Dalla rassegna stampa Cinema

Fonte miglior attore per gli Oscar europei

Il successo italiano completato dal Premio del pubblico che è stato assegnato a “Call me by your name” di Luca Guadagnino

Fonte miglior attore per gli Oscar europei

Premiati «Cold War» e il protagonista di «Dogman»

Valerio Cappelli

DAL NOSTRO INVIATO

SIVIGLIA «C’erano tanti più bravi di me, veramente», esclama Marcello Fonte, premiato con Dogman di Matteo Garrone come migliore attore agli Efa, gli Oscar europei, in un’altra giornata importante della sua seconda vita: «Non me lo aspettavo, lo dedico a chi lavora». Dall’estrema povertà, ai riconoscimenti a Cannes e ora Siviglia, in una notte troppo lunga (quasi tre ore) punteggiata dal flamenco. Indossa una giacca nera ornata di coroncine, fiori, farfalline, e parla come gli viene: «Chi è quel ragazzo, come si chiama, complimenti, ma sei femmina o maschio?», chiede a Victor Polster, straordinario transgender in Girl.

Eccolo a sorpresa in sala stampa: «Ammazza quanti siete. Mi sento come un pesce in un acquario, nuoto e mi guardano, non so come ho trovato la via che alla fine mi ha portato qui».

L’Italia aveva quattro candidature ciascuno tra Garrone e Lazzaro felice di Alice Rohrwacher (qui con sua sorella Alba, anche lei in gara): «È una favola che, nella sopraffazione verso gli umili, racconta il presente. Prima c’era l’innocenza degli sfruttati, ora spaventa ciò che non è riconoscibile immediatamente». Tutti guardano alle sorprese della vita, dunque Marcello Fonte e il miracolo di essere rimasto autentico: «Tanta gente non vuole me, ma l’idea che si è fatta su di me. Cerco di parlare apertamente, di essere sincero senza farmi offuscare dall’Io».

Ha vissuto in Calabria in una baracca nella discarica. Brande, lamiere, porte: «Non c’era la corrente e manco le finestre, per scaldarci il fuoco sempre acceso. A me sembrava un albergo di lusso». La fiumara, il suo supermercato: «Ci trovavo tanta roba. La gente in auto abbassava il finestrino e lanciava cose senza fermarsi; spuntavo da una collinetta e prendevo in fretta l’oggetto desiderato». Da bambino giocava imitando i film in tv: «Adoravo le guerre, il mio mito era Rambo, volevo diventare come lui, sapevo le battute a memoria. Una volta feci Superman, volevo volare e buttarmi da un dirupo».

Trovò un cane, lo curava come in Dogman: «Non si teneva in piedi, faceva dei versi ma non riusciva a mangiare né abbaiare. La portai nella mia tana: un furgoncino abbandonato coi vetri rotti, senza ruote». La scuola non era per lui, è arrivato il cinema: «Mi imbucavo sui set. Mangiavo col cestino delle riprese e facevo la comparsa mettendoci tutto me stesso. Vengo applaudito da persone a cui chiedevo di potermi fare una foto con loro. Ora le guardo negli occhi senza paura».

È la notte di Cold War di Pawel Pawlikowski, stravince il melò in bianco e nero sulla sua Polonia nella Guerra Fredda: miglior film, regista, sceneggiatore, per l’attrice Joanna Kulig… La musica, e una storia d’amore impossibile che ricorda «quella dei miei genitori, per tutta la vita si sono lasciati e ritrovati».

Premio onorifici a Carmen Maura, ora comica ora seria, sempre irresistibile: «Attrici, siate normali e non ossessionate dal corpo»; e a Costa-Gavras: «Girerò un film sull’Europa e la Grecia. La Brexit è un problema dell’Europa che non ha rispettato le promesse, è diventata un supermercato, l’unico problema sono i soldi, viviamo in un totalitarismo economico».


da Repubblica.it

Marcello Fonte vince come miglior attore agli EfaMarcello Fonte vince come miglior attore agli Efa

Dopo Cannes il riconoscimento degli European Film Awards a Siviglia per l’interprete di “Dogman” di Matteo Garrone. Il successo italiano completato dal Premio del pubblico che è stato assegnato a “Call me by your name” di Luca Guadagnino

dalla nostra inviata ARIANNA FINOS

SIVIGLIA. Marcello Fonte ha vinto il premio come migliore attore agli EFA, gli Oscar europei. Il rumore della pioggia sul tetto di lamiera nella fantasia dell’attore bambino si trasformava nel suono degli applausi. E allora, dopo Cannes e la Palma da protagonista, su quel tetto continua a piovere anche a Siviglia, dove il protagonista di Dogman ha vinto come migliore attore agli Europen film awards. Il trionfo italiano è stato completato dal Premio del pubblico, andato a “Call me by your name” di Luca Guadagnino.

Con il suo abito scuro costellato di spille colorate, il minuto Fonte sale sul palco dell’imponente Teatro de le Maestranze: “Nooo”, esclama dalla poltrona, poi sale alla ribalta, “c’erano tanti più bravi di me, veramente. Chi è il ragazzo, la ragazza fantastico, (dice indicando Victor Polster, protagonista di Girl, nel ruolo di una ballerina che compie un difficile viaggio di transizione fisica, ndr)…. aiutami, complimenti, sei femmina o maschio? Sono onorato. Ci sono tantissimi grandi. Vabbè, grazie”.
Marcello Fonte vince come miglior attore agli Efa
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È l’ultima tappa, quella dei premi europei, di un lungo tour. “Ho portato freddo da Firenze – scherza – ho preso il treno alle quattro e mezza e l’autista non mi voleva portare, non credeva che fossi io, forse perché avevo la barba lunga e una tuta sgualcita. Con questa faccia capita, a volte sul bus metto le mani alte perché la gente si spaventa e si tiene la borsa con le mani”.

Dopo Cannes è andato a ritirare premi in Egitto, “a Gerusalemme, a Sarajevo, a Los Angeles. Mi piace il viaggio, ogni viaggio uno studio: studio gli alberghi, i rubinetti d’oro, il modo in cui vengono organizzaate le cose. Ma resto me stesso e non mi faccio offuscare dai pensieri egoistici, ‘io, io, io…’. E cerco di continuare a parlare apertamente. Io non mi sono mosso, vivo ancora al Cinema Palazzo, anche perché non ho avuto tempo di organizzarmi. Dopo il tour per Dogman anche i due set, quello ad Africo con Mimmo Calopresti e quello con Francesca Archibugi. In uno sono il poeta/scemo del villaggio e ho recitato scalzo nel fango, nell’altro sono un vicino di casa apparentemente normale ma con una passione per il nudo. Quindi mi pare di vivere in un film, ancora lontano dalla realtà, dalla quotidianità. Ho imparato ad aggiungere al vocabolario la parola condividere, anche se i social li uso soprattutto per informare, per dre a mia madre che sto bene. Lei segue tutte le mie interviste, mi chiama e mi dice ‘mangia Marcello che ti vedo sciupato'”.

Dei lunghi viaggi dei mesi scorsi il ricordo più forte a Hong Kong, per una gaffe “mi hanno chiesto se mi piacciono i cani e io ho scherzato dicendo sì al forno senza sapere che c’è la polemica sul fatto che a Pechino li mangiano davvero. In sala è sceso il gelo e ho dovuto spiegare che non dicevo sul serio. Per cavarmela ho preso in braccio la presentatrice e tutti sono impazziti”. Sul fronte politico Fonte abbraccia il messaggio di Mimmo Calopresti e del suo film che racconta di un intero paese che costruisce una strada dopo che una madre è morta perché non è riuscita a raggiungere il medico: “La mia politica è quella del fare, dell’azione.. Parlare di meno e agire di più i fatt: prendere i tram, fare meno cene, dire davanti a una bistecca ‘dobbiamo parlare dell’Africa’… seduto a mangiare davanti a un tavola imbandita di quelli che muoiono di fame”. Diventa tutto rosso, Fonte, quando gli si chiede se sarà nel Pinocchio di Garrone (magari come grillo parlante?) “non so nulla, non so nulla…”.

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