Dalla rassegna stampa Cinema

Pasolini & Eduardo - il film ritrovato

Quando Pasolini sognava di fare un film con Eduardo

Riemergono il soggetto originale e una lettera a De Filippo che doveva essere il protagonista
Il nuovo progetto cinematografico di Pasolini dopo “Salò” è sempre rimasto segreto. Reso pubblico grazie a una retrospettiva al MoMa di New York e alle ricerche della Cineteca di Bologna.

L’ultima ossessione di Ppp ritornare a Sodoma

CLAUDIA MORGOGLIONE

Ritornare a Sodoma e Gomorra. Una scommessa quasi impossibile che Pier Paolo Pasolini porta avanti con determinazione, nelle ultime settimane di vita: un altro viaggio cinematografico nei vizi e nelle perversioni umane, dopo quello nella disturbante crudezza visiva e nella devastante metafisica del potere del suo ultimo film.
Non più in una cornice storica, dettata dall’ambientazione nelle fasi finali del fascismo. Ma in un contesto contemporaneo, picaresco, tragico e anche un po’ buffo, tra Roma, Milano e Parigi. E con protagonisti due personaggi uniti in una dinamica alla Don Chisciotte e Sancho Panza: un Re Magio pietoso verso le debolezze della gente, col volto inconfondibile di Eduardo De Filippo; e il suo servo rozzo dalla insospettabile natura angelica, interpretato da Ninetto Davoli. Si intitola Porno-Teo-Kolossal, questo progetto incompiuto. E a riprova della volontà di realizzarlo, c’è la lettera.
«Spero con tutta la mia passione che accetti di farlo e che mi aiuti e mi incoraggi ad affrontare una simile impresa». La morte, il 2 novembre di quello stesso autunno, lo impedirà. Ma il soggetto — che riportiamo integralmente in queste pagine — della pellicola mai girata, così pieno di idee e di invenzioni, mantiene intatto il suo interesse. Ricordando il modo unico con cui il suo autore si concedeva al cinema: poetico, povero e insieme potentissimo. E facendoci rimpiangere la mancata collaborazione tra lui e un altro grande del Novecento come De Filippo, dal temperamento in apparenza assai diverso. La prima stesura del film viene resa pubblica ora, per la prima volta, in occasione di una grande retrospettiva sul cinema pasoliniano che si inaugura il 13 dicembre al MoMA di New York, per concludersi il 5 gennaio. Organizzata in collaborazione con Luce/Cinecittà, Fondo Pier Paolo Pasolini, Cineteca di Bologna e Graziella Chiarcossi, cugina ed erede del regista, si articola in mostre, seminari, performance varie; ma ha il suo clou nella riproposizione di tutti i suoi film, restaurati grazie a un finanziamento ministeriale. Capolavori riportati allo splendore originario: dal folgorante debutto con Accattone( 1961) alla visione controversa e “scandalosa” di Salò o le 120 giornate di Sodoma( 1975), passando per capolavori come Il Vangelo secondo Matteo.
E a corredo dell’evento esce negli Stati Uniti — edito dalla Cineteca — un volume in inglese intitolato Pier Paolo Pasolini. My Cinema, che ripercorre la sua carriera dietro la macchina presa, con immagini mai viste e i commenti pellicola per pellicola scritti di suo pugno, ricavati da appunti, interviste e altri materiali. E poi, in appendice al volume, ci sono la lettera scritta a Eduardo e il soggetto finora inedito su Sodoma e Gomorra, ritrovato tra le carte depositate al Gabinetto Vieusseux di Firenze (a cui la Chiarcossi ha donato l’archivio di suo cugino scomparso). Il titolo provvisorio del testo — di cui esiste anche un successivo trattamento, più esteso — è Il cinema; cambiato in seguito nel più immaginifico Porno-Teo-Kolossal.
Certo, non è l’unica idea a cui Pasolini stava lavorando prima della morte (c’era anche una sorta di ossessione per un film su papa Paolo VI), ma la missiva a De Filippo indica la volontà di concentrarsi su questo nuovo viaggio nei vizi umani, stavolta in chiave fantastica. Ai nostri giorni, un Re Magio napoletano e il suo servo Romanino si incamminano verso il luogo in cui è nato il Messia, ma finiscono per arrivare troppo tardi. Perché nel frattempo si fermano tra il sesso eterossessuale con orge, delitti e stupri di Gomorra (che in realtà è Milano), l’erotismo omosex e farsesco di Sodoma (Roma) e un’occupazione militare stile Vietnam di Numanzia (Parigi). «Poche pagine dattiloscritte che mostrano con grande potenza la follia creativa di Pasolini — commenta Gian Luca Farinelli, il direttore della Cineteca di Bologna che ha seguito tutte le fasi del restauro dei film — se lo leggiamo così, d’un fiato, viene da pensare che solo uno Steven Spielberg con gli effetti speciali di adesso riuscirebbe a realizzarlo. Del resto quasi tutti soggetti del grande regista scomparso danno questa sensazione, fanno pensare a qualcosa di impossibile da trasporre: e invece ogni volta, grazie al suo genio poetico, lui ci è riuscito. A dispetto della povertà di mezzi del suo cinema». Ma il Porno-Teo-Kolossalè interessante anche per un altro motivo: «Rappresenta una sorta di sintesi — spiega ancora Farinelli — tra le opere dei primi anni e quelle tarde». Non solo un progetto incompiuto: il vero testamento spirituale del Pasolini regista.

PIER PAOLO PASOLINI

Caro Eduardo, facciamo un film

Due personaggi che fanno un «viaggio» (scoperta del mondo, cfr. Don Chisciotte). Il viaggio è guidato da una escatologia ideologica: lo scoprire senza volerlo, guidati da un altro falso scopo. Credendo di raggiungere un fine, si scopre la realtà così com’è, senza alcun fine. I due personaggi sono un Re Magio (uno delle tante dozzine, partiti ad adorare il Messia neonato ecc.), e il suo servo. Lo schema della storia è questo: il Re Magio parte per andare nel luogo dov’è nato il Messia, ma per strada gliene capitano tante che quando arriva sul Luogo, non solo il Messia è nato, ma ha trascorso la vita ed è morto, fondando una religione a sua volta finita. Il Re Magio, arrivato sul Luogo inutilmente, muore. Il servo burbero e rozzo e incosciente, che ha accompagnato il Re Magio, in punto di morte si rivela: egli è un Angelo, e prende per mano il Re Magio per portarlo nel Paradiso che egli si è comunque meritato. Ma il Paradiso non c’è.
I due si voltano indietro come le figlie di Loth, e restano di sale.
(Si voltano indietro verso il mondo della Realtà, di cui hanno scoperto i valori cercandone altri.) La storia comincia a Napoli, dove si è sparsa la chiacchiera che deve nascere il Messia. Scene di fanatismo alla San Gennaro, feste, processioni, chiassate ecc. (stile cinéma vérité).
Il Re Magio parte da Napoli (è Eduardo De Filippo) con un servetto romano, il Romanino (Ninetto), coi baffi, dispettoso, assente, polemico, sgarbato (è allegro solo quando gli pare). Salgono in treno (in bianco e nero: il «viaggio» in quanto tale è girato nello stile dei films comici, citandoli direttamente — Keaton, Chaplin) e si dirigono verso il punto indicato dalla stella.
In treno discorsi metafisici-quotidiani, inseriti nel contesto muto del comico. I cartelli delle strade che il treno rasenta indicano «Gomorra». A Gomorra il treno si ferma, i due scendono e cominciano le prime avventure: in stile poliziesco, in stile western, in stile «musical», in stile giallo. A Gomorra il sesso «eterosessuale» crea il caos sociale ecc.: delitti, stupri, rapine alle banche, orge, nights. Sette otto storie di questo tipo interrompono, fermano il Re Magio nel suo viaggio, coinvolgendolo a causa della curiosità e della pietà che egli prova, malgrado tutto questo sia fuori dalla sua visione escatologica. La caratteristica di queste interruzioni del viaggio è dovuta al fatto che il Re Magio non si interessa alle storie che lo coinvolgono perché sono casi pietosi, puri, morali ecc., ma perché sono viziose. Il Re Magio insomma dà se stesso e i suoi tesori (riservati al Messia) per aiutare gli altri nei loro vizi, che li rendono infelici: per dar loro malgrado tutto un po’ di felicità. Così aiuta amanti uomini o donne nelle loro abiette e furenti storie erotiche; aiuta degli hippies (chiamiamoli così) completamente ignoranti e idioti, a finanziare le loro imprese ecc. Il quadro è quello metaforico di una città moderna tipica (nella fattispecie, Gomorra è Milano). I due riprendono il viaggio — di nuovo secondo gli stilemi del comico muto. E stavolta giungono a Sodoma. Il mondo di Sodoma è rappresentato in stile neorealistico, Rossellini e Fellini. Qui c’è solo sesso: a differenza dell’eterosessualità, il sesso non produce follie sociali, delitti ecc. tutt’al più dell’arte. Tutto è dunque più decisamente comico all’italiana, la farsa ecc. Altre sette otto storie di amori di froci interrompono il viaggio del Re Magio e del suo servo, coinvolti in nuove salaci avventure ecc.
Anche qui il Re Magio sperpera il tesoro che egli porta con sé per onorare il Messia, per aiutare gli uomini nei loro compassionevoli vizi (un frocio che non ha i soldi per pagare un ragazzino ecc. ecc.). La storia-guida è quella di Lot e delle sue figlie, fino alla loro trasformazione in statue di sale. Il servetto prende un po’ di quel sale per cuocere la minestra, perché lui e il suo padrone si sono accampati un po’ fuori Sodoma, che viene distrutta e incenerita. Grandi scene in stile Kolossal della distruzione di Sodoma (che nella fattispecie è Roma).
La terza città è Numanzia. I due vi arrivano attraverso le solite peripezie del muto (sempre filosofeggiando, a cucire la trama metafisica del film, realmente poetica e reale). Numanzia è assediata da un esercito del tipo di quello americano in Vietnam; è difficile passare attraverso le linee, ma la stella indica verso Numanzia… Lasciamo i nostri eroi nei pasticci tra i carri armati e gli accampamenti dell’esercito assediante, e entriamo in Numanzia. Lo stile si fa stile da film d’autore: Eisenstein, Dreyer, stilemi alla Godard, con citazioni ecc. Il popolo di Numanzia non vuole cedere e cadere sotto il dominio del nemico strapotente ecc.
Collettivamente (dopo una rapida descrizione di vari personaggi con le loro storie particolari), il popolo di Numanzia decide il suicidio collettivo, pur di non perdere la libertà. Tutti sono d’accordo, gli uomini politici, il popolo minuto, gli intellettuali, il più famoso scienziato, il più famoso poeta… Torniamo ai nostri eroi, che attraverso una serie di stratagemmi comici, riescono a passare attraverso le file degli assedianti, e a penetrare in Numanzia. Numanzia è tutta deserta. Finché ecco i primi morti. Tutto il popolo si è suicidato. Poiché Numanzia è Parigi, ecco la Senna gonfia di cadaveri, i lampioni dell’Étoile pieni di impiccati, i Campi Elisi ecc. ecc. Gli interni, con intere famiglie uccise dal gas o dai sonniferi. Insomma tutti a Parigi-Numanzia sono morti.
Il film rischia di essere tragico. Allora il servo Romanino prende uno zufolo, tra le mani di un ragazzino morto, e comincia a suonare, una marcia allegra e trionfante, una specie di nuovo Ça ira, e Eduardo gli canta dietro improvvisando allegre parole che inneggiano alla morte eroica di quel popolo. Un po’ canta Eduardo, un po’ il servetto, un canto amebeo in mezzo a quell’immenso cimitero. Ma non tutti sono morti: uno fra tutti non ha avuto il coraggio di uccidersi: è il poeta. Il Re Magio e il suo servo lo incontrano solo, seduto a un tavolino del Café de Flore, in mezzo a un mucchio di intellettuali morti.
Ed ecco l’esercito nemico invadere e prendere la città. Il poeta, unico prigioniero, viene condotto davanti al capo dell’esercito nemico. Egli non si è ucciso perché ha avuto paura della morte: un terrore viscerale, orrendo, sostenuto dall’idea che niente vale la
vita. Ha tradito il suo popolo, ora è servo del nemico. Siede a tavola col capo dell’esercito nemico (secondo il canone dei films comici, il Re Magio e Romanino sono presenti perché, con uno stratagemma, si son fatti assumere uno come cuoco, l’altro come cameriere).
Il capo dell’esercito nemico e il poeta chiacchierano; finché il poeta mormora una poesia di Mandel’stam che finisce dicendo l’incertezza se brindare con un vino di Castel del Papa o di Orvieto (?). Il capo fa portare del vino, dicendo che è Castel del Papa; il poeta lo assaggia e dice che invece è Orvieto. Nasce una discussione folle, in cui ognuno dei due sostiene la sua idea. Il capo minaccia, se il poeta non gli darà ragione, lo farà fucilare; ma il poeta insiste a dire che quel dolce vinello è Orvieto. Finisce che il capo lo fa fucilare, e il poeta va eroicamente incontro alla morte, e prima di cadere grida «Viva la rivoluzione».
È l’ultima avventura nel mondo reale vissuta dal Re Magio e dal suo servo (mi sono dilungato, ma ha la stessa proporzione delle avventure di Gomorra e di Sodoma). Essi fanno ancora qualche tappa, surreale, in stile comico sempre più rarefatto e metafisico (Keaton inseguito dalle pietre rotolanti), finché giungono sul luogo indicato come il Luogo della nascita del Messia, e qui succede quello che ho detto in principio.
Caro Eduardo, eccoti finalmente per iscritto, il film di cui ormai da anni ti parlo. Epifanio lo affido completamente a te: aprioristicamente, per partito preso, per scelta Epifanio sei tu. Il “tu” del sogno, apparentemente idealizzato, in effetti reale Spero, con tutta la mia passione, non solo che il film ti piaccia e che tu accetti di farlo: ma che mi aiuti e m’incoraggi ad affrontare una simile impresa Ti abbraccio con affetto, tuo Pier Paolo

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