Dalla rassegna stampa Cinema

Quella terribile notte con Pasolini. Parola di Pelosi

… Il racconto è agghiacciante: «ci hanno trascinati fuori dalla macchina, mazzate, botte, lui diceva ‘se volete i soldi sono sotto il tappetino’. Io ero stato immobilizzato da uno con il barbone. Lui diceva ‘dio mio’, strano, no? poi ‘aiutatemi’ era riuscito anche a svincolarsi, ma venne fermato …

LOCARNO
Da sempre Roberta Torre ha mostrato di sapersi insinuare in ambienti chiusi e guadagnare la fiducia degli interlocutori. Lo ha fatto anche con due materiali documentari portati nella sezione Ici & Ailleurs. Due lavori tenuti insieme da un filo rosso rappresentato da Pier Paolo Pasolini. Il primo in termini espliciti visto che il titolo è La notte quando è morto Pasolini. Si tratta di un’intervista a Pino Pelosi, il «ragazzo di vita» diciassettenne all’epoca dei fatti. Fu lui che si appartò all’Idroscalo di Ostia con il regista e che si prese tutte le colpe dell’omicidio. Venne infatti condannato e dopo avere scontato molti anni uscì di galera, ricascandoci però per altri reati. Quattro anni fa Pelosi dichiarò la sua nuova verità: non fu lui a uccidere Pasolini, bensì i fratelli Borsellino, detti il Braciola e il Bracioletto, frequentatori di sezioni fasciste. Lui tacque e si addossò la colpa perché temeva ritorsioni, anche sulla famiglia. Torre va a sentire Pelosi, lo incalza, alternando all’intervista le immagini dei reperti ancora conservati: gli abiti, sia di Pelosi che di Pasolini, un’insegna di legno che venne usata come arma, gli occhiali e la tessera dell’ordine dei giornalisti. Il racconto è agghiacciante: «ci hanno trascinati fuori dalla macchina, mazzate, botte, lui diceva ‘se volete i soldi sono sotto il tappetino’. Io ero stato immobilizzato da uno con il barbone. Lui diceva ‘dio mio’, strano, no? poi ‘aiutatemi’ era riuscito anche a svincolarsi, ma venne fermato di nuovo, gli furono appresso, altre botte. Poi mi dissero di tenere la bocca chiusa altrimenti me l’avrebbero chiusa loro. Che sarei stato seguito anche in carcere, che come minorenne me la sarei cavata in tre quattro mesi…». Poi quel rumore dell’auto che passa sul corpo di Pasolini. «Sono stato una vittima», dice Pelosi che oggi accusa i Borsellino, ormai morti e altre due o tre persone sconosciute. La nuova versione risulta essere più congrua con la ricostruzione fatta a suo tempo, ma non sembra tutta la verità. Torre chiede a Pelosi se non l’avesse mai detto a nessuno , «solo l’avvocato sapeva», nulla invece riferì a sua madre, preferendo passare per assassino.
Indirettamente il perché viene dall’altro documentario Itiburtino terzo, interviste a ragazzi della borgata che campano di espedienti. Ecco Daniele er porpo «perché c’ho le mani in pasta dappertutto», Iari detto Kamikazen che definisce il quartiere una riserva indiana, il Pipistrello e Emilianino, torso nudo con racconti di galera, e ancora Rotolini e il Cuculo che si intervistano tra loro con effetto esilarante, Roberto e il suo cane Afrika e Alessandro ragazzo di vita che batte lì attorno. Giovani, molta cocaina e poco futuro; ne parlano di spalle, rivolti al muro dello scantinato dove sono state fatte le interviste. E alla fine Torre chiede loro cosa sanno di Pasolini. Per er Porpo «è stato un grande lungimirante», per gli altri uno sconosciuto. Alessandro ne sa qualcosa di più, ma non aveva idea fosse morto assassinato. E siamo tutti feriti. A morte.

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