Dalla rassegna stampa Cinema

Inarrestabile Léa, stella di Cannes: ragazza scandalosa solo sul set

«Con la finzione cerco di mascherare la mia malinconia»

CANNES — «Volevo vivere un’esperienza forte e unica, andare all’opposto di quello che sono io; volevo raggiungere un punto dove non ero mai andata, e dove forse non vorrò più tornare», dice Léa Seydoux il giorno dopo il trionfo al Festival di Cannes del film La Vie d’Adèle di Kechiche. Dice di essere timidissima, arrossisce subito, «sono a mio agio solo sul set».
Léa è la ragazza dai capelli blu, quella che fa perdere la testa a Adèle Exarchopoulos. Una storia d’amore e di passione tra due ragazze. Un’esperienza totale e radicale, due giovani corpi esibiti che si cercano, si desiderano, si mangiano. L’intimità violata dalla macchina da presa, che il regista «ha tenuto a distanza per non compromettere la complicità tra noi due», dice Léa, la nuova musa del cinema d’autore francese. Tanta poesia, nessuno scandalo. «La loro relazione è animale, istintiva, durante le riprese mi sono sentita perduta, pensavo di non riuscire a mettere a fuoco il personaggio». C’è qualcosa di assolutamente moderno nel suo sguardo, morbido e spigoloso allo stesso tempo, e si ripensa a certe scene che hanno turbato soprattutto gli spettatori maschili quando dice che «la mancanza è la condizione del desiderio. Oggi penso di poter esprimere la mia tristezza, che mi sospinge da molto tempo e mi serve a fare dei film. Ho l’impressione di riuscire a trattenere la vita».
Ha 27 anni e viene da una grande dinastia del cinema francese, il nonno Jérome è stato il presidente della casa di produzione Pathé (ha coprodotto La grande bellezza di Sorrentino), e lo zio presidente della Gaumont. Ma dice di non aver mai chiesto nulla in famiglia: «Ho cominciato questo mestiere per caso. Ho conosciuto un attore e ho perso la testa. Ma lui non si è accorto di nulla, non mi vedeva proprio. Mi sono detta: un giorno diventerai famosa e lui si innamorerà di me». Suo padre ha sposato in seconde nozze Farida Khelfa, l’ex mannequin di Jean Paul Gaultier testimone di nozze di Carla Bruni. «Se penso a Carla, lei riesce a parlare a tutti, nella stessa maniera, non è imbarazzata dai potenti e da quelli meno fortunati, è a suo agio dal punto di vista sociale. Io meno. Ho bisogno di creare uno stato di intimità per superare le convenzioni sociali». Dalla madre, che è andata a vivere in Africa, vicino a Dakar, ha preso il lato selvaggio e bohémienne.
L’altra straordinaria interprete, Adèle, ha 19 anni, è figlia di un insegnante di chitarra e di una infermiera. È la stessa differenza di classe mostrata nel film, dove Adèle, che si è appena diplomata, realizza il suo desiderio e diventa maestra elementare, mentre Léa interpreta una pittrice. «Mi sono sempre sentita una donna adulta. Quando recito dimentico quanti anni ho. Ho l’impressione di avere tutte le età. Se mi proponessero il ruolo di un’adolescente, lo farei». Ha avuto piccoli ruoli con autori come Woody Allen (Midnight in Paris), Quentin Tarantino (Bastardi senza gloria). Ha fatto la ragazza madre proletaria in Sister di Ursula Meier. E Hollywood l’ha cercata per uno dei tanti Mission impossibile con Tom Cruise. Ora l’aspettano La bella e la bestia con André Dussollier. E poi Tre cuori di Benoit Jacquot, dove farà la sorella di Charlotte Gainsbourg e la figlia di Catherine Deneuve, «e questo mi mette ansia. Spesso i partner mi intimidiscono più del regista, poiché nel momento in cui mi sceglie mi sento al sicuro». Dice di amare Almodóvar sopra tutti, e di non essere una cinefila: «Mi guidano gli incontri con le persone, l’intelligenza che è indissolubilmente legata alla sensibilità». Vorrebbe fare commedie popolari, «ma non me ne propongono molte, a parte il nuovo progetto di Wes Anderson». L’ultimo film che ha visto è Un tram che si chiama desiderio: «Mi ha dato il desiderio di amare la vita, anche se è una storia crudele. La presenza erotica di Marlon Brando è folle».

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