Dalla rassegna stampa Cinema

Chiamatelo col suo nome: prodigio

… ricordando una delle scene più intime con Armie Hammer, appena incontrato sul set: «Luca ci ha detto, “amoreggiate un po’’’, ma noi all’inizio eravamo intimiditi»… Con il regista italiano potrebbe anche a tornare a lavorare, per un possibile seguito di Chiamami col tuo nome..

Chiamatelo col suo nome: prodigio

SILVIA BIZIO,

Il successo inizia ad avere il suo peso: «Cerco di esserne consapevole, in senso positivo», osserva. «Sento che come per ogni attore nella vita ci sono alti e bassi, e se voglio lavorare con i registi giusti avrò anche io certamente delle difficoltà, perché gente come Guadagnino, la Gerwig o Woody Allen non è che capitino ogni giorno. Anche per questo voglio rimanere a vivere a New York — magari passando dei mesi in Francia, come ho fatto ogni anno da quando sono nato — e stare fuori dal mondo di Hollywood. So di avere avuto fortuna in questi ultimi due o tre anni, e non intendo montarmi la testa».

Timothée Chalamet è l’attore del momento Già premiatissimo per il film di Luca Guadagnino ora il 22enne affronta il nuovo set di Woody Allen

LOS ANGELES
Timothée Chalamet ha compiuto 22 anni ieri. E nel giro di un mese o due il suo nome (americano di papà francese) sarà sulla bocca di tutti, e non solo a Hollywood: è candidato al Golden Globe come miglior attore per Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, scritto da James Ivory — un film molto acclamato in America — e lo sarà con ogni probabilità anche agli Oscar. Sono i primi passi di un’ascesa al successo annunciata: tre anni fa Timothée, Timmy per gli amici, è stato il figlio adolescente dell’astronauta Matthew McConaughey in Interstellar.
Figlio d’arte (madre, zii, nonni, tutti nello show business), il giovane Chalamet ha vinto il Gotham di New York come attore emergente anche per Lady Bird, altro film sorpresa della stagione, elogiato e in odor di Oscar, in cui interpreta il ragazzo della protagonista Saoirse Ronan.
In Chiamami col tuo nome, ambientato in Italia nei primi anni 80, Timothée è il giovane e precoce rampollo di buona famiglia, Elio, che s’innamora dell’assistente del padre, Oliver, interpretato da Armie Hammer, scoprendo così la propria omosessualità. Timothée — talentuoso sin dai tempi della scuola dove rappava improvvisando in scioltezza — ha già stuoli di fan: ragazzine soprattutto, che fanno a gara per cercare le sue vecchie registrazioni di provini e lo inondano di messaggi di auguri quotidiani. Lo trattano come fosse una rockstar, un po’ come si fa con Justin Bieber.
Eppure il suo nome è ancora poco conosciuto al grande pubblico, soprattutto in Italia, dove il film di Guadagnino uscirà solo il 25 gennaio. «È tutto molto eccitante», dice il giovane attore, presto anche sul grande schermo con il western Hostiles, cresciuto a New York dove recita da quando era un bambino, con ruoli occasionali nella serie televisiva Homeland. A differenza di tanti attori giovani è ancora pieno di un entusiasmo quasi infantile.
Chalamet ha la giusta dose di delicatezza e vulnerabilità che Guadagnino cercava per il ragazzino del suo film, un ruolo non facile e che richiedeva un notevole grado di apertura emotiva. Qualità espressa da Timothée nella lunga ripresa finale muta e in primissimo piano. Il giovane attore ride ricordando una delle scene più intime con Armie Hammer, appena incontrato sul set: «Luca ci ha detto, “amoreggiate un po’’’, ma noi all’inizio eravamo intimiditi», racconta Timothée. «“Di più, di più, dateci dentro!” insisteva il regista, così ci siamo dati da fare.
Mi piaceva l’idea di affrontare questo primo amore estivo come un match di wrestling».
Dopo il successo improvviso del film di Guadagnino allo scorso Sundance festival, Timothée non ha avuto tempo di riposare: ha perso 10 chili per recitare il figlio tossicodipendente di Steve Carrell in A beautiful boy, poi ha recitato in Lady Bird, debutto registico di Greta Gerwig, e ha appena finito di girare la nuova commedia di Woody Allen, A rainy day in New York, accanto a Jude Law, Elle Fanning e Selena Gomez. «È troppo tutto insieme. Mi guardo intorno e sono circondato da tutte queste persone che ho ammirato e studiato per anni, sono candidato ai Golden Globe nella stessa categoria di Gary Oldman. Dico: Oldman è in Batman, Il cavaliere oscuro, il film che mi ha convinto a diventare attore. È surreale».
È già saggio, Chalamet: «Ogni ruolo è una sfida, e la cinepresa ha un modo di catturare la tua essenza più intima, quindi la sfida è essere naturale, che tu stia facendo colazione o dicendo addio al grande amore della tua vita che parte con il treno e non sai se lo vedrai mai più», dice con la semplicità di un uomo ben più navigato nell’esprimersi con la stampa o con il pubblico. «Luca Guadagnino ci diceva sempre: “Guai a voi se fate vedere che state recitando!”. Concordo con lui: la recitazione deve essere invisibile». Con il regista italiano potrebbe anche a tornare a lavorare, per un possibile seguito di Chiamami col tuo nome, suggerito nelle ultime pagine del romanzo di André Aciman da cui il film è tratto.

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