Dalla rassegna stampa Brasile  Cinema

Perché non esce quel film?

Perché non esce quel film?

ARIANNA FINOS,

I distributori non si accordano per mandare in sala le pellicole lo stesso giorno in tutto il mondo. Colpa delle stagioni. E di Checco Zalone

ROMA – Di Chiamami col tuo nome sentiamo parlare, benissimo, dal debutto al Sundance a inizio 2017, ma in sala in Italia il film di Luca Guadagnino lo vedremo solo a fine gennaio 2018. Wonder è uscito il 14 novembre in Usa, da noi la trasposizione del best seller per ragazzi di R.J. Palacio sarà in sala dal 21 dicembre. E ancora, Ella & John- The Leisure Seeker di Paolo Virzì, ben accolto a settembre alla Mostra di Venezia, sarà al cinema il 18 gennaio. Il disallineamento delle uscite al cinema tra i vari paesi è un problema globale, accentuato da una pirateria sempre più aggressiva, ma in Italia lo svantaggio è maggiore: «Siamo il mercato maturo in cui un film ha la vita più breve, la stagione dura otto mesi, contro i dodici nel resto del mondo», sintetizza Andrea Occhipinti di Lucky Red, presidente dei distributori Anica.
La strategia d’uscita va valutata volta per volta («ognuno decide per sé, ma certi ingorghi fanno male a tutti», spiega Occhipinti), è diverso per i blockbuster Usa rispetto alle commedie italiane e ai film d’autore. Chiamami col tuo nome ad esempio è frutto di una strategia virtuosa: la Sony lo ha fatto partecipare a molti festival, ma lo ha fatto uscire qualche settimana fa (anche se in poche sale) per poter essere preso in considerazione dall’Academy e in Italia uscirà a fine gennaio, in piena corsa per gli Oscar. Le major cercano di far uscire i kolossal sempre più day- and- date, lo stesso giorno in tutto il mondo, per stroncare la pirateria, anche se, avverte Occhipinti, «i pirati sono velocissimi e basta lo scarto di giorni per trovare il film online».
Per i film internazionali le major devono tenere conto poi della produzione forte del cinema italiano: anche i kolossal temono la concorrenza di Checco Zalone.
Per i film indipendenti il discorso è diverso. Spesso la buona stampa internazionale fa da volano, «nel caso di opere francesi il successo già ottenuto in patria è utile alla promozione italiana», ancora Occhipinti. L’uscita dei film a ridosso dei festival è utile nel caso di film italiani: «I nostri che vanno a Cannes arrivano in sala in contemporanea», racconta Francesca Cima di Indigo film, presidente dei produttori Anica, «quelli di Paolo Sorrentino escono a maggio e incassano ugualmente da noi. Anche se è indubbio che le date di Cannes sono pensate per la stagione estiva che in Francia, come negli Stati Uniti, funziona».
La strategia cambia anche a seconda del tipo di film, avverte Occhipinti: « Il piccolo principe fu presentato al festival francese, ma da noi uscì a Natale e fu uno dei nostri incassi più alti di sempre».
Ma la causa principale del fuso orario sballato delle uscite italiane è il buco dell’estate. «Da noi i film, soprattutto le commedie italiane, escono da ottobre a fine marzo.
Tutti i film sospesi nei quattro mesi estivi poi si riversano negli otto rimanenti, ingorgando le uscite», sostiene Giampaolo Letta di Medusa. «Noi abbiamo tentato due volte con i Vanzina le uscite in giugno, con buoni risultati, ma in generale è difficile convincere produttori e registi a puntare su una stagione rischiosa». Per Francesca Cima «è il sistema e non il singolo autore a tentare di allungare la stagione, stiamo studiando incentivi per l’estate.
Bisogna lavorare sulla percezione delle stagioni a livello nazionale: l’offerta culturale da noi crolla nell’estate, chiudono le scuole, i teatri, i programmi tv dove fare promozione. Sono i mesi in cui a Londra invece l’offerta è maggiore». Eppure, aggiunge, osare l’uscita primaverile ripaga, «film come Spiderman o Harry Potter sono andati benissimo anche d’estate, perché il pubblico giovane al cinema ci va». Porta l’esempio positivo di Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, uscito l’11 maggio e rimasto in sala per 23 settimane «grazie a un passaparola positivo fuori dall’ingorgo autunnale». Il regista si dice felice di come è andata ma, confessa, «resta il dubbio di quanto il film avrebbe reso in mesi più pregiati se adeguatamente sostenuto e distribuito».
L’affollamento eccessivo di titoli italiani, specie delle commedie, tocca il culmine proprio in questo periodo. Letta sottolinea la stranezza di tre film di Natale in sala il 14 con Boldi ( Natale da chef), De Sica ( Poveri ma ricchissimi) e la coppia Boldi-De Sica (il vintage Super vacanza di Natale): «L’ultimo titolo non è un film ma solo un’operazione di montaggio.
A livello di distribuzione è una sorta di turbativa di mercato: non è un film ma si avvantaggia nell’avere gli stessi protagonisti degli altri film. Provocherà grande confusione che ci danneggerà. Ci vorrebbe senso di responsabilità tra noi distributori».

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