Dalla rassegna stampa Cinema

Il fantasma di Pasolini vola in Germania

Scrittori e traduttori tedeschi si incontrano a Casarsa per parlare di un mito che travalica i confini linguistici

Nessun altro intellettuale del Novecento italiano ha forse suscitato così tanto interesse al di fuori dei suoi confini linguistici come Pier Paolo Pasolini, alimentando un mito che fonde insieme la vita e l’opera e conferisce alla tragica morte un senso di imperscrutabile necessità. Ciò vale anche per i paesi di lingua tedesca, dove la lezione di Pasolini ha costituito fin dagli anni Settanta un fermento decisivo nel dibattito culturale, contribuendo non poco allo stesso movimento dei Verdi. Se la casa editrice Wagenbach di Berlino – da cui è apparsa la maggior parte delle traduzioni dell’opera – intitolava una sua rivista di tendenza richiamandosi esplicitamente agli Scritti corsari, un nome molto in vista come Peter Hamm vedeva in Pasolini la sintesi perfetta delle migliori energie intellettuali tedesche, da Heinrich Böll a Peter Weiss, da Martin Walser a Rainer Werner Fassbinder. Prima ancora di una interpretazione analitica, Pasolini è stato oggetto di una rielaborazione mitografica, che ha fatto della sua figura un paradigma esemplare della necessaria diversità dell’intellettuale rispetto al conformismo sociale. Non sono così rare nella letteratura di lingua tedesca degli ultimi trent’anni pagine dedicate a Pasolini e in particolare alla sua morte, a cui si affiancano saggi e opere d’arte visiva.

Al «fantasma» di Pasolini nei paesi di lingua tedesca il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia dedica ora un convegno, oggi e domani, (per informazioni: [email protected], tel. 0434.870593, www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it), invitando a partecipare autori, studiosi e traduttori al di qua e al di là delle Alpi come il saggista Peter Kammerer, lo scrittore (recentemente premiato con il prestigioso premio Büchner) Josef Winkler, il pittore Giuseppe Zigaina, il traduttore Moshe Kahn, lo storico della lingua italiana Antonio Daniele. Al tema della ricezione creativa dell’opera si affiancherà quello della sua traduzione in un diverso orizzonte culturale.

Certo, sono stati soprattutto i film a rendere noto in Germania e in Austria l’intellettuale di Casarsa. L’eros trasgressivo della Trilogia della vita, le cupe visioni di Salò o le 120 giornate di Sodoma, le borgate romane di Accattone sono entrati in modo indelebile nell’immaginario di Oltralpe, ispirando molteplici opere. Ma anche la sua saggistica di confine, la sua attenzione alle contraddizioni della industrializzazione, la sua denuncia del rischio di una omologazione culturale, la sua riscoperta della provincia hanno attecchito profondamente in terra austriaca e tedesca.

Scarsa considerazione ha goduto invece il poeta, giacché quasi nulla è stato pubblicato dei suoi versi e tutti i progetti di una loro traduzione sono rimasti finora nel cassetto. Maggiore attenzione è stata dedicata alla narrativa (e a Casarsa si parlerà tra l’altro della traduzione tedesca di Petrolio), anche se i modelli linguistici pasoliniani non sembrano aver lasciato un segno profondo oltre confine.

Più di ogni altra cosa, comunque, è la stessa vita dell’intellettuale friulano a essere stata fonte di ispirazione. Accade così di trovare la figura di Pasolini in poesie di Nicolas Born o di meno noti autori sudtirolesi, mentre il viennese Peter Waterhouse (anch’egli presente a Casarsa) riflette sullo scenario della morte dello scrittore a Ostia parlando di un luogo «paratattico in cui convivono gli opposti». E nel Cimitero delle arance amare Josef Winkler – scrittore carinziano che ostenta nei suoi libri una decisa omosessualità – si muove nella topografia romana cara a Pasolini, immaginando persino che in una cappella di Castel S. Angelo si proietti, su uno schermo montato davanti a un grande crocifisso, il film Accattone. Mentre Peter Handke scrive di una sua visita a Casarsa e replica a Pasolini parlando di un paesaggio notturno ancora illuminato dalle lucciole.

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