni giorno sempre più alla deriva come l’Italia governata (?) da Berlusconi? E dei pesanti tagli alla cultura, al cinema, al teatro, alla scuola, all’università? Forse altro non è che la continua realizzazione di quell’abbrutimento del Bel Paese che il Pasolini corsaro e luterano stigmatizzava, di quello «sviluppo » senza progresso che egli già aveva visto in atto negli anni ’60 e ’70.
TROPPO APOCALITTICO?
Qualcuno però oggi nega la validità delle profezie pasoliniane. Lo scrittore avrebbe interpretato in maniera troppo apocalittica i cambiamenti in atto. Belpoliti, autore del recente Pasolini in salsa piccante (Guanda), ha sottolineato come Pasolini inviti a «scendere all’inferno», personale e collettivo, per assumersi la responsabilità di quanto di negativo ci sta intorno. Da politologo, Galli, autore di Pasolini comunista dissidente (Kaos Edizioni), ha spiegato come il pensiero politico pasoliniano può parlare alla sinistra di oggi. Carla Benedetti (autrice di Pasolini contro Calvino, Bollati Boringhieri 1998, un saggio cheha segnato unosnodo imprescindibile della critica pasoliniana) ha parlato del particolare impegno di Pasolini: non con il Partito o con l’ideologia (secondo il modello dell’engagement sartriano), ma con la verità. Dunque impegno etico, non politico (in senso restrittivo). Per questo ancora così attuale.

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