Dalla rassegna stampa Cinema

AMORE SAFFICO - Emma e Adèle così hard e così innocenti

Nel film del regista franco-tunisino una lunga scena di sesso tra le protagoniste. Commovente “Nebraska” di Payne… La vie d’Adèle finisce per essere un film militante sui diritti degli omosessuali…

CANNES – «Adesso siamo una famiglia », dice Emma ad Adèle, con cui tempo prima ha diviso l’incanto di una travolgente passione carnale: la famiglia è un’altra donna, e non è il sesso a essere essenziale tra loro, piuttosto i due figli di una diventati i figli di tutte e due, la condivisione della quotidianità domestica, l’appartenere alla stessa élite culturale. Ed è per queste poche parole, che alla fine La vie d’Adèle finisce per essere un film militante sui diritti degli omosessuali; non per le lunghe (una almeno 20 minuti) scene di totale possessione carnale tra i due bellissimi corpi nudi di Emma, Léa Seydoux, e di Adèle, Adèle Exarchopoulos, ma proprio per quella piccola frase, “adesso siamo una famiglia”: una famiglia come tante, che oggi in Francia sarebbe riconosciuta.
È la prima volta che Abdellatif Kechiche, 50 anni, autore francese di origine tunisina, viene invitato a Cannes, e lo fa con un film di tre ore, bellissimo, profondo, onesto, mai offensivo. La quindicenne Adèle, di famiglia operaia, frequenta il liceo e adora la letteratura, sogna di diventare insegnante e vorrebbe sapere cosa è l’amore: lo fa con un bel compagno di scuola, ma manca qualcosa, come, spiega il professore di francese, nel cuore della Vita di Marianne di Marivaux. La turba il bacio scherzoso di una compagna, lo sguardo di una ragazza dai capelli blu, che poi incontra in un bar gay dove la porta un amico: Emma studia arte e come in tutti gli amori che nascono, si parlano, ridono, si corteggiano, si baciano su una panchina divorandosi la bocca. A letto si abbandonano a una intimità affamata e instancabile, i giovani corpi si intrecciano, si cavalcano, scoprono il piacere in ogni centimetro di pelle, mani, bocca, sesso, seno, capelli, natiche, tutto suscita reciproca meraviglia e piacere, lacrime, sudore, brividi, grida. La scena è lunga, ovviamente sensuale, forse eccitante, ma mai scandalosa: merito del direttore della fotografia Sefian Elfani, del regista, e naturalmente delle due attrici, che hanno recitato, o vissuto, il darsi l’una all’altra, con prodigiosa felicità, creando, con la naturalezza quasi coreografica dei gesti d’amore, pura, umana bellezza. Si affollano ormai i film che potrebbero aspirare alla Palma d’oro, e questo è certamente in cima: le due attrici sono meravigliose, soprattutto la giovanissima Exarchopoulos, una autentica rivelazione, sul cui viso semplice e adolescente si alternano rossori, lacrime, emozioni, pudori, timidezze, disperazione.
Se La vie de Adèle entusiasma con le vite e gli amori giovani in una piccola città francese, Nebraska di Alexander Payne, racconta, in un già di per sé volutamente triste bianco e nero, la tristezza di essere vecchi, sperduti nella propria fragilità ma anche nel grigiore vuoto dell’America profonda. Per fortuna lo fa con ironia e bonarietà, ma certo più che la vecchiaia, quello che fa impressione è la bruttezza dei luoghi e dell’umanità che il vecchio curvo e spettinato Woody, (Bruce Dern, che era così bello in Il padrino) e il figlio David (Will Forte, grazioso divo della televisione americana), incontrano durante il viaggio dalla loro città, Billings nel Montana a Lincoln nel Nebraska, dove Woody è convinto che gli daranno un milione di dollari per una lotteria che non ha vinto. Lui è un vecchio lunatico, ubriacone e cocciuto, con una moglie che lo sgrida sempre e che vuole mandarlo in ospizio, e durante il viaggio cade, va in ospedale, perde la dentiera, beve birra in certi locali pieni di altri vecchi grassi, barbuti e silenziosi: poi padre e figlio che non hanno nulla da dirsi si fermano in un paesotto di quattro case dove Woody ha vissuto, gli anziani parenti che non vedono da anni, indifferenti, sempre davanti alla tivù, i grassi cugini disoccupati, gli amici di un tempo che credono davvero a quel milione e subito ne pretendono una parte. David non sa nulla di suo padre, e dagli altri scopre che anche lui è stato giovane, è stato felice, ha avuto i suoi momenti di gloria; poi la vita l’ha tradito, tutto si è perso, con la birra e le delusioni, forse con la mancanza d’amore; che adesso il figlio capisce di dovergli dare, assecondando i suoi modesti sogni, prima che sia tardi. Ci si diverte, ci si commuove, si ringrazia Dio di non averci fatto nascere in quell’America lì: correva voce che Nebraska sarebbe stato la miglior sorpresa del Festival: no.

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Il cineasta sarà distribuito in Italia da Lucky Red che assicura “la versione integrale”

Kechiche: “Non temo la censura ogni paese farà i conti con la sua morale”

DAL NOSTRO INVIATO
ARIANNA FINOS

CANNES – «VOLEVO raccontare la bellezza del corpo, l’espressione del desiderio, la poesia dell’innamoramento ». Così Abdellatif Kechiche spiega le lunghe scene erotiche, con estrema varietà di posizioni e quantità di orgasmi, tra le due protagoniste del suo film in concorso. Due ore e cinquantanove minuti di durata, La vie d’Adéle( capitoli 1 & 2) è la storia d’amore tra una liceale quindicenne e una studentessa delle belle arti dai capelli blu. «Mi affascinava l’idea di un incontro che mette sottosopra la giovane protagonista e le permette di scoprire se stessa e i propri desideri », spiega il regista franco-tunisino di Cous Cous e Venere nera.
Sensuali e affiatate le due attrici, la 27enne Lea Seydoux, attrice emergente in Francia, e la sconosciuta diciottenne Adèle Exarchoupolos (nonno greco) non si sono tirate indietro di fronte alle scene più ardite: «Le abbiamo girate a lungo, a volte anche scoppiando a ridere, sul set. Ma ci siamo sentite sempre a nostro agio», dice Lea Seydoux. Adele Echarchopoulos dice di «essersi affidata completamente » al cineasta. Kechiche rivela di aver filmato quelle scene con un teleobiettivo, in modo da essere meno invasivo. «È molto difficile catturare la sessualità. Ma noi ci siamo andati molto vicini», dice il regista. A proposito di una eventuale censura, l’autore spiega: «Non ho girato il film pensando alle reazioni del pubblico. So che ogni paese ha le proprie specificità di natura commerciale e morale, troveremo un compromesso con i vari distributori». In Italia la Lucky Red ha già annunciato che distribuirà (in autunno) il film nella versione integrale. In Francia La vie d’Adèle arriva in un momento delicato. La recente legge che apre ai matrimoni gay ha suscitato tensioni e reazioni. E l’eclatante suicidio, tre giorni fa, dello scrittore Dominique Venner. «Quando ho deciso di fare un film su questa storia, ispirandomi alla graphic novel di Julie Maroh, Il blu è il più caldo dei colori, il contesto era molto diverso da quello odierno. Non avevo affatto in mente un film militante e posso serenamente affermare che il mio non è un film politico e non ha nessun tipo di messaggio. Il mio è un gesto artistico». Infine Kechiche non esclude la possibilità di un seguito del film, molto applaudito e subito entrato nel totopalma: «Vorrei che la mia Adèle vivesse ancora. Faccio sempre fatica a lasciare dietro di me i personaggi. Nella mia mente ci sono già i capitolo 3 e 4, ma non è detto che li realizzi davvero ». Le attrici hanno già fatto sapere: «Noi siamo pronte».

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CAN CANNES

ARIANNA FINOS

Il ritorno di Von Trier. Dopo aver diffuso la prima foto del set di Ninphomaniac che lo ritrae imbavagliato, il regista danese fa trapelare qualche dettaglio. Gli attori nel film, da Charlotte Geinsbourg, Uma Thurman, Stellan Skasgaard, Shia La-Beouf, e sono stati digitalmente mescolati (in alcune parti del corpo) con attori porno per le scene di sesso hard. Effetti che s’annunciano davvero speciali.

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