Dalla rassegna stampa Personaggi

«Dna senza nome Va archiviato il caso Pasolini»

Trentanove anni e tre mesi dall’uccisione di Pier Paolo Pasolini, trovato privo di vita dopo essere stato massacrato all’Idroscalo di Ostia…

da Corriere della Sera

«Dna senza nome Va archiviato il caso Pasolini»

Trentanove anni e tre mesi dall’uccisione di Pier Paolo Pasolini, trovato privo di vita dopo essere stato massacrato all’Idroscalo di Ostia. Era il 2 novembre del 1975 e ieri è calato — forse per sempre — il sipario sugli accertamenti per stabilire se Pino Pelosi (condannato definitivamente a 9 anni e 7 mesi di reclusione) lo abbia assassinato da solo o no. A parere dei giudici che finora si erano occupati nelle aule dell’assassinio del poeta e scrittore, «Pino la rana» quella notte di metà autunno non aveva alcuno accanto a sé. E adesso la procura di Roma — a cui si erano rivolti nel 2009 l’avvocato Stefano Maccioni e la criminologa Simona Ruffini (a loro si è aggiunto l’anno successivo un cugino di Pasolini, Guido Mazzon) — ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta-bis.
Avviate senza grandi speranze di raggiungere un esito diverso da quello della colpevolezza esclusiva di Pelosi, le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e dal pm Francesco Minisci sono state comunque molto approfondite. Dalla scena del delitto sono stati estrapolati cinque Dna (tutti maschili) di persone che non sono state individuate: le tracce biologiche sono state comparate senza risultato con quelle di 25 soggetti ritenuti sospetti. Gli inquirenti, inoltre, non sono riusciti a collocare temporalmente i Dna. «È impossibile determinare — filtra dal Palazzo di giustizia — se quelle tracce sugli indumenti siano precedenti, coeve o successive all’evento delittuoso». Così come non è servito sentire 34 testimoni tra coloro che in quel lontano 1975 frequentavano l’Idroscalo, o vivevano nelle vicinanze, e tra i loro parenti stretti: figli, nipoti, cugini. Anche in questo caso, gli sforzi di magistrati e carabinieri del Ris non hanno portato ad alcunché. Così come un nulla di fatto hanno registrato gli interrogatori di «Pino la rana» (e di alcuni altri giovani che, come Pelosi, il regista cercava dalle parti della stazione Termini) e di Marcello Dell’Utri, il senatore del Pdl che aveva dichiarato di essere in condizione di ritrovare il capitolo scomparso di Petrolio , libro incompiuto di Pasolini.
«L’aspetto sicuramente più significativo che emerge da un esame, seppure sommario, degli atti del procedimento è la sicura presenza di ulteriori profili genetici sulla scena del delitto», ha osservato Maccioni. «Mi riferisco — ha aggiunto — a un Dna riscontrato nella parte interna anteriore dei jeans indossati quella sera da Pasolini e dai campionamenti effettuati sul plantare ritrovato nella sua Alfa Romeo Gt», ha aggiunto. Ritrovamenti significativi, ma che non hanno modificato l’esito dell’inchiesta: migliaia e migliaia di pagine istruttorie raccolte in sei anni di verifiche che, allo stato — a meno di imprevedibili e improbabili colpi di scena — non cambieranno la ricostruzione (né tanto meno attribuiranno eventuali, ulteriori responsabilità) dell’assassinio dello scrittore e regista. Maccioni annuncia che presenterà al gip opposizione alla richiesta di archiviazione dei pm e ritiene che, comunque, un passo in avanti sia stato fatto. «Torniamo alla sentenza di primo grado del Tribunale dei minorenni presieduto da Carlo Alfredo Moro, fratello di Aldo Moro: Pelosi non era solo, con lui c’erano persone ancora da identificare».


da Repubblica.it

“Sugli abiti di Pasolini Dna sconosciuto”. Il pm chiede l’archiviazione

Individuati almeno cinque codici genetici a cui però non è stato possibile dare “un nome”. La nuova indagine era stata aperta dopo la denuncia presentata da Guido Mazzon, cugino del poeta

“Sugli abiti di Pasolini Dna sconosciuto”. Il pm chiede l’archiviazionePier Paolo Pasolini (ansa)
Sugli abiti che Pier Paolo Pasolini, ucciso il 2 novembre del 1975 all’Idroscalo di Ostia, indossava la notte della tragedia sono stati individuati almeno cinque codici genetici a cui però non è stato possibile dare “un nome”. Per questo la Procura di Roma ha chiesto di archiviare la nuova indagine avviata sui fatti di 39 anni fa.

La nuova indagine era stata aperta dopo la denuncia presentata da Guido Mazzon, cugino della vittima, nel 2010. Il procedimento, però, era sempre rimasto a carico di ignoti. Per la morte dello scrittore bolognese l’unico condannato, a 9 anni e 7 mesi di reclusione, resta Giuseppe Pelosi, detto “la Rana”. La richiesta di archiviazione formulata dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e dal sostituto Francesco Minisci sarà presto all’attenzione del gip.

Per chi indaga non è stato possibile attribuire i codici genetici individuati dai carabinieri del Ris sui reperti. Gli inquirenti, inoltre, non sono riusciti a collocare “temporalmente” i Dna identificati. “E’ impossibile determinare – si spiega a piazzale Clodio – se quelle tracce sugli indumenti siano precedenti, coevi o successivi all’evento delittuoso”. Nessun elemento è arrivato, infine, dalle numerose testimonianze acquisite in questi ultimi anni compresa quella di Pelosi che aveva raccontato di una aggressione ai danni dello scrittore compiuta da almeno tre persone.

“L’aspetto sicuramente più significativo che emerge da un esame seppur sommario degli atti del procedimento è la sicura presenza di ulteriori profili genetici presenti sulla scena del delitto riconducibili ad almeno altri due soggetti maschili allo stato rimasti ignoti – ha afferma l’avvocato Stefano Maccioni, legale di Guido Mazzon, cugino di Pier Pasolini – Mi riferisco ad un dna riscontrato nella parte interna anteriore dei pantaloni jeans indossati quella sera da Pasolini e dai campionamenti effettuati sul plantare ritrovato all’interno dell’Alfa Gt del poeta. Devo dare atto alla procura di aver svolto, attraverso l’ausilio dei Ris e degli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri, approfondite indagini su varie piste investigative sottoposte alla loro attenzione”.

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