Dalla rassegna stampa Cinema

Guadagnino “Deluso io? No, ora penso agli Oscar”

…questa settimana passerà da 100 a 250 sale in America e a fine gennaio arriveremo a mille copie; non credo che un film italiano sia mai andato così bene…

Guadagnino “Deluso io? No, ora penso agli Oscar”

SILVIA BIZIO

LOS ANGELES
Che peccato che Guadagnino non abbia vinto per il miglior film straniero!» dice un italiano ad Hollywood cui era sfuggito che Chiamami col tuo nome fosse candidato ai Golden Globe come miglior film nella categoria principale. Luca Guadagnino ride, per niente deluso. «Nemmeno La vita è bella vinse?», si domanda dopo la cerimonia dei Golden Globe.
Non era candidato ai Globe.
«E L’ultimo imperatore? Quello sì che ha vinto nel 1988! Il film di Bertolucci era in inglese ed ha vinto come miglior film sia ai Globe che agli Oscar!».
Non ha vinto, ma essere candidato deve essere una bella soddisfazione per lei.
«Altroché. La mia nipotina mi ha fatto notare che Chiamami col tuo nome ha conquistato un centinaio di riconoscimenti, fra premi e candidature. Per me il cinema è un modo per costruire profondi legami familiari e faccio film per stare insieme e collaborare con persone che amo. Ricevere questo tipo di attenzione dalla Hollywood Foreign Press, per il film e gli attori è già una vittoria straordinaria, quindi sono felice». Guadagnino non è qui solo per i Golden Globe, ma anche per vari appuntamenti con studios e produttori, da Amazon alla Warner Bros., per progetti e proposte. Hollywood ha gli occhi puntati su di lui.
Il film è stato accolto molto bene.
«Un anno fa, al festival di Sundance, l’onda straordinaria e emotiva fra il pubblico di Park City fu veramente forte e potente. Nonostante io fossi convinto di aver fatto un buon film non pensavo avrebbe colpito il pubblico e la critica in maniera così universale. Da allora il cammino del film è stato straordinario».
Negli Usa stanno aumentando le sale in cui è proiettato.
«Sì, questa settimana passerà da 100 a 250 sale in America e a fine gennaio arriveremo a mille copie; non credo che un film italiano sia mai andato così bene, a parte La vita è bella (che in Usa fu record per un film in lingua straniera: incassò oltre 70 milioni di dollari, ndr). La cosa più importante sarà vedere come funziona il film nella profonda provincia americana…».
E il 23 gennaio saranno annunciate le candidature all’Oscar: aspettative?
«Io non do mai nulla per scontato, ma è vero che il mese scorso la Sony Classics, che distribuisce il mio film, ha organizzato molte proiezioni per i membri dell’Academy e la reazione ovunque è stata superpositiva».
Perché il film ha colpito così il pubblico secondo lei?
«Una signora di Brooklyn mi ha scritto di aver visto il film due volte e ogni volta è dovuta andare in bagno a piangere in solitudine perché aveva capito che si era chiusa alla possibilità dell’incontro con l’altro e che c’era ancora la capacità di amare e essere amata. Ed è una signora eterosessuale. Me lo dicono sempre. E questo mi fa sentire il senso di responsabilità di un cinema capace di suscitare questo tipo di risposte emotive».
Pensa che questo film cambierà il suo rapporto con il cinema italiano, che non è mai stato facile?
«Sono orgogliosamente italiano e ho bellissimi rapporti con molte persone del cinema italiano, ho stima di molte persone e credo che il nostro sistema cinema godrebbe di magnifica rifioritura se fosse più aperto a ciò che è stata l’eredità più importante del cinema italiano, la sua autenticità creativa e la capacità di vedere il mondo; gli sguardi di Pietrangeli, di Germi, di Bolognini, quel cinema “di serie B” amato da Marco Giusti che è stato la struttura più potente del nostro cinema. Oggi si fa un film che va bene al botteghino e se ne fanno altri 40 uguali. È un problema in generale dell’industria mondiale ma molti hanno antidoti per superare queste impasse, mentre noi ci siamo congelati. Per fortuna io ho sempre fatto quello che ho voluto e continuo a farlo, con molta gioia».

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