Chiamami col tuo nome

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Chiamami col tuo nome

Luca Guadagnino (Io sono l’amore) è uno di quei bravi e coraggiosi registi che sono apprezzati più all’estero che nel loro Paese. Ma non tutto il male viene per nuocere se questa volta Guadagnino è riuscito a realizzare un’opera assolutamente internazionale, una produzione che vede insieme la Frenesy di Guadagnino, la francese La Cinéfacture, l’americana Water’s End Productions e la brasiliana RT Features, e che vanta come co-sceneggiatore il grande regista gay James Ivory e attori come Armie Hammer (Animali Notturni), Timothée Chalamet (Interstellar), Michael Stuhlbarg (Steve Jobs) e Esther Garrel (17 ragazze). Il film è l’unico titolo a rappresentare l’Italia al Sundance 2017 (19-29 gennaio). La storia è ricavata da uno dei romanzi gay più belli degli ultimi anni, “Call Me By Your Name” di André Aciman (vedi scheda libro) e affronta uno dei temi essenziali e centrali nella vita di ciascuno di noi, la scoperta del desiderio omosessuale, in modo travolgente e irrefrenabile, un evento che solitamente ci resta impresso nella memoria per tutta la vita. Un evento che a volte, purtroppo, rimane anche unico, come succede ai due protagonisti di questa storia. Questa la sinossi ufficiale: Vent’anni fa, un’estate in Riviera, una di quelle estati che segnano la vita per sempre. Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze nella splendida villa di famiglia nel Ponente ligure. Figlio di un professore universitario, musicista sensibile, decisamente colto per la sua età, il ragazzo aspetta come ogni anno «l’ospite dell’estate, l’ennesima scocciatura»: uno studente in arrivo da New York per lavorare alla sua tesi di post dottorato. Ma Oliver, il giovane americano, conquista tutti con la sua bellezza e i modi disinvolti. Anche Elio ne è irretito. I due condividono, oltre alle origini ebraiche, molte passioni: discutono di film, libri, fanno lunghe passeggiate e nuotate. E tra loro nasce un desiderio inesorabile quanto inatteso, vissuto fino in fondo, dalla sofferenza all’estasi. Chiamami col tuo nome è la storia di un paradiso scoperto e già perduto, una meditazione proustiana sul tempo e sul desiderio, una domanda che resta aperta finché Elio e Oliver si ritroveranno un giorno a confessare a se stessi che «questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta».

synopsis

It’s the summer of 1983 in northern Italy, and Elio Perlman (Timothée Chalamet), a 17-year-old American-Italian boy, spends his days in his family’s seventeenth century villa lazily transcribing music and flirting with his friend Marzia. One day Oliver (Armie Hammer), a charming, 24-year-old American scholar working on his doctorate, arrives as the annual summer intern tasked with helping Elio’s father (Michael Stuhlbarg), an eminent professor specializing in Greco-Roman culture. Amid the sun-drenched splendor of this sensual setting, Elio and Oliver discover the heady beauty of awakening desire over the course of a summer that will change their lives forever.

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Questo film al box office

Settimana Posizione Incassi week end Media per sala
dal 22/03/2018 al 25/03/2018 20 € 35.406 € 1.106
dal 15/03/2018 al 18/03/2018 18 € 71.467 € 1.401
dal 08/03/2018 al 11/03/2018 17 € 100.209 € 1.727
dal 01/03/2018 al 04/03/2018 18 € 59.422 € 1.414
dal 22/02/2018 al 25/02/2018 13 € 78.238 € 1.738
dal 15/02/2018 al 18/02/2018 11 € 140.617 € 1.714
dal 08/02/2018 al 11/02/2018 8 € 310.798 € 1.839
dal 01/02/2018 al 04/02/2018 6 € 672.518 € 3.466
dal 25/01/2018 al 28/01/2018 7 € 781.250 € 5.463

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14 commenti

  1. Mi ha ricordato molto “Io ballo da sola” di Bertolucci, stessa intensa descrizione dell’estate, sembra quasi di sentirla sulla pelle. Bravissimo l’attore che interpreta Elio, capace di trasmettere emozioni anche con i silenzi e le smorfie del viso. Una bella storia d’amore, direi realistica, una storia universale in cui chiunque può immedesimarsi. Unica pecca il “discorsetto” didascalico e banale (sebbene in alcuni punti anche contorto) che il padre fa ad Elio a fine film; poteva essere limitato a una o due frasi al massimo.

  2. Buzzintercultura - cinegay.it

    1) la fotografia è bellissima ma le automobili e il treno non rispecchiano il tempo in cui è ambientato (sono anni 60), non so se voluto
    2) il film NON è italiano, l’Italia funge solo da sfondo, è uno sfondo di un italiano che ha lasciato il paese ed ha questi ricordi
    3) nella versione originale gli attori parlano in inglese o francese e le poche volte che lo fanno in italiano lo fanno solo come cornice (tra l’altro parlano italiano con accento straniero, prova che il film è rivolto a un pubblico straniero che non capisce la differenza)
    4) è deludente, alla fine è un’ulteriore storia che porta alla solitudine, perché i gay devono stare soli e morire soli in troppi film

  3. Uno dei pochi casi in cui il film supera il libro da cui è tratto , modifiche dei luoghi in cui i fatti sono narrati rispetto al libro.. Atmosfere alla Bertolucci, commovente e ben raccontato. L’abilità del regista nel racconto è quella di non annoiare nonostante la storia non sia intrisa di accadimenti.. Emozionante, bravi gli attori, uno dei migliori film gtm degli ultimi anni.

  4. terzopiano

    Una sorpresa. Negativa. Inaspettata. Si comincia con citazioni petulanti che pervadono il film. Si continua con l’incontro tra idue protagonisti legnosi e antipatici. Non è nè erotico, e nè tenero, nè torbido, e nè trasgressivo. Vuole emulare Io ballo da sola, ma non ha la leggerezza, nè l’allure intellettuale. Ricorda anche il filmetto gay Il sapore del grano, assai simile. Ma almeno c’era il senso del peccato che qui non c’è assolutamente. Sembrano moderni e perchè datarlo allora nel 1983?

  5. Il film uscirà in Italia nella prima metà del 2017, ma ancora non è stata comunicata la data precisa. Intanto è il favorito al Top Priza del Sundance e sta per andare a Berlino nella sezione Panorama

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