Dalla rassegna stampa Cinema

GUADAGNINO IN CINA CENSURATO POI APPLAUDITO

…chissà che negandogli il palco e i riflettori del festival le autorità cinesi non gli abbiano dato un’ulteriore spinta

GUADAGNINO IN CINA CENSURATO POI APPLAUDITO

Filippo Santelli

“Delizioso, bello, come galleggiare in un sogno”, scrive un utente. «Non si può che affondare nell’atmosfera visiva e emotiva di questo film», aggiunge un altro.
Non stupisce, visto il grande successo internazionale, che Call me by your name sia piaciuto anche in Cina.
Sul sito di recensioni più seguito del Paese, Douban, la pellicola di Luca Guadagnino si è conquistata addirittura un 8,8 su 10. Vale la 180esima posizione nella classifica dei più belli di sempre, davanti a Django di Tarantino e Psycho di Hitchock, con una sfilza di recensioni positive.
Ma chissà quanto più in alto arriverebbe, se solo in Cina lo si potesse vedere.
Perché la storia d’amore tra Elio e Oliver per le autorità del Dragone non va messa in mostra. Un esempio di quell’omosessualità che è stata sì depenalizzata nel 1997 e tolta dal manuale delle malattie mentali nel 2001, ma lo scorso giugno veniva ancora etichettata dall’autorità per i media come “comportamento sessuale abnorme”. Così Call me by your name è stato senza alcuna spiegazione ritirato dal programma del Festival del Cinema di Pechino, dove doveva essere mostrato a metà aprile. E il suo approdo nel circuito delle sale cinematografiche pare assai improbabile.
Quei 163mila voti su Douban sono quindi anche una sfida all’omofobia del regime.
Utenti che hanno guardato una copia pirata in streaming o se la sono fatta arrivare dall’estero. E chissà se l’ebbrezza della resistenza al potere non abbia contribuito ad accrescere l’entusiasmo per le inquadrature di Guadagnino, in particolare all’interno della comunità queer. «Ha un seguito molto ampio. Anche prima che fosse distribuito a livello globale c’era gente che mi chiedeva dove potesse vederlo», ha detto al South China Morning Post Duan, responsabile della comunicazione del Centro Lgbt di Pechino.
Un vero caso, per la Cina che ancora emargina la comunità omosessuale. Tollerata nelle grandi città, che ospitano vere e proprie rassegne di cinema di genere, ma anche invitata a rimanere al coperto, in piccoli caffè o locali underground.
Il fiume di apprezzamento registrato da Call me by your name significa che a differenza di altri titoli legati al mondo Lgbt quello di Guadagnino ha sfondato ben oltre la nicchia.
E chissà che negandogli il palco e i riflettori del festival le autorità cinesi non gli abbiano dato un’ulteriore spinta.


da Linkiesta.it

Cinema gay? No grazie. Così la Cina respinge il film di Guadagnino

La decisione del Beijing Film Festival di ritirare la proiezione di “Chiamami con il tuo nome” del regista italiano, ha suscitato molte discussioni e riportato alla luce le politiche restrittive del governo sulla questione dei diritti Lgbtq+

In Cina l’omosessualità non è illegale, ma è comunque una cosa di cui è meglio non parlare. Figurarsi proiettare dei film che la mettono in scena. È così che Chiamami con il tuo nome, il film di Luca Guadagnino girato in Italia (ma produzione americana) è stato ritirato dal Beijing International Film Festival. Nessuno ha voluto lasciare commenti e la ragione ufficiale per questa decisione non è stata rivelata. Ma il sospetto è molto forte.

Il problema, insomma, è la riluttanza del Paese nel trattare di tematiche Lgbtq+. Il film racconta l’amore che sboccia tra due adolescenti durante una pigra (ma feconda, dal punto di vista intelletturale) vacanza in Italia. In un’atmosfera rarefatta, lontana dalle città, i due giovani hanno modo di affrontare il crescere del sentimento. È un film giudicato “toccante”, “poetico” e “delicato”. Ma questo non è bastato: come ha dichiarato Wu Jian, analista cinematografico, il festival si è cacciato in una “situazione imbarazzante”. Ma a quanto pare non c’era molta scelta. “Il film è una deviazione dall’ambiente politico cinese”.

Il governo cinese ha sempre avuto un rigido controllo sulla questione. È pronto a censurare film considerati violenti, o troppo espliciti o, per qualsiasi ragione, non adatti al pubblico. Stavolta tocca all’argomento dell’omosessualità, troppo pericoloso. Del resto, non succede solo al cinema: come si ricorda qui, anche una conferenza Lgbtq+ prevista a Chengdu è stata annullata nell’estate del 2017. E anche la app per donne omosessuali, che vantava cinque milioni di utenti, è stata chiusa.

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