Dalla rassegna stampa Cinema

Aciman & Guadagnino “Chiamalo col suo nome”

Cioè amore: tra due ragazzi. Raccontato in un libro cult. E un film che sogna l’Oscar. Il segreto?

Aciman & Guadagnino “ Chiamalo col suo nome”

Cioè amore: tra due ragazzi. Raccontato in un libro cult.
E un film che sogna l’Oscar. Il segreto?

Scrittore e regista lo svelano in questo dialogo. Che tocca Rossellini. E la pesca del peccato.
C’è un nuovo italiano nel cuore degli americani. È il regista Luca Guadagnino, che dopo essere stato acclamato fuori dai confini nazionali per Io sono l’amore (2009) e A bigger Splash (2015), con il suo Chiamami col tuo nome, uscito negli Usa a novembre, ha già ottenuto tre nomination ai Golden Globe: miglior film drammatico, miglior attore protagonista e miglior attore non protagonista. Non solo. Del film già si parla come di uno dei possibili concorrenti all’Oscar, e non nella categoria stranieri (l’Italia è stata esclusa dalla shortlist dei nove finalisti) perché Guadagnino, palermitano trapiantato in Lombardia, ancora oggi fatica a trovare finanziamenti nel nostro Paese, e la pellicola è stata prodotta negli States dalla Sony. «Per l’Italia non esisto», ha confessato a Repubblica qualche mese fa, ripercorrendo una carriera che dalle nostre parti non ha entusiasmato la critica né infiammato i botteghini. Chissà se questa volta sarà diverso: Chiamami col tuo nome, che uscirà in Italia il 25 gennaio, è l’adattamento, al quale ha collaborato James Ivory, dell’acclamato romanzo scritto dieci anni fa da André Aciman ( Guanda): una delicata storia d’amore e amicizia tra due ragazzi nell’estate italiana degli anni Ottanta. Aciman e Guadagnino si sono incontrati alla New York Public Library in un dialogo moderato dalla giornalista Hunter Harris. Ecco il cuore della discussione. A partire dall’incipit del progetto che ha portato al film.
Luca Guadagnino: « È stato un percorso molto tortuoso. All’inizio ero solo un consulente della produzione. Poi, nel tempo, sono cresciuto nella gerarchia del film fino a diventarne il produttore e il regista, partecipando anche alla scrittura del copione. Nel 2014 si è unito al progetto anche James Ivory che ha scritto la sceneggiatura. Proprio insieme a James ho incontrato per la prima volta André Aciman. È stato un bell’incontro, abbiamo discusso del film e André ci ha dato la sua benedizione, anche se all’inizio sembrava un po’ scettico».
André Aciman: «La verità è che fino alla fine ho avuto il timore che non se ne facesse nulla. Sono passati otto anni tra il momento in cui sono stati comprati i diritti del libro a quando sono cominciate le riprese. È cambiato un attore dopo l’altro, uno sceneggiatore dopo l’altro. Tutti abbandonavano la produzione perché avevano altri incarichi a cui dare la precedenza. A un certo punto è venuto fuori il nome di Luca Guadagnino e sono stato subito favorevole. Avevo appena visto Io sono l’amore e ho pensato che fosse perfetto per dirigere il film».
Guadagnino: «Nel mettermi al lavoro non ho mai dimenticato che il cinema e la letteratura sono due linguaggi diversi, ma non penso che uno soffochi l’altro. Possono invece rinforzarsi a vicenda. Un’opera cinematografica può essere molto fedele allo spirito di un romanzo anche senza rispettarne alla lettera il testo, e questo è quello che abbiamo cercato di fare. È vero, abbiamo inserito dei cambiamenti importanti, come lo spostamento dell’ambientazione dal mare, che ha una funzione cruciale nella storia originale, alla campagna. Ma in generale penso che siamo riusciti a rendere quel senso di malinconia che permea il romanzo».
Aciman: «Sono d’accordo. Detesto il termine “adattamento”. Nel caso di Chiamami col tuo nome preferisco parlare di “adattamento creativo”, cioè di un lavoro che tenta di catturare la forza vitale di un libro, anche se con un mezzo espressivo completamente diverso. Per me è stata un’esperienza straordinaria perché finalmente ho capito che un film può fare cose che per un libro sono impossibili. Conosco tanti scrittori che si lamentano, che non riescono ad accettare il fatto che le loro opere vengano modificate quando sono adattate per il cinema. Ma la mia filosofia è diversa: io ho scritto il mio romanzo, adesso qualcun altro provi a trarre qualcosa dal mio lavoro. Tra l’altro è stato bello rendermi conto che nei momenti chiave del film il libro riaffiorava con le mie esatte parole».
Guadagnino: «Un altro cambiamento è stato spostare la storia indietro di qualche anno. Mi piaceva l’idea che fosse all’inizio dell’era di Margaret Thatcher e Ronald Reagan, cioè alla fine di un momento di grande libertà. Poi ho scelto di modificare la parte in cui i due protagonisti vanno a Roma e si uniscono a un gruppo di intellettuali. Vi spiego perché: quando ero giovane diventai amico di Laura Betti, ero molto bravo ai fornelli e a lei faceva piacere che andassi spesso a cucinare a casa sua.
Così mi inserii nell’élite intellettuale romana e ho trascorso più di un anno standomene in disparte a cucinare e a spiare la gente che frequentava quella casa; persone che mi mettevano un po’ a disagio. Ecco, volevo ritrarre quello stesso ambiente nel film ma non sapevo come farlo, temevo di risultare pretenzioso. Confesso poi che non amo molto gli attori italiani e una scena ambientata in un salotto romano con venti personaggi che discettano di poesia e di amore mi avrebbe costretto a usare attori italiani. Così ho deciso semplicemente di spostare l’ambientazione in montagna, un luogo meno affollato».
Aciman: « C’è poi la scena della pesca ( dove uno dei protagonisti fa dell’autoerotismo usando il frutto, ndr): è molto imbarazzante, non ho idea di come mi sia venuto in mente di scrivere quella scena. Di certo io non ci ho mai provato, anzi ero deciso a cancellarla perché mi sembrava ridicola. Alla fine però ho deciso di tenerla, rileggendola aveva assunto una sorta di valenza poetica. E infatti è diventata emblematica del film, la produzione ha anche stampato delle magliette con sopra delle pesche. Una volta sono stato invitato a parlare a un seminario sulla sessualità e nell’intervallo, invece di servire dei sandwich, hanno portato dei cestini pieni di pesche!».
Guadagnino: « Anche io confesso che all’inizio volevo tagliarla. Non perché nel libro non mi piacesse, ma mi terrorizzava, temevo di non poterla rendere visivamente senza causare un effetto ridicolo involontario. Anche perché non pensavo fosse possibile, fisicamente, farlo davvero. Poi ci ho provato e mi sono reso conto che in realtà si può fare. Anche il protagonista del film, Timothée Chalamet, ha rivelato di averci provato con successo».
Aciman: « Del resto il tema del desiderio mi ha sempre accompagnato, è qualcosa su cui mi interrogo da tutta la vita. Mi dicono che scrivo in modo elegante e gradevole ma allo stesso tempo esplicito. L’unico modo per coniugare i due aspetti è avere la certezza che qualsiasi cosa io senta e scriva, per quanto bizzarra, possa essere compresa da chiunque, perché tutti in fondo condividiamo le stesse pulsioni. Non a caso nessuno mi ha mai accusato di oscenità, penso che nel profondo qualcosa abbia toccato tutti quelli che mi hanno letto, anche se forse molti non lo ammetterebbero mai. Questo è il segreto della mia scrittura».
Guadagnino: « Dicono che io sia molto adatto a rendere per immagini desiderio e sensualità, se è vero non saprei dire perché, visto che sono molto intuitivo nel processo creativo.
Ho imparato che bisogna pianificare molte cose quando giri un film, ma non puoi definire a tavolino il tono o la consistenza di una storia. Non solo. Non puoi decidere a priori il tuo punto di vista. In tutte le pellicole che amo, come per esempio Viaggio in Italia di Roberto Rossellini, è l’insieme delle esperienze di vita di chi gira il film a risuonare e permeare la storia.
Dopo Io sono l’amore hanno iniziato a offrirmi solo copioni su donne annoiate circondate da stuoli di servitori. Ho cominciato a sentirmi depresso: è questa l’unica immagine che gli altri hanno di me? Poi ho riflettuto sul fatto che il tema profondo di tutti i miei ultimi film era il desiderio, forza immateriale che ci guida tutti. Ma al contrario degli altri, dove il desiderio ha una valenza distruttiva, in Chiamami col tuo nome si parla di amore e compassione, e di come attraverso il desiderio si possa crescere e diventare migliori. Ma d’ora in poi basta, ho chiuso con le ricche famiglie a bordo piscina». ? ( a cura di Luigi Gaetani)

Biblioteca da leoni
Il dialogo tra André Aciman e Luca Guadagnino fa parte della serie “Author Talks”, incontri pubblici organizzati dalla New York Public Library. La biblioteca nonprofit è seconda negli Usa per volumi (53 milioni) dopo quella del Congresso. Il leone del logo riprende la scultura-simbolo dello storico edificio Beaux-Arts tra Fifth Avenue e 42esima strada

01 — Timothée Chalamet (al pianoforte) e Armie Hammer protagonisti di Chiamami col tuo nome
02 — Armie Hammer 03 — Chalamet con Esther Garrel nel ruolo di Marzia
04 — Il regista Luca Guadagnino

Il libro
Chiamami col tuo nome è un romanzo di André Aciman (1951), docente di Letteratura alla City University di New York e grande esperto di Marcel Proust. Il libro, pubblicato in Italia da Guanda nel 2007, racconta la breve e intensa storia d’amore tra un adolescente e un giovane dottorando durante un’estate in Italia negli anni Ottanta

Il film
Sarà nelle sale italiane dal 25 gennaio Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, sceneggiatura di James Ivory.
Nei panni dei due protagonisti, Oliver ed Elio, Armie Hammer e Timothée Chalamet. Il film è già uscito negli Stati Uniti dove ha ricevuto recensioni entusiastiche e tre candidature ai Golden Globe

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.