La Vita di Adele

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La Vita di Adele

Un capolavoro. Lo abbiamo già visto tre volte ed ogni volta ci è piaciuto ancora di più. Ma qual’è la sua magia? Una magia che ce lo fa paragonare ai classici dei grandi autori del cinema, che ci penetra nelle viscere, che ci accompagna a lungo anche dopo la visione. D’accordo, il film ci prende così tanto perchè anche noi siamo omosessuali, perchè possiamo ritrovarci in ogni sequenza del film, perchè per noi tutto è chiaro e coinvolgente, dall’inizio del film fino all’ultima scena. Però abbiamo visto tantissimi altri film lgbt, ma pochissimi ci hanno scavato dentro come questo, ancora di più dell’amatissimo Brokeback Mountain o dell’intrigante Mulholland Drive. E’ indubbio che il regista franco-tunisino Kechiche ha toccato con quest’opera, della quale si vocifera che sia già in corso un seguito, il vertice dell’epressionismo cinematografico. Cinema-verità, cinema del reale e nello stesso cinema del soprannaturale, cioè di tutto quello che accade nell’inconscio, oltre i semplici gesti, oltre i sentimenti, perfino oltre i nostri sogni. Kechiche è riuscito in questa mirabile impresa (che ci conferma come l’arte del cinema sia la più completa e totalizzante), realizzando un perfetto equilibrio, una perfetta miscelazione tra le immagini (merito anche del bravissimo fotografo Sofian El Fani), la scenografia (scarna ed essenziale, che ci viene mostrata a partire da chi la anima), e le interpretazioni (nominate in via straordinaria all’assegnazione della Palma d’Oro al film, ma meritavano di più), centro vitale di quest’opera. Impossibile non innamorarsi di ciascuna delle due interpreti. Dalla 19enne Adèle Exarchopoulos (Adèle), che riempie lo schermo e il cuore di ogni spettatore coi suoi occhioni luccicanti, alla matura Léa Seydoux (Emma), già da noi apprezzatissima in “Plein sud”, che con ogni sguardo riesce a comunicarci la ricchezza del suo mondo interiore.
Adèle ed Emma sono due donne molto diverse, vuoi per età (Adèle è ancora minorenne quando si conoscono), per intelletto (Adèle è semplice e ingenua mentre Emma è intellettuale e scafata), per classe sociale (Adèle viene da una famiglia proletaria, tradizionalista, mentre Emma da una famiglia borghese e progressista), e naturalmente per esperienza. Adèle è ancora alla ricerca della sua identità, fa sogni omo ma vorrebbe innamorarsi di un ragazzo come fanno tutte le sue coetanee. Un bacio occasionale con una compagna di scuola le provoca un piacere inaspettato, soprattutto se paragonato al rapporto sessuale, pur completo, che ha avuto col ragazzo che si è innamorato di lei, che quindi subito abbandona. Adèle sta uscendo dall’adolescenza, ha scoperto la propria sessualità, ma vive in un ambiente ancora tradizionale, a partire dalla famiglia che non la capirebbe, fino alla scuola, ancora in una fase di trasformazione, con studenti che hanno la forza di dichiararsi (vedi il suo più caro amico) ma con altri che prendono ancora gusto a ridicolizzare i gay. Adèle, per tutto il film, sia nella prima che nella seconda parte, non riesce a trovare il coraggio di viversi fino in fondo alla luce del sole. Soprattutto a scuola, dove è diventata insegnante, e pensa che farsi conoscere come lesbica potrebbe danneggiarla. Questa paura, questa insicurezza, pesa fortemente su tutta la sua vita, anche sentimentale. Gli autori hanno disegnato perfettamente quella che è ancora la condizioni di molti omosessuali, anche di quelli che vivono nei paesi più liberi ed emancipati.
Con Emma ci viene invece presentato quello che dovrebbe essere il nostro punto di arrivo: una persona consapevole e sicura, che vive apertamente la propria omosessualità (già nella prima scena la vediamo in strada teneramente abbracciata alla sua ragazza), giustamente orgogliosa della propria diversità (si dipinge i capelli di blu come fosse il suo manifesto), sia in famiglia (dove è teneramente supportata) che sul lavoro (capace di rifiutare un affare se comporta anche un minimo compromesso). Il mondo di Emma è quello di una persona realizzata, che non vede nessuna differenza tra la sua vita (omo) e quella degli altri (etero), tanto che arriva presto a sentire il bisogno di avere figli, di avere una famiglia completa… La storia del film è tutta mirabilmente e onestamente giocata su questa contrapposizione. Anche la passione più grande deve pagare il suo prezzo all’autenticità di ciascuno, alla propria libertà interiore ed esteriore, alla propria completa realizzazione. Una splendida lezione di vita.

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Questo film al box office

Settimana Posizione Incassi week end Media per sala
dal 21/11/2013 al 24/11/2013 16 € 35.835 € 1.493
dal 14/11/2013 al 17/11/2013 16 € 68.912 € 1.531
dal 7/11/2013 al 10/11/2013 9 € 175.434 € 1.808
dal 31/10/2013 al 3/11/2013 7 € 423.422 € 2.785
dal 24/10/2013 al 27/10/2013 5 € 458.093 € 3.272

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22 commenti

  1. Renato Delfiol

    Non mi pare un film sull’amore gay ma sull’amore in generale, sull’amore e sull’adolescenza, quando si forma la nostra personalità. Bellissimo. La protagonista, Adele, è un’attrice stupenda, è giovane ma matura nella sua capacità, perché è difficile interpretare il nostro stato senza essere banale. Riesce a rendere espliciti i sentimenti interni, i dubbi, le paure, con l’atteggiare del suo viso, con i grandi occhi e la piega delle labbra. Forse un po’ insistite le scene di sesso, soprattutto quella più lunga, ma molto asettiche e per niente morbose; sembrano corpi di statue che si avvinghiano. Non sono corpi realistici, non condivido che siano scene per eccitare gli uomini. Altrove c’è molto realismo: non avevo mai visto in un film qualcuno piangere col moccio che gli colava dalle narici. E’ un film romantico, mi piacerebbe sapere se è piaciuto ai giovani.

  2. Ammetto di essere stata inizialmente ostile nei confronti di questo film, non volevo vederlo, detesto il “troppo rumore” per cose che poi si rivelano “il nulla”. Invece ho vinto l’iniziale refrattarietà e l’ho visto, non pentendomi della mia decisione, tant’e’ che l’ho pure comprato in dvd. Devo dire, che mancava alla cinematografia a tematica lesbica un’opera che affrontasse in maniera cruda e realistica la sessualita’, il corpo, i desideri nascenti di una giovane donna che comincia a scoprire se stessa in una dimensione che poco a poco andra’ definendosi. Adele e’ uno specchio necessario per le adolescenti di oggi, e forse molte di noi, mi ci includo anch’io, avrebbero necessitato 10, 20 anni fa, di un film cosi’. È una realta’ così fedele alla verità della vita, da fare quasi paura. Credo che il regista abbia compiuto un intenso lavoro di ricerca anche psicologica per rendere così estremamente veritiero l’intero ingranaggio filmico. Vi sono elementi che richiamano il cinema di Von Trier per cio’ che concerne i sentimenti, il cinema dei Fratelli Dardenne per ciò che concerne la rappresentazione della sfera quotidiana, il cinema di Ken Loach per la rappresentazione dello spaccato sociale. Emma, questa Lady Oscar dai capelli blu (meritatamente premiata), passera’ alla storia del cinema, per eleganza di modi e adorabile ribellione upper class. E’ un film che suona e coinvolge. Quando Emma dira’ ad Adele “provero’ sempre una grandissima tenerezza per te” il cuore mi si apre in due. E credo che anche ad Adele li si sia aperto!!!!

  3. Skippy'90

    Appena visto e ammetto che all’inizio non l’ho amato molto ma poi si è fatto sempre più coinvolgente, sincero nel ritrarre le sfacettature di una ragazza e poi giovane donna che restia ad appartenere a qualsiasi gruppo pur aderendosi e a una fame d’amore dovuta a una famiglia anaffettiva scava in sé stessa attraverso il Femminile e l’Arte impersonata nell’intellettuale nonché artista Emma. Non è un film facile tra citazioni letterarie, la danza intesa come passione e tradimento, il sesso come amore e simbiosi, il cibo come compensazione di un’anaffettività familiare e le scene di una vita quotidiana che si contrappongono al blu di un inconscio che è quella privata condivisa con Emma. Intenso ma da vedere più di una volta. Voto 8.

  4. Il film ha un inizio. un po`lento, ma poi più ci si. addentra nella storia e più risulta un film BELLISSIMO. Non pensavo che mi prendesse così tanto, soprattutto. grazie al personaggio di Emma; sono d`accordo che le scene di sesso possono assomigliare ad un film porno, ma tutto sommato hanno una motivazione, secondo me. Lascia l`amaro in bocca alla fine,però… voto 9.

  5. Amo questo film in una maniera impossibile, è considerato da me il capolavoro del genere lesbo, ma di trasmetterlo su sky secondo me dovevano risparmiarselo, ancora troppi pregiudizi dal singolo spettatore medio, a partire dalla mia famiglia. Grazie anche all’ambientazione nel panni di un adolescente e il fascino dei entrambe le protagoniste. Voto: 10

  6. Uscirà in dvd e bluray il 18/03/14. Vedremo se i contenuti extra saranno ricchi, tra cui le scene tagliate e l’eventuale backstage, interviste alle attrici, ecc.

  7. Io gli do 10 perchè cavolo se l’ho amato. Film stupendo, attrici bravissime soprattutto Adèle Exarchopoulos che oltre a essere bellissima ha reso un sacco il personaggio. Personalmente Léa Seydoux non l’ho vista molto adatta al ruolo di Emma, ma anche lei è stata comunque brava. Sono contenta che abbia vinto la Palma d’oro a Cannes finalmente hanno dato un giusto riconoscimento ad un film con tematiche forti senza fermarsi alle apparenze anche se purtroppo l’hanno molto criticato per le scene di sesso lesbo ma la cosa era scontata. In conclusione ogni volta che lo vedo finisco per piangere, e la fine di certo non aiuta speravo in un ritorno assieme dopo che lei si rende conto di amarla veramente ma per l’ennesima volta abbiamo un finale duro e triste, ma nella vita reale si sà la maggior parte delle volte è così…solo per la Disney abbiamo il famoso “Per sempre felici e contenti”

  8. falketta

    Sebbene la Seydoux non mi faccia impazzire, questo film è davvero notevole e ben recitato, ho messo 8 solo perchè il montaggio a volte mi è sembrato non felicissimo e per le scene di sesso; per alcuni dettagli era meglio sentire un consulente perchè quelle pacche sul sedere diciamolo fanno tanto film porno. Ma ce ne fossero di film così emozionanti e ben fatti.

  9. istintosegreto

    è Adèle stessa suggerire come guardare il film. In realtà la ragazza parla di come le piace leggere i libri: in modo spontaneo, senza un esperto che le parli della vita dell’autore o delle tematiche da lui affrontate. Il film è una via di mezzo tra il tardo-adolecenziale tipicamente francese e il dogma di Lars Von Trier. Forse per questo qualcuno ha gridato al “nuovo modo di fare cinema”. La qualità tecnica (dialoghi, attori, riprese…) è molto alta. Alcune amiche del sito hanno sollevato dubbi sulle scene di sesso da loro ritenute non essenziali. Il punto è un altro: i francesi inseriscono sempre scene di nudo e/o sesso esplicito, poiché ne hanno una concezione molto lontana dalla nostra (condizionata dal cattolicismo imperante). Per dirla alla francese: perché Kechiche avrebbe dovuto togliere al pubblico il piacere di vedere due belle ragazze fare l’amore? Per quanto mi riguarda direi che, se avesse mostrato pure il biscione di Recoing (il padre di Adèle), sarei stato ancora più felice. Nel caso specifico, inoltre, l’estremo realismo del film giustifica le scene esplicite. Non si vede niente più di quello che succede nella vita: Adèle s’infila le dita in bocca per pulirsi i denti e, allo stesso modo, s’infila le dita da un’altra parte per masturbarsi. Purtroppo, se del proprio corpo in Francia non ci si vergogna, ci si vergogna della propria omosessualità. Ed ecco l’approfondita analisi dei turbamenti ed esperimenti di Adèle che occupa tutto quel piccolo capolavoro che è la prima parte della pellicola. La seconda parte è troppo lenta e meno interessante, ma il voto medio rimane comunque alto.

  10. Secondo un noto critico cinematografico questo non è un film sul lesbismo ma un film sulle solitudini di oggi. Credo che in parte sia vero, nel senso che racconta semplicemente UNA storia di amore lesbico come potrebbero essercene tante. Condivido il parere di Mar circa il fatto che sia anche un film “politico” e un film sulle differenze di classe; e ricordiamoci che il regista è un tunisino naturalizzato francese che ha già diretto film impegnati. Anche a me come a molte ha lasciato un senso di profonda tristezza e solitudine, il senso proprio della perdita dell’amore che si ritiene essere il centro di tutto e il senso di vuoto in cui inevitabilmente ci fa piombare. Mi sono chiesta anch’io il perché di tutte quelle prolungate scene di sesso, se ne poteva fare a meno e credo che il film non avrebbe perso di significato e intensità.

  11. regina77

    I capolavori, secondo me, sono un po’ diversi. La lunghezza è vero che non disturba troppo, ma neppure ne ho vista la necessità, e, diciamocelo, un po’ lento lo è. Le scene di sesso, realistiche (pacche sul culo a parte), come già espresso da Snoopyna, sembrano eccessive ed inadatte alle due protagoniste così giovani. I temi trattati sono parecchi: omofobia, politiche sociali, differenze sociali (due famiglie molto diverse quelle delle protagoniste, come è tanta da differenza tra loro, come fosse una conseguenza delle diverse realtà da cui provengono: tesi molto opinabile. Anche il fatto che Emma, lesbica dichiarata, abbia tanti amici e Adele, con difficoltà ad accettarsi sia sola come un cane, non è reale. Questa povera ragazza, che viene descritta come una maestra, sempliciotta e senza sogni, che si realizza nel rapporto di coppia, mi ha lasciato una profonda tristezza. Come se, nell’essere spregiudicatamente gay come Emma (look maschile, capelli blu , discussioni politiche ecc), garantisse una vita felice tra amici e amori…non è proprio così che va.

  12. Snoopyna

    Tanto clamore x nulla. All’inizio il film l’ho trovato noioso poi piano piano desta un pò di curiosità. Le scene di sesso le ho trovate esagerate,nel senso che mi sembravano inadatte alle due protagoniste. Mi sono sembrate scene senza amore,inoltre le pacche sul sedere erano veramente ridicole! Diciamo che il film si salva nell’ultima parte, dove si possono notare le debolezze dei rapporti umani. A me il film ha lasciato un senso di angoscia, di distacco, di vuoto. in definitiva gli attori sono bravi e il film è discreto solo per il messaggio che lascia! Troppo lento per i miei gusti.

  13. Mi sono piaciute la bellezza e la bravura delle attrici, molto espressive e verosimili nella parte (Emma sembra davvero lesbica e non come certe attricette che interpretano personaggi lesbici senza nessuna credibilità), la storia d’amore che mostra come i sentimenti siano universali, le gioie e i problemi uguali per le coppie che si amano, di qualunque tipo, i pochi dialoghi (cosa tipica nel cinema francese) non mi hanno infastidito, come a molte altre amiche. Un film dove ci si bacia parecchio, nei bar, al gay pride, a scuola, posso dire anche politicamente impegnato che tratta temi mostrati nella loro drammaticità come il bullismo omofobico nelle scuole. Non mi sono piacuite le scene di sesso perché senza alcun pathos, risultano fredde e troppo tecniche (un kamasutra lesbico voyeuristico a uso e consumo dei maschi etero), sebbene nell’intenzione dovrebbero mostrare la grande passione tra le due ragazze. La lunghezza del film non mi ha disturbata. Altro tema presente nel film il rapporto tra classi sociali diverse, cosa che incide sull’andamento della relazione. Emoziona assai la storia delle due ragazze soprattutto nella seconda parte (evito spoiler). Da vedere

  14. Sono d’accordo con Nick88, solo mi chiedo…. ci sono solo due voti. Io ho dato 10, lo stesso sembra abbia fatto Nick88. Com’è che la media è 8,5???
    Tornando al film è davvero un capolavoro!!!!

  15. Sono stupito del fatto che ancora nessuno ha commentato questo che, a mio personalissimo parere, è uno dei più bei film dell’anno, oltre ad essere il migliore film a trama lesbo che abbia mai visto. Una trama semplice al limite del banale, indagata con una maestria e un’attenzione ai dettagli che sfiora la perfezione. Adèle siamo un po’ tutti noi, ci ritroviamo in ogni tappa della sua coming-of-age, sorridiamo e piangiamo insieme a lei. E soprattutto l’amore di Adèle per quella strana ragazza dai capelli blu (un’impressionante Léa Seydoux che affascinerebbe chiunque) è quello che tutti abbiamo provato nella nostra vita. La forza del film di Kechiche non sta tanto nella regia magistrale, nei lunghi primi piani, nel montaggio quanto nel fatto che sullo schermo la vita, quella vera, reale,che colpisce, esalta e affossa. Non c’è la carica drammatica di Brokeback Mountain, ma la palpitante emozione è la stessa. Capolavoro. Voto: 10

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trailer: La Vita di Adele

Varie

Adele, una liceale di quindici anni, aspetta il grande amore e un giorno lo intravede in Thomas, giovane tenebroso ma cordiale. La loro però è una storia destinata a non essere vissuta a pieno: lo stesso giorno Adele ha incontrato anche una misteriosa ragazza dai capelli blu che ogni notte diventa protagonista dei suoi sogni e desideri più intimi. Rifiutando dapprima le esperienze oniriche, Adele prova a concedersi a Thomas ma si rende conto di non riuscire ad essere completamente sua e di provar attrazione per le ragazze. Grazie a un amico frequentatore dei locali gay della città, ha la possibilità di rintracciare la ragazza dai capelli blu e lasciarsi travolgere dal suo febbrile, caotico e passionale sentimento. Nel suo amore totalizzante con Emma, si scopre donna e adulta. Ma non riesce a eliminare i conflitti, né con i suoi genitori, né con questo mondo carico di assurda morale, nè con se stessa… Ispirato al fumetto di Julie Maroh, il film del regista franco tunisino, autore di ottimi film come ‘Tutta colpa di Voltaire’, ‘La schivata’, e ‘Cous cous’, scritto a quattro mani con la collaboratrice di sempre Ghalya Lacroix, si propone come una delicata, intima e profonda storia di formazione. Vince la Palma d’Oro di Cannes 2013

CRITICA:

Reviews have alternately praised the film’s sensuality and explicit sex scenes. The London Times Kaya Burgess called it “one of the most beautifully and unobtrusively observed love stories I’ve seen on film,” while The Hollywood Reporter’s Jordan Mintzer wrote, “Surely to raise eyebrows with its show-stopping scenes of non-simulated female copulation, the film is actually much more than that: it’s a passionate, poignantly handled love story,” according to Reuters. (Advocate)

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“… Il «metodo Kechiche», il suo modo di fare cinema sembra nascere proprio dall’ossessiva osservazione delle cose, da una macchina da presa (che spesso diventano due o tre o quattro) capace di scavare letteralmente nelle azioni e nelle espressioni delle persone per trovare quelle scintille di verità che sole possono dare vita alla storia raccontata. Succedeva in Cous cous (ricordate l’interminabile danza del ventre finale della protagonista?), tornava con esiti molto più discutibili in Venere nera (dove assumeva una valenza «politica»: lo sguardo concupiscente dell’Occidente sul corpo innocente dell’Africa) e si ritrova in questa La vita di Adele – Capitolo 1 e 2 . È una scelta che sembra andare di pari passo con un certo rigore d’autore e che si nota, per esempio, anche in Haneke o nei Dardenne, ma che in Kechiche assume un valore «programmatico», come quello di una specie di manifesto estetico e ideologico insieme: contro la facile spettacolarità di un cinema basato sulla velocità del montaggio e la superficialità della narrazione, Kechiche rivendica il diritto/dovere di costringere l’occhio dello spettatore a non distrarsi. A guardare davvero. E naturalmente a lungo….” (P. Mereghetti, Corsera – voto 3,5/4)

“…Nel corso delle tre ore accade tutto e non accade nulla, Emma e Adele parlano di filosofia, si guardano, passeggiano nel parco, si amano, fanno sesso. Adele è concreta, famiglia piccolo borghese che mangia la pasta al ragù davanti alla televisione accesa, nel futuro vede un lavoro, fare la maestra. Emma combatte per una mostra, per la sua libertà d’artista, in famiglia mangiano ostriche e sulle pareti di casa della madre non ci sono poster ma quadri concettuali. E siccome in una coppia c’è sempre chi soffre e chi si annoia, l’amore esclusivo di Adele finirà nel tempo per stancare Emma, che cerca anche altre complicità e il sesso da sé non le basta.
Filmare l’amore nei suoi passaggi e nelle sue variazioni, nei gesti impalpabili del «prima» e del «dopo», nella tensione del desiderio che chiude la gola e nella paura dell’appagamento. E che ad amarsi siano due donne non cambia, i movimenti sono gli stessi, ci si innamora e ci si lascia, è sole e tempesta, solitudine e rabbia. Il gender, appunto, non c’entra, o è appena accennato nelle paure di Adele di fronte ai compagni di classe prima, e dopo tra i colleghi a scuola nonostante in Francia abbiano riconosciuto i matrimoni gay è pur sempre una borghese piccola piccola. E in questa sovrastruttura Kechiche impiglia il suo discorso amoroso, i respiri di libertà finiscono piano piano per soffocare nel dispositivo ravvicinato e quasi maniacale, nel tempo che sfinisce le immagini, le prolunga, ne cerca una spiegazione. La scena d’amore tra le due donne (ha inebriato in molti, specie i maschi) inanella una serie di pose plastiche, citazioni d’arte, in cui la ripetizione sfinisce il piacere, la pulsione erotica è come un quadro di imitazione….” (C. Piccino, Il Manifesto)

“…Tre ore di visi, bocche semiaperte, corpi nudi di donne avvinghiati l’uno all’altro come in un dipinto di Schiele, ma più blu, e più gioioso. Abdellatif Kechiche filma l’intimità tra due ragazze, e lo fa in grande. Noi, senza fiato, stiamo alla finestra, a guardare la vita, e il sesso, passare: la vita è La vie d’Adèle (Capitoli 1 e 2, a dire che il regista spera di aggiungerne un terzo e un quarto) ragazzina che si fa donna e si innamora. Le capita per caso, quando i suoi occhi vengono rapiti da un lampo blu: sono i capelli di Emma (Léa Seydoux), giovane artista, lesbica. Un tomboy, come la definiscono le compagne di scuola. Adèle (“nome lieve”, la protagonista si chiama volutamente come l’attrice, Adèle Exarchopolus) non può più dormire né pensare ad altro, finché non la rivede, finché non la bacia. Abdellatif Kechiche torna a incantare con la sua regia sobria e senza artifici, prendendosi tutto il tempo per raccontarci il loro amore: i dialoghi qualsiasi, perfetti; le scene di sesso, necessarie e (soprattutto la prima) lunghissime, esplicite, appassionate e riprese a pieno campo, illuminate a luce naturale, le più forti dai tempi di Lust; ma anche i pasti, in famiglia, con gli amici, di loro due sole, «perché la sensualità», ha detto il regista, «non è solo nel sesso ma anche nel cibo. Ho sempre adorato guardare e filmare le bocche mentre mangiano». In particolare, ha raccontato Kechiche, «ho scelto senza esitazione Adèle come protagonista proprio dopo averla vista mangiare». Vorace, distratta, senza malizia, con le labbra sempre troppo aperte…” (Erika Riggi, Gazzetta dello Sport)

“… «Adesso siamo una famiglia », dice Emma ad Adèle, con cui tempo prima ha diviso l’incanto di una travolgente passione carnale: la famiglia è un’altra donna, e non è il sesso a essere essenziale tra loro, piuttosto i due figli di una diventati i figli di tutte e due, la condivisione della quotidianità domestica, l’appartenere alla stessa élite culturale. Ed è per queste poche parole, che alla fine La vie d’Adèle finisce per essere un film militante sui diritti degli omosessuali; non per le lunghe (una almeno 20 minuti) scene di totale possessione carnale tra i due bellissimi corpi nudi di Emma, Léa Seydoux, e di Adèle, Adèle Exarchopoulos, ma proprio per quella piccola frase, “adesso siamo una famiglia”: una famiglia come tante, che oggi in Francia sarebbe riconosciuta. È la prima volta che Abdellatif Kechiche, 50 anni, autore francese di origine tunisina, viene invitato a Cannes, e lo fa con un film di tre ore, bellissimo, profondo, onesto, mai offensivo. La quindicenne Adèle, di famiglia operaia, frequenta il liceo e adora la letteratura, sogna di diventare insegnante e vorrebbe sapere cosa è l’amore: lo fa con un bel compagno di scuola, ma manca qualcosa, come, spiega il professore di francese, nel cuore della Vita di Marianne di Marivaux. La turba il bacio scherzoso di una compagna, lo sguardo di una ragazza dai capelli blu, che poi incontra in un bar gay dove la porta un amico: Emma studia arte e come in tutti gli amori che nascono, si parlano, ridono, si corteggiano, si baciano su una panchina divorandosi la bocca. A letto si abbandonano a una intimità affamata e instancabile, i giovani corpi si intrecciano, si cavalcano, scoprono il piacere in ogni centimetro di pelle, mani, bocca, sesso, seno, capelli, natiche, tutto suscita reciproca meraviglia e piacere, lacrime, sudore, brividi, grida. La scena è lunga, ovviamente sensuale, forse eccitante, ma mai scandalosa: merito del direttore della fotografia Sefian Elfani, del regista, e naturalmente delle due attrici, che hanno recitato, o vissuto, il darsi l’una all’altra, con prodigiosa felicità, creando, con la naturalezza quasi coreografica dei gesti d’amore, pura, umana bellezza…” (N. Aspesi, La Repubblica)

“…Le qualità visive, il cinema. Il blu presente in ogni inquadratura (all’origine c’è una graphic novel di Julie Maroh intitolata Il blu è un colore caldo) è un vezzo. Notevole la visualizzazione del sogno di Adele ancora incosciente e alla vigilia di tutto. Più interessante è la forza di cui sono portatrici le due interpreti (che a posteriori si sono risentite con il regista prevaricatore, riproponendo in piccolo la dolorosa polemica Schneider-Bertolucci) sobbarcandosi un compito che per un verso o per l’altro contiene qualcosa di sgradevole. Emma (un po’ mostro) nella spaventosa scenata di gelosia a tolleranza zero verso il tradimento con un maschio. E soprattutto Adele (un po’ piattola) incapace di dominare, sia pur con un velo di vergogna e di sdoppiamento di sé, un istinto onnivoro che si celebra nel sesso ma anche nel piacere del cibo. Ma alla fine lo zoccolo duro del film risiede nel suo valore di costume, di per sé non artisticamente duraturo, tipo il primo seno scoperto di Hedy Lamarr. Quello di una prima volta. Prima rappresentazione ravvicinata di un tipo di sessualità rimasta cinematograficamente tabù, primo mostrare senza ellissi un incontro d’amore tra donne. Non uno ma quattro (più il sogno), tempo reale. Per un’irragionevole durata di tre ore. “Da vedere” perché vincitore del più importante festival del mondo. Ma con tanti dubbi.” (P. D’Agostini, La Repubblica – voto 4/6)

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