Dalla rassegna stampa Cinema

"La vita di Adele" film di Kechiche troppo hot per la sua Tunisia

… Direttore generale del Dipartimento del Cinema del ministero della Cultura, Fathi Kharrat, che, restringendo al massimo lo spazio delle possibilità, ha detto che «il film si indirizza a un ambiente particolare»…

Tunisi. La complessa educazione sentimentale della giovanissima Adele, raccontata dal regista Abdellatif Khechice, difficilmente potrà essere giudicata dai giovani tunisini. Gli stessi che hanno fatto la rivoluzione e ai quali, nel ricevere la Palma d’oro a Cannes, il regista d’origine tunisina ha dedicato la sua pellicola. Anche se tutti, ieri, in Tunisia si affannano a celebrare la vittoria di Khechiche, che comunque vive da molti anni in Francia e non pare volere fare da figliol prodigo tornando in patria, “La vita di Adele” ha pochissime, se non nessuna, possibilità di arrivare nelle sale ufficiali del Paese, per il suo contenuto e le sue tematiche. Ma anche per la ricercata crudezza delle immagini, che raccontano in ogni particolare la relazione tra due donne – Adele Exarchopoulos e Lea Seydoux, anch’esse premiate -, nulla lasciando all’immaginazione. Troppo per un Paese arabo e musulmano, attraversato in questi mesi da laceranti diatribe su quale deve essere il suo futuro, dalla religione al sociale. Basterà solo la tematica dell’omosessualità (tacendo delle immagini con cui viene spiegata) a sollevare un vespaio in Tunisia dove il braccio di ferro tra integralisti e laici è sempre a un passo dall’esplodere e non solo nel senso della dialettica. E qualcosa già si intuisce nelle parole del Direttore generale del Dipartimento del Cinema del ministero della Cultura, Fathi Kharrat, che, restringendo al massimo lo spazio delle possibilità, ha detto che «il film si indirizza a un ambiente particolare». Cioè, troppo esplicito per potere essere proposto nel circuito normale facendo intendere che, semmai arriverà, sarà confinato in proiezioni riservate ad esperti e cinefili e basta.

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da L’Arena

Cannes/ Tunisi si congratula con il regista dell’amore lesbo

Il governo tunisino si è congratulato con il regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche per la Palma d’oro vinta al Festival di Cannes con “La vie d’Adèle”, sorvolando completamente sulla storia raccontata nel film, un amore omosessuale, argomento tabù nel mondo arabo musulmano. “Il ministro della Cultura (Mehdi Mabruk) si è felicitato con il regista Abdellatif Kechiche per questo riconoscimento internazionale, augurandogli grande successo nel mondo del cinema”, ha fatto sapere in una nota il ministero. Il comunicato non ha accennato all’argomento della pellicola, una bruciante passione fra due donne e non ha neanche menzionato una eventuale uscita del film nelle sale della Tunisia, il cui governo è diretto dagli islamisti di Ennahda. Dalla rivoluzione del gennaio 2011, diverse opere, mostre e festival sono stati oggetto di proteste, talvolta anche violente, da parte dei movimenti radicali islamici che sono tornati alla ribalta, guadagnando rapidamente grandi consensi, dopo la caduta del regime di Zine El Abidine Ben Ali. (con fonte Afp)

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da Corriere della Sera

In Tunisia rischio censura per Kechiche

Giornali e tv tunisini, politici e intellettuali, hanno celebrato la vittoria di Abdellatif Kechiche, regista di «La Vie d’Adèle» che ha conquistato la Palma d’oro al Festival di Cannes. L’ovazione che ha accolto il giudizio della giuria, presieduta da Steven Spielberg, ha alimentato il patriottismo dei tunisini. La complessa educazione sentimentale della
giovanissima Adèle difficilmente però potrà essere giudicata dai giovani tunisini. Il film ha pochissime, se non nessuna, possibilità di arrivare nelle sale ufficiali del Paese, per il suo contenuto e
le sue tematiche, ma anche per la ricercata crudezza delle immagini.

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