Dalla rassegna stampa Cinema

L'amore, il sesso e le polemiche. Al cinema "La vita di Adele", di Kechiche, Palma d'oro

Léa Seydoux ha raccontato il set come un inferno. Necessario al regista a strappare il massimo riconoscimento sulla Croisette.

La polemica sui maltrattamenti subiti dalle attrici sul set durante le scene di sesso ha contribuito a rendere l’uscita nelle sale di La vita di Adele, Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes, da giovedì 24 ottobre nelle sale (il trailer), ancora più caldo. Non ce ne era bisogno.

Abdellatif Kechiche (Cous Cous e, prima ancora, La schivata, entrambi da vedere se ve li siete persi) filma l’intimità tra due ragazze, e lo fa in grande. Tre ore di visi, bocche semiaperte, corpi nudi di donne avvinghiati l’uno all’altro come in un dipinto di Schiele, ma più blu, e più gioioso. Noi, senza fiato, stiamo alla finestra, a guardare la vita, e il sesso, passare: la vita è La vie d’Adèle (Capitoli 1 e 2), a dire che il regista sperava di aggiungerne un terzo e un quarto, finché Léa Seydoux – una delle due donne sopracitate – non ha sbottato: mai più con Kechiche. Ha dipinto il regista come un maniaco sadico, che le costringeva a passare giorni interi, completamente nude e con la faccia l’una nel grembo dell’altra nel tentativo di esaudire i suoi desideri. Fantasie di maschio eterosessuale, che si sdilinquisce a vedere due donne che fanno sesso, hanno detto alcuni, contestando la credibilità stessa del racconto. Sta di fatto che il film è piaciuto, e parecchio, anche alle donne.

La trama, dunque: Adele è una ragazzina come tante, con tanto di fidanzatino etero e inquietudine
adolescenziale da smaltire, quando i suoi occhi, per caso, vengono rapiti da un lampo blu: sono i capelli di Emma (la Seydoux, appunto), giovane artista, lesbica. Un tomboy, come la definiscono le compagne di scuola. Adèle (“nome lieve”, la protagonista si chiama volutamente come l’attrice, Adèle Exarchopolus) non può più dormire né pensare ad altro, finché non la rivede, finché non ne ricambia l’interesse. Il film è dunque la storia del loro amore: un amore che nasce, cresce, si nutre di sesso (come tutti), si evolve (come tanti), finisce.

Se il blu è il colore, caldo, della prima parte del film e della prima fase dell’arte di Emma (al contrario che per Picasso, è il momento più appassionato e gioioso), altre sfumature subentrano, mentre la
personalità della protagonista prende corpo. I dialoghi qualsiasi sono perfetti e non ritmati dal montaggio; le scene di sesso, lunghissime, esplicite e riprese a pieno campo, in crescendo come è naturale che illuminate a luce naturale, e sono le più forti dai tempi di Lust; ma sono intense anche le scene dei pasti, in famiglia, con gli amici, di loro due sole, «perché la sensualità», ha detto il regista, «non è solo nel sesso ma anche nel cibo. Ho sempre adorato guardare e filmare le bocche mentre mangiano». In particolare, ha raccontato Kechiche, «ho scelto senza esitazione Adèle come protagonista proprio dopo averla vista mangiare». Vorace, distratta, senza malizia, con le labbra sempre troppo aperte. Il film è ispirato al fumetto, molto più tragico nei suoi sviluppi del film, Il blu è il colore più caldo, appena uscito per Rizzoli.

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