L'angolo di Vincenzo Patanè

Le recensioni dei film del critico e scrittore Vincenzo Patanè

"120 battiti al minuto" di Robin Campillo

Visualizza la scheda del film

"120 battiti al minuto" di Robin Campillo

Giudizio


120 battiti al minuto – vincitore a Cannes della Queer Palm e del Gran Prix della Giuria – è un film importante. Il francese Robin Campillo, gay dichiarato (suoi l’aspro Eastern Boys e Les revenants, che ha poi ispirato l’omonima serie tv), propone una storia, da lui vissuta trentenne in prima persona, che ha tanto da insegnarci, in un momento in cui le lotte sociali sono pressoché assenti o comunque senza nerbo.

È un film corale, con uno straordinario staff di attori e una bella colonna sonora. All’inizio degli anni Novanta l’Aids miete tantissime vittime, senza che nessuno a livello politico faccia niente, neanche in fase di prevenzione, perché tanto colpisce frange di persone che non interessano a nessuno: gay, drogati o prostitute. A Parigi Act Up – nata in seno alla comunità LGBT, sulla falsariga di quella newyorchese ideata da Larry Kramer nel 1987 – inscena spettacolari azioni di protesta e di disobbedienza civile facendo conoscere all’opinione pubblica il disinteresse statale verso il problema: ammanettano un politico nel corso di un dibattito, imbrattano di sangue (finto) gli uffici di una casa farmaceutica che lucra sull’affare, distribuiscono preservativi nelle scuole, spargono sul buffet di una cena di gala le ceneri di un militante appena morto. E poi rendono consapevole la società di quanto sia tremenda la malattia attraverso slogan, cartelli, marce, gay pride in un linguaggio che chiama in prima fila soprattutto il corpo (famosa è la t-shirt con la scritta Silenzio=Morte e il triangolo rosa con l’apice verso l’alto, per indicare la lotta). Idee tutte scaturite da dibattiti accesi e appassionati, caratterizzati da posizioni spesso opposte ma alla fine capaci di partorire efficaci soluzioni.

Il venticinquenne Nathan (Arnaud Valois), pur sfuggito al contagio, si aggrega al gruppo con qualche titubanza, per poi diventarne poi uno degli elementi più attivi. Inoltre stringe una fortissima relazione con Sean (Nahuel Pérez Biscayart), uno degli attivisti più radicali nella lotta finché non viene schiantato dalla malattia. Nel film dunque pubblico e privato sono strettamente intrecciati, in un giusto equilibrio che solo alla fine pende per la storia dei due protagonisti, con momenti molto erotici e commoventi (come la scena in cui Nathan masturba Sean intubato sul letto).

Il messaggio del film è esemplare: la paura della malattia e della morte non devono annientare l’uomo, che deve lottare per i principi giusti e, nello stesso tempo, vivere con la massima intensità fino all’ultimo istante. I 120 battiti del titolo si riferiscono infatti a quelli del cuore, all’adrenalina che scorre durante i balli in discoteca dei militanti di Act Up, pervasi sempre, nonostante tutto, dalla voglia disperata di vita, di gioia, di divertimento, di amore e di sesso.

Vincenzo Patanè

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi

Commenta


Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.