Dalla rassegna stampa Cinema

Ritornano i re magi di Citti omaggio all´Italia di Pasolini

A dieci anni dalla prima uscita di nuovo in sala da venerdì il film che fu distribuito in una copia

Prima di morire, il regista si è fatto promettere dal produttore di “ripescare” il film. Nel cast Silvio Orlando, Ninetto Davoli, Laura Betti e Franco Citti

ROMA – Tornano, a dieci anni dalla prima uscita sullo schermo, I magi randagi di Sergio Citti, i tre saltimbanchi senza dimora, vagabondi maltrattati dalla vita e dalla sorte, sempre in fuga dall´ostilità della gente e dal pericolo di linciaggio, finché qualcuno di buon cuore li arruola come Baldassarre, Gaspare e Melchiorre nel presepe vivente di un paesino dell´Italia centrale. All´inizio deridono la credulità dei devoti, ma quando la stella di legno appesa alla capanna si illumina magicamente e indica loro una via, decidono di seguirla, diventano i magi alla ricerca del bambino Gesù. «Mostrerò un´Italia su cui molti non saranno d´accordo. Non mostrerò un´Italia cattiva. Troppo facile. Ma un´Italia stupida, che è anche peggio», disse Citti allora, e, non a caso, il film, malgrado il successo ai festival di Venezia 1996 e di Berlino e la presentazione al Moma di New York, fu mortificato dalla distribuzione: uscì con una sola copia, tanto che si decise di ritirarla, con la promessa da parte del produttore Francesco Torelli di riprovare in seguito un´uscita migliore.
La promessa, ripetuta a Citti prima che morisse, è stata mantenuta. I magi randagi, scritta da Citti con la collaborazione di Davide Grieco, sarà in sala da venerdì 20. Nel cast, con i protagonisti Silvio Orlando, Rolf Zacher e Patrick Bauchau, c´è gran parte dell´universo che ha animato il cinema di Pasolini, ci sono Laura Betti, Franco Citti, Ninetto Davoli, i costumi di Danilo Donati e le musiche di Morricone. Secondo un´opinione comune I magi randagi è il film più bello di Sergio Citti, scomparso l´11 ottobre 2005. «Un film grandissimo, sono strafelice che la gente possa vederlo, c´è tutta la poesia di una umanità e del rapporto tra le persone che oggi non esiste più, il cinema di Sergio è stato troppo sfortunato», dice Ninetto Davoli.
Con malinconia ricorda che «quell´umanità delle borgate e delle periferie, così bella, generosa, simpatica, genuina, così viva negli anni Sessanta quando entrò nel cuore e nella poesia di Pasolini, non esisteva già più quando Sergio l´ha racconta in I magi randagi. Era già diversa, inaridita, stava diventando quello che siamo diventati oggi, ormai siamo tutti vittime del consumismo più sfacciato e disonesto. Nel film Sergio s´è svezzato, ha rappresentato quel mondo come per dire “Te ricordi quando eravamo ragazzini…”».
Eppure è sorprendente l´attualità di alcuni momenti del film, come la presa in giro esilarante e precisa delle soap-opera, o come l´episodio sull´intolleranza contro chi viene da fuori, il nero, anche se è il tedesco Zacher con la faccia dipinta, o contro Orlando napoletano. Tutto appartiene alla poetica di Citti e al suo talento naturale che, come ricorda il produttore, «gli fece scegliere Orlando prima che fosse popolare e per fare Dio che appare aveva visto per caso Mr.Bean, che nessuno conosceva, e avrebbe voluto Rowan Atkinson. Poi prese Nanni Tamma».
E se per Ninetto Davoli è troppo doloroso parlare di Pasolini, Sergio Citti, girando la sequenza di Maria che partorisce china sulle pietre che contornavano il luogo dove fu ritrovato il corpo massacrato di Pasolini, supera il suo pessimismo anarchico e irriverente per concedersi alla commozione. È un omaggio e un saluto all´amico, al maestro di vita e di cinema e anche al film che Pasolini avrebbe voluto fare, “Le avventure del re magio randagio”, pensato per Totò e per Ninetto Davoli, mai realizzato per la scomparsa di Totò e poi rielaborato per Davoli e per Eduardo De Filippo con il titolo “Pornotheokolossal”. Il titolo del film, ricorda Torelli, «avrebbe dovuto essere “Amore per amore”, I magi randagi comparve sul set il primo giorno di lavorazione. Per me fu una sorpresa, bellissima».


In sala anche il video che il regista girò cinque giorni dopo il delitto Pasolini

Inedito sulla morte del poeta

Il documento

ROMA – Le macchie di sangue sono sull´erba a decine di metri di distanza dal luogo del ritrovamento del corpo, sono, grandissime e terribili, angosciose su un palo di legno buttato nel fango, uno degli oltre cento ritrovati e repertati dal giudice. Compaiono nei venti minuti di filmato in 16 mm. girati da Sergio Citti all´Idroscalo di Ostia il 5 novembre del ´75, un´indagine rudimentale e caparbia con la macchina da presa che ritorna su piccoli dettagli, torna sulle immagini e “misura” lo spazio, per dimostrare che non fu il delitto d´impeto di un quindicenne compiuto nell´arco di pochi metri ma in un luogo assai più vasto dove più persone perseguitarono il corpo con la ferocia di una mattanza prestabilita, una verità che non era quella di Pino Pelosi dell´epoca.
Il filmato inedito, presentato ieri mattina con I magi randagi e con il documentario di Paolo Brunatto Violentemente vitale che contiene l´ultima intervista al regista (sarà proiettato in sala insieme al film) è stato conservato da Citti in cassaforte dal 1988, «voleva mostrarla alla magistratura, soprattutto dopo che Pelosi aveva raccontato l´altra verità», dice Torelli che del filmato ha restaurato il colore, perché sulla pellicola deteriorata non si distingueva il rosso del sangue. Il filmato potrebbe essere utile alla magistratura, anche se, come pensano in molti, non sembra che in questo paese ci sia qualcuno che voglia davvero conoscere la verità sul massacro di Pasolini.
(m.p.f.)

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