Dalla rassegna stampa Personaggi

In questa frase di Pier Paolo Pasolini c'è tutto il suo amore per la vita e la premonizione della sua morte

Sono passati 42 anni dall’uccisione del poeta, massacrato all’idroscalo di Ostia il 2 novembre del 1975

In questa frase di Pier Paolo Pasolini c’è tutto il suo amore per la vita e la premonizione della sua morte

Sono passati 42 anni dall’uccisione del poeta, massacrato all’idroscalo di Ostia il 2 novembre del 1975

Selene Gagliardi

Ha amato con passione, lavorato con un altissimo senso civico, scandalizzato il perbenismo borghese come pochi prima di lui e scritto con l’indignazione di chi possiede con orgoglio una morale intransigente: benché, a 42 anni dall’uccisione di Pier Paolo Pasolini, la verità giudiziaria e definitiva su chi gli abbia tolto la vita sia ancora messa in discussione, molte inchieste condotte nel corso degli anni hanno additato proprio l’indagine sui loschi affari del Belpaese che stava conducendo (parzialmente trascritta in Petrolio) come una delle cause del suo omicidio. E nel corso di un’intervista rilasciata al giornalista francese Louis Valentin 5 anni prima di morire, il poeta riassume tutto il senso della sua esistenza:

Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine. Amo il sole, l’erba, la gioventù. L’amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile“.

Amava con disperazione, è vero, e proprio la sua passione omosessuale gli è costata – in vita così come dopo quel tremendo 2 novembre del 1975 – l’allontanamento dal partito in cui credeva (il PCI), una sfilza incalcolabile di querele per atti osceni, una innumerevole serie di tentativi di censurare le sue opere, un ostracismo generale della società che ha criticato aspramente il suo messaggio e vivisezionato le sue denunce, fino al giorno del suo massacro ufficialmente avvenuto per un gioco sessuale finito male col minorenne Pino Pelosi.

In queste poche righe, il friulano autore di Salò o le 120 giornate di Sodoma parla di ferocia e di disperazione, due sue caratteristiche che lo avrebbero portato alla fine: proprio quella crudeltà inumana che si è abbattuta sul suo corpo inerme all’idroscalo di Ostia, dove Pasolini era andato insieme a Pelosi (forse per motivazioni sessuali, sì, ma forse anche perché “la rana” – questo il suo soprannome – gli aveva detto di sapere qualcosa proprio sulle pizze di Salò che gli erano state sottratte).

“Amo il sole, l’erba, la gioventù” dice Pasolini, che infatti non di rado si intratteneva con i ragazzi di borgata a giocare a pallone, che non a caso aveva tentato più volte di raccontare proprio quello strato sociale dimenticato da Dio e dalle istituzioni che sembrava senza possibilità di redenzione e che invece lui voleva celebrare, in quanto unico nucleo umano dove la vita era ancora vera, dove le passioni erano ancora cupe e pure, dove il conformismo non aveva ancora attecchito. “L’amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina” faceva sapere a Valentin il poeta, che non a caso nei suoi film raccontava il sesso come esperienza più profonda per l’uomo, l’unica che davvero lascia cadere ogni falsità di conformismo.

“Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile” sottolineava infine l’autore de Le ceneri di Gramsci, e l’ultima tappa che fece Pasolini prima di essere ammazzato – per ironia della sorte – fu proprio quella dal suo ristorante di fiducia, nel quartiere romano di Ostiense. Offrì un’ultima cena a Pelosi e poi gli risucchiarono la vita, è vero, ma non quel tormento di sentimenti e quello slancio di rettitudine che, a più di 40 anni di distanza, continuano a far discutere sulla sua figura.



DA SKY.IT

Pier Paolo Pasolini: 42 anni fa la scomparsa dell’intellettuale

Correva il 2 novembre 1975, quando Pier Paolo Pasolini moriva – ammazzato – all’età di 53 anni. Oggi, nel 42° anniversario della sua morte, l’Italia lo ricorda. Senza mai aver fatto davvero luce sulla sua scomparsa.

Era soprannominato “l’intellettuale scomodo”, Pier Paolo Pasolini. Per il suo orientamento sessuale in un’epoca in cui – l’omosessualità – era considerata una devianza. Ma anche per le forti polemiche di cui negli anni si era reso protagonista, per i suoi attacchi contro le abitudini della società borghese, e per quelle sue opere duramente contestate.

Una carriera controversa
La vita di Pier Paolo Pasolini comincia il 5 marzo 1922 in una foresteria militare nel cuore di Bologna, e finisce il 2 novembre 1975 su una spiaggia di Osta. In mezzo, le sue poesie, i suoi scritti, gli articoli e le sceneggiature di quello che – oggi – è considerato uno dei più grandi artisti e intellettuali del XX secolo. Dichiaratamente omosessuale, Pasolini contestava duramente la società dei consumi, la borghesia, i sessantottini. Ed era soprannominato “l’intellettuale scomodo”. Figura discussa e controversa, era odiato dai cattolici e detestato dalla politica. E ancora oggi, tra gli italiani, c’è chi lo rimpiange e chi pensa che – morire ammazzato sulle spiagge del litorale romano – fosse inevitabile, per una vita come la sua. Perché, ad essere criticata, era soprattutto la sua vita privata: era omosessuale, cedeva spesso al fascino maschile. E non serviva a nulla, che i suoi amici lo mettessero in guardia dalle cattive frequentazioni: lui ascoltava solamente se stesso, del tutto privo di ipocrisia, con una dipendenza dai ragazzi di borgata e un’enorme fragilità interiore. Glielo ripeteva sempre una delle sue poche – carissime – amiche. Quell’Oriana Fallaci anch’essa odiata tanto quanto era amata. Sul tema della prostituzione omosessuale, Pier Paolo Pasolini scrisse anche una delle sue opere più famose, “Ragazzi di vita”, che gli fece guadagnare infinite accuse di oscenità. Perché Pasolini era così. Non aveva timore di nulla. E si voleva vivere la vita nel pieno della sua essenza. «Amo ferocemente, disperatamente, la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione, mi porteranno alla fine. Amo il sole, l’erba, la gioventù. L’amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile», dichiarava in un’intervista cinque anni prima di morire. Come in una sorta di predizione.

Il mistero della morte
È una delle vicende più misteriose d’Italia, la morte di Pier Paolo Pasolini. Trovato da una donna alle 6.30 del mattino, sul litorale di Ostia, il suo corpo massacrato fu riconosciuto da un amico. Accusato dell’omicidio fu il diciassettenne Pino Pelosi, ragazzo di vita conosciuto alla polizia per i suoi furti d’auto. Il giovane confessò di essere stato avvicinato quella sera da Pier Paolo Pasolini all’interno da un bar, e di essere stato invitato sulla sua vettura in cambio di denaro. Dopo la cena, i due si diressero verso il litorale di Ostia. Secondo chi condusse le indagini, avrebbero litigato perché Pelosi non voleva soddisfare le richieste sessuali dell’intellettuale, che lo minacciò con un bastone. Il ragazzo riuscì a toglierglielo dalle sue mani e lo colpì, prima di travolgerlo con l’auto. Inizialmente, Pelosi fu accusato di omicidio volontario in concorso con ignoti, ma la Corte d’Appello negò la presenza di complici. Cosa successe in realtà quella notte, è ancora avvolto dal mistero: secondo le parole dell’accusato (poi ritrattate) e secondo alcune testimonianze, quella sera c’erano più persone. Nel 2005, Pelosi dichiarò invece che l’omicidio fu compiuto da tre persone arrivate su di un’auto targata Catania, che volevano punirlo per la sua omosessualità. Altre ipotesi lo collegano invece alla “lotta di potere” che quegli anni stava vivendo il settore petrolchimico, di cui Pasolini si interessò. Ciò che è certo è che oggi, a 42 anni da quel giorno, ancora luce – su quella vicenda – non è stata fatta.

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