Dalla rassegna stampa Cinema

Le nuove parole dei padri

Il ruolo della figura paterna raccontato nei film da Guadagnino, Bisio o «Perfetti sconosciuti»

Le nuove parole dei padri

di Aldo Cazzullo

Capaci di rassicurare e comprensivi davanti al dolore e ai timori dei figli

Il ruolo della figura paterna raccontato nei film da Guadagnino, Bisio o «Perfetti sconosciuti»

«Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, così tanto che a trent’anni siamo già prosciugati e ogni volta che ricominciamo una nuova storia diamo sempre di meno. Ma renderti insensibile, così da non provare niente, è uno sbaglio…». Chi non vorrebbe avere un padre che lo confortasse così dopo una delusione d’amore? «Stai male e ora vorresti non provare nulla, forse non hai mai voluto provare nulla, ma ciò che ora provi io lo invidio…». Parole tanto più nobili perché si parla di una delusione d’amore omosessuale; e, diciamo la verità, se uno tra noi padri scoprisse una relazione omosessuale del figlio, difficilmente reagirebbe con altrettanta comprensione.

Invece dice proprio queste parole, il padre di Elio, il protagonista dell’ultimo film di Guadagnino, candidato all’Oscar. Non è in discussione la qualità dell’opera, che è ovviamente affidata al giudizio dello spettatore. Chi scrive ad esempio l’ha trovato simile a un brutto film francese, un po’ noioso un po’ presuntuoso. I dialoghi — scritti in inglese — sono tradotti male: nessun italiano saluta dicendo «Dopo!», nessuno direbbe che la battaglia del Piave è stata la più «letale» della Grande Guerra, semmai la più sanguinosa (il che oltretutto non è vero). Si salvano le inquadrature di un’Italia poco vista al cinema, con la campagna padana e i portici di provincia. Ma in fondo a oltre due ore che lo mettono a dura prova, lo spettatore ha un sussulto di fronte al discorso del padre. E magari lo collega a un altro frammento di un film di successo, «Perfetti sconosciuti».

Ricordate quando Marco Giallini parla al telefonino con la figlia, mettendo in viva voce come pretendono le regole che i protagonisti si sono dati? Lei ha un appuntamento con un ragazzo, sa che lui tenterà di portarla a letto, ma non l’ha mai fatto e non osa parlarne con la madre, che le urlerebbe proibizioni senza neppure ascoltarla. Il padre invece trova una formula che nell’insieme rassicura e fa riflettere: l’importante non è chiedersi quanto ti amerà per sempre il tuo ragazzo, ma se un giorno vorrai ricordare con piacere che la prima volta è stata con lui.

Torna in mente anche il libro di Michele Serra, «Gli sdraiati», che Claudio Bisio ha portato prima a teatro poi al cinema, aggiungendo al testo l’empatia del grande attore. Il tormentone è l’ascesa all’immaginario colle della Nasca, su cui il padre è stato da giovane come per una prova iniziatica, e dove vorrebbe portare a sua volta il figlio; ignorando che, più insiste, più lui si ribella. Fino a quando il ragazzo non prende l’iniziativa, parte con le scarpe sbagliate, l’abbigliamento poco adatto, troppe sigarette fumate e troppe poche ore di sonno; ma quando il papà si volta per vedere che fine ha fatto, non lo trova più, si accorge troppo tardi che il figlio è già in cima, fa un gesto di saluto e scompare dopo il crinale; e solo allora il padre si dice che finalmente può diventare vecchio.

«Diventare vecchi fa schifo» sussurra Virna Lisi in un altro film di molto tempo fa; proprio lei che da vecchia era sempre bellissima. In realtà non abbiamo una percezione piena di quanto la maturità e l’esperienza che senza alcun merito andiamo accumulando possano essere utili ai nostri figli. Rischiamo di smarrire sia la severità sia l’autorevolezza, di non farci né temere né voler bene. Non riusciamo più a parlare con loro, talora usiamo i videogame come baby-sitter proprio come i nostri genitori hanno fatto con la televisione; e non sappiamo più farci piccoli, giovani, freschi come loro, piegarci sul solco delle loro vite, renderci conto che cose che a noi sembrano trascurabili — e magari lo sono — per loro diventano importanti. A volte è indispensabile controllare, giudicare, punire. A volte può essere meglio avvertire, come il padre del film di Guadagnino, che «il cuore e il corpo ci vengono dati una sola volta; e prima che uno lo capisca, il cuore stesso si è già consumato» .

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