Dalla rassegna stampa Cinema

La vita di Adele, 3 ore di sesso bollente: domani prima a Bologna

Il film Palma d’oro a Cannes, arriva sugli schermi dei cinema italiani.

Tre ore letteralmente “bollenti” quelle di “La vie d’Adèle” (in Italia La vita di Adele) del regista francese, di origini tunisine, Abdellatif Kechiche. Bollenti non solo per le scene di sesso esplicito – non simulato, verrebbe da aggiungere – tra le due protagoniste del film, ma soprattutto perché “La vie d’Adèle” è uno dei film più convincenti visti alla sessantaseiesima edizione del Festival di Cannes. Qui potete guardare il trailer con la premiazione da parte di Spielberg e alcune scene del film.
L’anteprima italiana sarà proiettata all’Odeon di Bologna alle 21 di martedì 22 ottobre. Poi, dal 24 ottobre, il film sarà in tutta Italia.

Kechiche torna ai fasti di “Cous cous”

Francamente, all’inizio del Festival, il nome di Kechiche, nonostante prove in passato molto convincenti come “La schivata” e “Cous cous”, non era molto quotato dalla stampa specializzata e neanche dai bookmakers. Forse sul regista pesava il flop del suo ultimo film “Venere nera”, che nel 2010 aveva parecchio deluso al Festival di Venezia. Non sappiamo cosa sia successo dopo, ma sicuramente qualcosa avrà ispirato nuovamente in positivo Kechiche.

Storia di Adele

Forse il fumetto a colori da cui è liberamente tratto, “Le bleu est une couleur chaude”, di Julie Maroh, pubblicato qualche anno fa in Francia da Glénat. Nel fumetto la protagonista aveva un nome diverso, Clémentine, che Kechiche ha deciso di cambiare in Adèle (come il vero nome dell’attrice che la interpreta Adèle Exarchopoulus), convinto che questo potesse farla entrare di più nel personaggio.
Chi è Adèle ? Una liceale di Lille, come tante altre. Innamorata dei classici, di Marivaux soprattutto (e il teatro di Marivaux aveva anche ispirato “La schivata” di Kechiche), che cerca di farsi strada nel mondo. Finita la scuola, vorrebbe diventare un’insegnante; nel frattempo studia ed esce con gli amici. Frequenta dei ragazzi, scopre le gioie del sesso, ma qualcosa la trattiene. Si lascerà andare veramente solo quando incontra Emma (Lèa Seydoux), di qualche anno più grande di lei, aspirante pittrice e lesbica dichiarata.

Un amore totalizzante

Tra le due scoppia subito un grande amore, totalizzante, che non sarà facile da gestire. Adèle è ingenua, vuole riempire la sua vita solo con la presenza di Emma; questa invece ha un’altra passione, l’arte, e soprattutto degli amici, figli del mondo omosessuale stereotipato, che parlano solo d’arte e di diritti sociali. Ad un tratto qualcosa s’inceppa, complice una leggerezza di Adèle, che non verrà perdonata…

Sensualità travolgente

“La vie d’Adèle” è fondamentalmente un film di formazione, che ci porta, senza mai frenare, nella crescita mentale ed ormonale di una adolescente, nei suoi turbamenti, fino al fondo del suoi dolori. Kechiche filma in maniera pedante, seguendo le due attrici fino ai limiti del loro privato. E usando il montaggio in maniera quasi aggressiva, per far sì che la passione mostrata sia anche la nostra. Ne esce fuori una giostra dei sensi, vera, dove la morbidezza dei corpi della Exarchopoulus e della Seydoux si fondono in una sensualità travolgente.
Difficile ricordarsi delle scene lesbo tanto osè al cinema, e soprattuto è difficile ritrovarne di così credibili.

Due attrici davvero credibili

Le due attrici si spingono veramente al di là del loro talento, e se Lèa Seidoux l’avevamo ammirata anche in film recenti come “Lourdes” e “L’Enfant d’en haut”, la vera sorpresa è Adèle Exarchopoulus. Sono già molti i critici che hanno paragonato la sua performance a quella della giovanissima Sandrine Bonnaire ne “Ai nostri amori”, del 1984, di Maurice Pialat. Un paragone che potrebbe sembrare ingombrante ma non lo è, perché della Bonnaire la Exarchopoulus sembra veramente l’erede. Sul suo volto lo stesso misto di fragilità ed impudenza, lo stesso candore pronto a macchiarsi. E speriamo arrivi per Adèle quella Palma d’Oro che Sandrine non ha mai avuto. Sarebbe veramente un risarcimento, oltre che un indiscusso mérito.

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