Dalla rassegna stampa Personaggi

Pasolini, il caso ´Petrolio ai carabinieri

Bondi replica a Veltroni sul mistero del capitolo scomparso evocato da Dell’Utri: ´Ho investito la polizia giudiziaria

«Questoromanzo nonserve più molto alla mia vita…non è un proclama, ehi uomini! io esisto,mail preambolo di un testamento». Così aveva scritto Pier Paolo Pasolini alla fine del suo Petrolio, uscito postumo nel 1992, inuna lettera indirizzata a Moravia.
Una chiosa d’autore drammatica rievocata da Walter Veltroni, ex segretario del Pd, nella sua interpellanza indirizzata al Ministero dei Beni Culturali. Sollecitazione che ha fatto arrivare ieri in Parlamento lo strano enigma del capitolo scomparso dell’ultimo romanzo pasoliniano. Qual capitolo scomparso, e forse trafugato, denso di riferimenti al caso Mattei, al ruolo di Cefis nella sua morte in aereo a Bescapè nel 1962, e in generale, come in tutto il romanza, alla lotta nazionale e geopolitica attorno all’Eni nell’Italia di allora. E infatti il capitolo scomparso si intitola «Lampi sull’Eni» (capitolo 21 vuoto a cui fa riferimento quello successivo pubblicato). E proprio quelle 78 pagine Marcello dell’Utri aveva dichiarato di aver visto e letto, e di volerle esporre al pubblico nel corso della Fiera milanese del Libro antico alla Permanente di Milano.
Impegno disatteso, sul filo di una progressiva marcia indietro di Dell’Utri: «l’ho visto per pochi minuti, l’ho letto, chi ce lo haè stato intimorito dal clamore suscitato dalla vicenda », etc. Morale: il capitolo resta un fantasma. Benché sembra proprio che debba esistere, filologicamente parlando. A meno che Pasolini non ne abbia parlato all’indietro come progetto, senza averlo ancora scritto. Comeche sia, stante anche la posibilità che quelle pagine siano state rubate in casa Pasolini a Roma dopo la sua morte nel 1975 (ma su questo gli eredi non concordano) c’era materia per andare a fondo pubblicamente. E lo ha fatto Veltroni, chiedendo di investire dei fatti l’autorità giudiziaria: o è un falso, oppure il capitolo è stato rubato ed è posseduto illegittimamente. Dunque Dell’Utri, ha detto Veltroni, avrebbe dovuto far chiarezza e denunciare il tutto, rivelando il nome di chi l’aveva contattato per offrirgli il materiale. Oltretutto, ha aggiunto Veltroni, il contenuto in ballo riguarda fatti drammatici della storia d’Italia: Cefis, P2, trame, omicidio Mattei, scomparsa di Mauro De Mauro, che lavorava con Francesco Rosi al Caso Mattei. E riguarda anche lo stesso omicidio Pasolini, oggetto di sentenze contraddittorie e con un unico imputato che poi disse di non aver agito da solo. E arriva così la risposta di Bondi, Ministro interessato. Che si mostra sensibile al problema, Dichiara di aver sollecitato l’intervento dei Carabinieri preposti alla salvaguardia dei Beni culturali. Di voler tenere informato il Parlamento sugli esiti a riguardo.Einfine di aver parlato lui stesso con il «bibliofilo» Dell’Utri che gli avrebbe confermato di aver letto il manoscritto fatto di fogli in carta velina,madi non aver potuto più contare sulla disponibilità del suo attuale possessore (sparito) a cederlo.
Insomma l’enigma continua e bene ha fatto Veltroni a rilanciarlo per tutti i motivi di cui sopra. Restno aperti perciò tutti i misteri già visti in lungo e in largo. Insieme ad alcune domande: perché Dell’Utri si comporta così? Dice e non dice, promette enon mantiene, sbandiera e arretra. Solo per autopromuoversi e presentarsicomedeus exmachina «anti-regime» svelatore di complotti e segreti? Per pura millanteria, e strumentale revisionismo, come fece quando spacciò per veri i Diari falsi di Mussolini? Oppure c’è dell’altro? Si attendono sviluppi.

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