Dalla rassegna stampa Cinema

Riscoprire (e capire) Pasolini

Oggi la Cineteca di Bologna propone moltissimi documenti, alcuni anche inediti o che si credevano persi, sull’intellettuale a trent’anni dalla morte

Bologna – «SCONOSCIUTO PASOLINI» A trent’anni dalla sua morte anche Bologna lo ricorda con un omaggio: «In cerca di Pasolini. 1975/2005». Una serie di iniziative che cercheranno di mettere luce su questo intellettuale scomodo. «Non l’abbiamo ancora capito davvero, noi italiani. Forse all’estero, un po’ di più», è l’opinione di Gianni Scalia, che oggi interverrà alla giornata dell’anniversario. A promuovere l’evento la Cineteca di Bologna, custode, grazie a Laura Betti, amica e interprete pasoliniana, del Fondo Pier Paolo Pasolini, trasferito a Bologna da Roma nel 2003.
Scalia, docente di letteratura italiana e anima di diverse riviste letterarie, interverrà all’incontro «Pasolini e l’omologazione degli italiani» in cui verrà presentata la ricostruzione audiovisiva di un rarissimo dibattito televisivo, perso e poi ritrovato, intitolato «Controcampo: Italiani oggi (19.10.1974)». «Non l’ho ancora visto – dice Scalia – ma so di cosa parla. Riguarda alcuni articoli apparsi sul Corriere della sera in cui Pasolini sosteneva che gli italiani erano cambiati. Di queste sue affermazioni discutevano sociologi, intellettuali». «Erano tre le cose in cui Pasolini credeva fermamente e che gli facevano dire che gli italiani erano cambiati: la distinzione tra progresso e sviluppo, la mutazione antropologica e l’omologazione», prosegue Scalia. Quando Pasolini parlava di sviluppo intendeva lo «sviluppo del consumismo, del potere, del cambiamento antropologico». Per lui – riflette Scalia – «il modo di produzione capitalistica non coincideva solo con un modo di produzione di merci, di beni, ma consisteva in una produzione di rapporti sociali, umani: in questo senso l’Italia per Pasolini era cambiata, e la lotta comunista per i beni necessari era andata perduta, sostituita dall’aspirazione al consumismo».
Reazionario, moralista immorale perché omosessuale: queste molte delle definizioni che il suo tempo ha dato di Pasolini, da destra e da sinistra. «Non è stato capito, ed è ancora in parte sconosciuto. Ma quando Pasolini parlava del capitalismo, non lo intendeva solo in senso economico e politico perché per lui era piuttosto una concezione del mondo, un modo di vivere: a mio avviso, ciò che pensava anche Marx», sostiene Scalia. Ecco quindi, per dirlo con un aggettivo rifiutato da molti, il senso “profetico” delle affermazioni di Pasolini che aveva capito il senso profondo dell’omologazione di una società incentrata sul godimento edonistico. «Omologazione che oggi chiamiamo globalizzazione, mondializzazione». E che contrasta il mondo contadino raccontato da Pasolini: «Non piango un mondo morto», diceva «ma un mondo in cui il ritorno di certi valori è finito». L’omologazione aveva battuto la speranza rivoluzionaria. E quella dei giovani del ‘68 per lui era vuota, falsa. «Io sostenevo quelle lotte, e non capivo: adesso sì – dice Scalia: «“Avete facce di figli di papà….- scriveva Pasolini dopo gli scontri di Valle Giulia -. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri”: loro, infelici, volevano in realtà sostituire nel potere i loro padri. E così, in molti casi, è avvenuto».
Oggi alle 15, il sindaco Cofferati sarà presente all’inaugurazione della targa in onore di Pier Paolo Pasolini e Laura Betti (Cortile della Manifattura delle Arti, via Azzo Gardino 65a). A loro saranno dedicate due mostre: «Laura Betti. Illuminata di nero» (Dms, ore 16) e «Una strategia del linciaggio e delle mistificazioni. L’immagine di Pasolini nelle deformazioni mediatiche (articoli di quotidiani usciti tra il 1949 e il 2000 e disegni di Gianluigi Toccafondo). Alle 21 all’Arena del Sole (via Indipendenza 44) la prima assoluta de «Le ceneri di Gramsci»: un oratorio a più voci realizzato da Giovanna Marini (con il coro Arcanto) su testi di Pasolini. Per tutto il mese le proiezioni dei suoi film al Lumière.

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