Dalla rassegna stampa Cinema

L´ANNIVERSARIO - PASOLINI UN CORSARO IN SICILIA

A trent´anni dalla morte si riscoprono i suoi legami con l´Isola – Al cinema Lubitsch la proiezione dell´ultima intervista – L´amicizia con Sciascia, il set di “Porcile” e il premio Zafferana

«Mah, io penso che scandalizzare sia un diritto, essere scandalizzati un piacere, e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è un moralista, il cosiddetto moralista». Sarà una vera emozione riascoltare la voce di Pier Paolo Pasolini nell´ultima intervista, realizzata da Philippe Bouvard il 31 ottobre 1975, due giorni prima della morte, per la televisione francese Ortf, che questa sera alle 21 verrà proiettata al cinema Lubitsch.
L´occasione è l´omaggio al poeta friulano curato dai registi Ciprì e Maresco per l´anniversario della morte. Una voce, quella dell´autore di Ragazzi di vita, dal timbro inconfondibile, sempre in grado di provocare in chi l´ascolta continue trafitture. È un Pasolini testamentario e quanto mai profetico quello che, nel corso della stessa intervista, dichiara: «Vede, anch´io ho fatto proprio in questi giorni due “modeste proposte” alla maniera di Swift: divorare gli insegnanti della scuola dell´obbligo e i dirigenti della televisione italiana».
Anche la Sicilia, dunque, si prepara a celebrare il trentennale della morte di Pasolini, che con l´Isola ebbe rapporti costanti e duraturi: basti pensare all´amicizia che lo legò a Leonardo Sciascia. Un´amicizia testimoniata dalle lettere indirizzate dal cineasta e saggista allo scrittore di Racalmuto, oggi consultabili presso la biblioteca della Fondazione intitolata a Sciascia. La prima missiva è datata 11 gennaio 1951: Pasolini ha da poco recensito Favole della dittatura, il libro di esordio di Sciascia. I due scrittori, in quel periodo, stavano entrambi studiando la poesia in dialetto. Nel 1952 infatti vede la luce l´antologia Poesia dialettale del Novecento (Guanda), a cura di Pasolini e Dell´Arco: la sezione dei poeti siciliani è a cura proprio di Sciascia, che inserisce i versi di Guglielmino (di cui però verrà esclusa una poesia molto critica sul comunismo), Vann´Antò e Alessio Di Giovanni; mentre Pasolini scrive la premessa al Fiore della poesia romanesca (edizioni Sciascia). È l´inizio dunque di un rapporto fecondo di collaborazione: Pasolini suggerisce a Sciascia, al fine di pubblicarli sulla rivista “Galleria” da lui diretta, testi dei poeti a lui più vicini, come Giorgio Caproni e Angelo Romanò, mentre Sciascia ospita nella collana “Quaderni di Galleria” la raccolta di poesie pasoliniane in lingua Dal diario (1945-1947). Pasolini tornerà a recensire altre opere di Sciascia, come Il mare colore del vino e Todo modo: le sue intuizioni critiche saranno fondamentali per mettere successivamente a fuoco le peculiarità stilistiche di Sciascia, la matrice rondesca della sua scrittura. I due saranno poi gomito a gomito nella giuria del premio letterario Zafferana Etnea, istituito nel 1967. L´anno successivo, in occasione del premio, Pasolini avrebbe incontrato il poeta Lucio Piccolo, alla presenza di Moravia, Dacia Maraini, Sciascia e Ignazio Buttitta.
In quei giorni Pasolini girava sulle falde dell´Etna alcune scene del film Porcile, e aspettava con una certa trepidazione, come ha raccontato Vincenzo Consolo, l´arrivo dell´attore francese Pierre Clementi. Quando questi, giovane e bello con i capelli fluenti sulle spalle, arriva in compagnia di Pasolini, Lucio Piccolo, meravigliato, esclama: «Cos´è, una donna coi baffi?». Quella del premio Zafferana Etnea sarà una storia breve, e quasi subito animata dallo scontro tra Moravia e Pasolini, sostenitori della Morante, e Sciascia, propugnatore dello scrittore siciliano pressoché sconosciuto Antonio Castelli, che da lì a poco sarebbe morto suicida. Il Sessantotto incombe: inevitabile, dunque, da parte degli stessi giurati, la contestazione del tradizionale premio letterario. Pasolini, ad esempio, arriva addirittura a proporre una giuria di vignaioli di Zafferana. Il premio sarà poi funestato da un fatto increscioso: la spedizione punitiva a Zafferana, organizzata da parte di alcuni componenti del Guf di Catania, per contestare la giuria, in gran parte colpevolmente di sinistra, e per dar vita a un “lancio di finocchi” contro Pasolini, per la sua omosessualità dichiarata. Nonostante tutto, l´autore delle Ceneri di Gramsci si innamorerà di quella parte della Sicilia, prendendo in affitto un appartamento a Catania, dietro il Palazzo di Giustizia. E va ricordato che Pasolini, nella facoltà di Lettere della città etnea, terrà una conferenza sulla novellistica, reduce delle riprese del film I racconti di Canterbury.
Nel frattempo, l´amicizia con Sciascia comincia a incrinarsi: i rapporti epistolari si allentano, e subentra definitivamente il silenzio. Un silenzio, però, carico di sensi di colpa, come ammetterà lo stesso Sciascia, all´indomani della morte di Pasolini: «C´era però come un´ombra tra noi, ed era l´ombra di un malinteso. Credo che mi ritenesse alquanto razzista nei riguardi dell´omosessualità… Io ero la sola persona in Italia con cui lui potesse veramente parlare. Negli ultimi anni abbiamo pensato le stesse cose, dette le stesse cose, sofferto e pagato per le stesse cose. Eppure non siamo riusciti a parlarci, a dialogare. Non posso che mettere il torto dalla mia parte, la ragione dalla sua».

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