Dalla rassegna stampa Cinema

'CALL ME BY YOUR NAME', LUCA GUADAGNINO: "UNA STORIA GAY PER FAMIGLIE"

‘Call me by your name’, Luca Guadagnino: “Una storia gay per famiglie”

di Ilaria Ravarino
«Pensavo che il film rientrasse nel genere dell’idillio. E nell’idillio non ci sono scene di sesso esplicito». Ha spiegato così ieri Luca Guadagnino, reduce dagli applausi ricevuti alla Berlinale per il suo Call Me By Your Name, quel misto di eccitazione e serenità comunicato dal suo film, riuscito a scaldare gli animi del pubblico berlinese senza mostrare una sola scena di sesso esplicito.

Tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman, il film racconta la storia d’amore tra il giovane Elio (Timothée Chalamet) e il più maturo Oliver (Armie Hammer), travolti dalla passione in una calda estate italiana. «Lo considero un film per famiglie – ha detto Guadagnino – e spero che vadano a vederlo persone di ogni età». Per Hammer, alla sua prima esperienza in un film indie europeo, «è una potente indagine nel campo del desiderio e delle emozioni che spero aiuti le persone ad aprire gli occhi e superare certe barriere mentali sull’amore». Sulla costruzione dell’alchimia con il suo partner Hammer, Chalamet ha raccontato di aver dovuto costruire «una vera relazione con Arnie. Uscivamo insieme, guardavo film insieme, ci prendevamo il caffè insieme la mattina. Eravamo inseparabili». E tutto quello che viene mostrato nel film «l’abbiamo fatto per davvero», ha precisato Hammer, «ma non è stato difficile entrare in sintonia con i nostri personaggi. Nel film si parla di qualcosa che tutti siamo in grado di riconoscere, sensazioni comuni, emozioni primarie che le persone sentono, soprattutto il desiderio».

Il film è ambientato nell’Italia anni 80, con Craxi in politica e Beppe Grillo in tv. «Mi attraeva l’idea di raccontare un’epoca particolare, in cui si assiste alla nascita del conformismo e del pensiero di massa – ha detto Guadagnino – Volevo rappresentare persone di un certo tipo in un epoca precisa, la fine degli anni 70. Si parla di Craxi, Gelli, Grillo. L’Italia è finita, ma le persone che mostro nel film non sembrano toccate da questa decadenza». A chi lo criticava, in conferenza stampa, per una certa tendenza al macchiettismo, Guadagnino ha risposto: «So che molti italiani pensano che io parli male degli italiani nei miei film, ma conosco un sacco di persone che sono davvero così come le racconto. E per i personaggi che compaiono nei miei lavori provo sempre affetto».

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