Dalla rassegna stampa Cinema

Julie Maroh, il suo romanzo a fumetti ha ispirato «La vita di Adele»

… un incontro promosso da Hamelin in collaborazione con la rassegna di cultura lesbica «Soggettiva» e il festival Gender Bender…

Julie Maroh ha 28 anni e in Francia è diventata popolarissima nel 2010 con il suo graphic novel d’esordio, «Il blu è un colore caldo», a cui aveva iniziato a lavorare una decina d’anni fa, non ancora ventenne. La storia, vincitrice di un premio al festival di Angouleme, da poco è stata pubblicata anche in Italia da Rizzoli Lizard dopo aver venduto più di 50.000 copie. Originaria del nord della Francia, la Maroh ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles, ha creato la fanzine «Guacamole» e oggi alle 17 arriva a Bologna, ospite dello spazio Zoo di Strada Maggiore 50/a, in un incontro promosso da Hamelin in collaborazione con la rassegna di cultura lesbica «Soggettiva» e il festival Gender Bender. Nel frattempo, infatti, come accade sempre più di frequente, il romanzo a fumetti della Maroh è servito da spunto al regista francotunisino Abdellatif Kechiche per realizzare il suo controverso film «La vita di Adele», già sugli schermi bolognesi dopo aver vinto la Palma d’oro a Cannes e aver scatenato aspre rimostranze delle due giovani interpreti nei confronti del regista. Anche la disegnatrice francese non è stata tenera con il discusso film, per la cui realizzazione non è stata interpellata, che ha definito pornografico per l’assoluta inverosimiglianza delle scene di sesso.
Anzi, per riportare le sue parole, «un’esposizione brutale e chirurgica, eccessiva e fredda, del cosiddetto sesso lesbico, che diventa porno e mi fa stare male». Parole dure pronunciate da un’autrice che si definisce femminista e lesbica, proveniente da una famiglia di comunisti, che nel raccontare la storia d’amore tra la quindicenne Clémentine e la più grande Emma, artista dagli inconfondibili capelli blu incontrata casualmente, voleva «parlare a chi rifiuta le persone per le loro scelte omosessuali». Raccontando con accenti anche autobiografici quello che, a suo avviso, tanta parte di trans, queer e adolescenti gay deve affrontare nella vita di tutti i giorni.

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