Dalla rassegna stampa Personaggi

Perché Pasolini aveva ragione sui figli del ’68

Perché Pasolini aveva ragione sui figli del ’68

MASSIMO RECALCATI

Nella celebre lettera “Il Pci ai giovani!” il poeta si schierava dalla parte dei poliziotti. Ma, più che un messaggio reazionario, il suo fu un invito alle nuove generazioni perché riconoscessero il valore delle istituzioni e le facessero proprie

Siete in ritardo figli » , così si rivolgeva Pasolini, da padre, ai giovani contestatori del ’ 68 nella sua celebre lettera in forma di poesia titolata Il PCI ai giovani! Egli sceglie l’attrito e non la solidarietà compiacente. Non si mette tra quelli che ” leccano il culo” ai giovani eroi, ma oppone loro una ferma critica: questi figli assomigliano troppo ai loro padri per innescare un autentico processo rivoluzionario. Lo stesso ” occhio cattivo”, la stessa ” prepotenza” e la stessa spavalda ” sicurezza”.
Sappiamo bene, nella battaglia di Valle Giulia, con chi Pasolini decide di schierarsi; non con i figli della borghesia che inneggiano alla rivoluzione, ma con i poliziotti, con i ” figli dei poveri”. È stato questo un suo sintomo reazionario? In realtà, come mostra bene un recente e interessantissimo libro di Francesco Chianese ( « Mio padre si sta facendo un individuo problematico. Padri e figli nell’ultimo Pasolini » , 1966- 75, Mimesis), dedicato alla problematica del rapporto padri e figli negli scritti di Pasolini tra il 1966 e il 1975, questa lettera si inscrive in un percorso complesso di ripensamento del rapporto tra le generazioni che Pasolini mette a fuoco in diverse opere coeve al 1968, quali sono Edipo re, Affabulazione, Porcile e Teorema.
Quando Pasolini si rivolge ai giovani contestatori del ’ 68 è davvero solo per ammonirli, per ricordare loro la provenienza borghese come un peccato irredimibile, per invitarli alla rassegnazione o al disimpegno, o, peggio alla flagellazione autocritica? In un’epoca già post- edipica, dove i padri appaiono come figure prive di autorevolezza simbolica, figure di fallimento e di smarrimento ( Teorema), ” canne vuote e marce” ( Affabulazione), egli invita lucidamente i figli ad abbandonare la contestazione impotente, anti- istituzionale, anarchica, ” puritana”, per ritornare al Pci, per sollecitarli a riprendersi con vigore le istituzioni. È questa la voce tuonante di Pasolini- padre che abbiamo forse dimenticato e che converrebbe invece proprio oggi ricordare: « Ma andate, piuttosto, figli, ad assalire Federazioni! Andate a invadere Cellule! Andate ad occupare gli uffici del Comitato Centrale! Andate, andate ad accamparvi in Via delle Botteghe oscure! » .
Quale è, dunque, il fondo tematico da cui sorge questo invito perentorio? È un’idea tutt’altro che reazionaria che Pasolini matura sulla vita e l’importanza delle istituzioni.
È troppo lucida la sua visione del declino simbolico dell’autorità del padre di fronte al nichilismo del discorso del capitalista per non avvertire il pericolo di un dominio cinico del mondo da parte del mito ipermoderno del consumo. Fate attenzione, dice allora ai suoi figli ” adottivi”, a salvaguardare, a difendere l’amore per le istituzioni!
Perché solo se si ha cura delle istituzioni si può davvero provare a cambiare il mondo. Mettete, dunque, da parte il vostro abito da ” anime belle” e affrontate con coraggio, senza indietreggiare, la prova politica delle istituzioni. Non c’è nessun ” trasumanar” senza l’impegno militante dell’” organizzar”, per usare il titolo di una celebre raccolta di poesie pubblicata sempre a ridosso del ’ 68. Non si può essere più chiari di così: « Anime belle del cazzo, per cos’altro moriranno/ i due fratelli Kennedy, se non/ per un’istituzione? E per cos’altro, se non per un’istituzione/ moriranno tanti piccoli, sublimi Vietcong?/ Poiché le istituzioni sono commoventi: e gli uomini/ in altro che in esse non sanno riconoscersi./ Sono esse che li rendono umilmente fratelli./ C’è qualcosa di così misterioso nelle istituzioni/ – unica forma di vita e semplice modello per l’umanità -/ che il mistero di un singolo, in confronto, è nulla » .
Le istituzioni sono davvero ” commoventi” e ” misteriose” perché in esse la realtà umana si impegna a rendere possibile una vita insieme, una comunità fraterna. Non, dunque, la contestazione senza speranza dell’utopia, ma la forza di chi sa entrare nelle maglie del potere per usare il potere al fine di rendere più giusta e generativa la vita insieme. È la tensione dialettica, mai risolta, che rapporta, appunto, il transumanar all’organizzar, la fede del desiderio alla vita militante dell’istituzione, la passione delle viscere alla storia.
È una tensione che attraversa tutto il ’ 68, ma che rischia di insterilirsi: se la passione rivoluzionaria è in sé anti- istituzionale, bisogna testimoniare, come fa in questo caso Pasolini, il carattere ” commovente” e ” misterioso” ( non solo, dunque repressivo, ideologico, disciplinare) dell’istituzione. In questo la sua voce risuona ancora oggi come assolutamente profetica. Si può morire e vivere per una istituzione; si può giocare tutto se stesso per un’istituzione. Le ” anime belle del cazzo” sono coloro che non sanno cogliere il valore imprescindibile delle istituzioni e che nel nome astratto di ideali universali rivendicano contro il marcio delle istituzioni i loro diritti.
” Anime belle”, le chiama con chiaroveggenza Pasolini.
Diversamente la sua esortazione sospinge i giovani ad entrare nelle istituzioni, ad entrare nel vecchio Pci, ad amare le istituzioni. Di Pasolini si ricorda sempre la pars destruens, ma mai la pars costruens. Si ricorda la critica ai giovani figli della borghesia del movimento del ’ 68, ma non si ricorda l’appello ai giovani ad entrare e a trasformare le istituzioni. La sua non è una semplice critica puritana del potere, ma l’indicazione politica delle necessità di avere il potere per cambiare le istituzioni del potere. Se il Nome del padre non è più incarnato nei padri ” rimasti ancora figli”, esso dimora nella vita (” commovente” e ” misteriosa”) delle istituzioni.

DISEGNO DI TULLIO PERICOLI 1986

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