Dalla rassegna stampa Cinema

«Al Sundance l’Italia degli anni 80 tra arte, politica e un amore gay»

Una standing ovation. Luca Guadagnino si guadagna l’abbraccio del pubblico del Sundance, all’anteprima mondiale del suo Call Me by Your Name (Chiamami con il tuo nome)

«Al Sundance l’Italia degli anni 80 tra arte, politica e un amore gay»
Guadagnino applaudito al Festival di Redford per «Chiamami con il tuo nome»
PARK CITY (Utah) Una standing ovation. Luca Guadagnino si guadagna l’abbraccio del pubblico del Sundance, all’anteprima mondiale del suo Call Me by Your Name (Chiamami con il tuo nome). Interpretato da Armie Hammer e Timothée Chalamet, è piaciuto alla critica. Scrive il Guardian : «Una vicenda che sarebbe riduttivo definire soltanto una storia d’amore gay».

Ambientato negli anni Ottanta in una villa dell’Italia del Nord, dove vive la famiglia di un illustre studioso d’arte e archeologo, con il consueto lavoro stilizzato che contraddistingue il cinema di Guadagnino: «È tratto da una sceneggiatura di James Ivory al quale sono e sarò sempre grato per la ricchezza di sfumature nell’intreccio delle relazioni tra il figlio dell’archeologo e un giovane americano, che arriva per un master nell’avita magione dove, col passare dei giorni, si intreccia una forte, intensa relazione tra il ragazzo americano e il figlio dell’archeologo» racconta il regista. Nel film i dialoghi attraversano gli anni Ottanta del governo Craxi: un quadro del nostro Paese e non solo della upper class alla quale appartiene il figlio dello studioso. Anche nelle scenografie (curatissime) appaiono note di costume e riferimenti culturali tra i più svariati, dalle fotografie di Robert Mapplethorpe alle t-shirt dei Talking Heads.

Armie Hammer, il cowboy de Il cavaliere solitario , erede della famiglia di grandi collezioni d’arte, e Timothée Chalamet hanno scene esplicite di desiderio e passione, ma, come spiega Guadagnino, «il senso del film va cercato altrove, in un’estate che si consuma lentamente tra corse in bicicletta, letture di buoni libri e desideri che segnano la maturità degli anni a venire». In un primo tempo, Hammer aveva rifiutato il copione: «Poi, dopo alcun scambi di opinioni sulla trama, ha accettato un ruolo per il quale lo avevo scelto sin dalla fase di scrittura. C’è in Armie, come nell’intero film, una sorta di innocenza, che travalica i desideri dei due protagonisti» aggiunge il regista.

La platea del Festival fondato da Redford ha assistito alla proiezione con un’attenzione tesa, rotta solo da alcune risate generate dai dialoghi dei conoscenti della famiglia, in visita nella villa, che commentano la quotidianità dell’Italia Anni 80. Guadagnino ricorda: «Lucio Gelli evase, le cronache erano fatte da note politiche che solo marginalmente toccano l’esistenza della famiglia di intellettuali del film. Volevo che la relazione tra i due giovani fosse sospesa nel tempo della giovinezza quando, al di là della sfera sessuale, si deve decidere che cosa faremo».

Il film consacra il cinema di Guadagnino all’estero: «Ricordo quando la mia grande amica Laura Betti mi disse: “Tu cercherai di fare i film che davvero senti, ma ricordati che il mondo del cinema italiano è capace di uccidere i suoi registi decisi a restare nella culla della loro creatività’’».

Nulla ha impedito a Guadagnino di spostare lo sguardo del suo cinema su storie ancorate alla nostra realtà, ma dal respiro internazionale: «Arricchisco anche le colonne sonore dei miei film. In questa si ascoltano brani di Sakamoto come di Loredana Bertè, Battiato e tanta musica classica. È stato un buon anno di cinema, mi sono molto piaciuti Manchester by the Sea e Moonlight: io sono passato da una storia intrisa di emozioni come quella di Ammer e Thimotée al rifacimenti di Suspiria . Una telefonata che arriva dall’America nella villa della famiglia dove era stato ospite il giovane americano conclude il film, ma il finale resta aperto sulla vita, sul paesaggio della campagna della bassa Padana e su fragilità e tenacia dei ricordi che i nostri destini e le nostre stagioni ci lasciano».

Giovanna Grassi

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