Dalla rassegna stampa Cinema

L'amore di Adele è una lotta di classe

CONCORSO – Una love story lesbo per Abdellatif Kechiche

CANNES
Il regista segue e quasi scruta le protagoniste di questo romanzo di formazione
Frammenti di seduzione. Sul bus: «Che musica ascolti?» Lei: «Tutta meno che l’heavy metal». Lui: «È quella che suono». Sorriso, imbarazzo: gli occhi si alzano fuori dal finestrino, guardano intorno, paura di uno sguardo che direbbe già tutto. A scuola tra ragazzine, si parla di maschi, quelli carini, quelli no, risate, odore sudato di adolescenza. Adèle ha quindici anni e si cerca nella letteratura, Marivaux e La vie de Marianne, Bob Marley è il suo Sartre, in piazza con gli amici grida: «Vogliamo tutto», loro la generazione del tutto uguale a niente. La sessualità è un confine incerto, ma col ragazzo quando fanno l’amore lei guarda in aria e la compagna di classe la fa felice. Adele è vorace, la bocca sempre aperta, la fame continua. Nelle sue fantasie notturne c’è la misteriosa ragazza coi capelli blu, incrociata per strada. Ma è il destino di un attimo, come in una canzonetta e Emma (Lea Seydou ironica e misteriosa) entra nella sua vita. Studentessa di Beaux Arts, pittrice concettuale, piuttosto butch, ama Klimt più di Schiele, i suoi ritratti sono un dettaglio. Gli occhi, la bocca. La vie d’Adele Chapitre 1 et 2 – che sta a significare un probabile seguito, per dichiarazione del regista – di Abdellatif Kechiche, è stato accolto con trionfo da Palma d’oro – «una bomba filmica» lo ha definito il settimanale Les Inrockuptibles (uscirà in Italia per Lucky Red) è un romanzo di formazione, e il racconto di un amore incollato alla sua protagonista Adele Exarchopoulos (per molti migliore attrice )- che Kechiche segue, scruta, quasi «possiede» nelle zone più segrete, intime, coi primi piani, un’ossessione che la .risucchia, entra negli occhi, le mani, i capelli, nella bocca adolescente sempre aperta, sulla faccia paffuta della ragazzina fino al sottile filo di saliva che le luccica tra le labbra quando dorme.
Nel corso delle tre ore accade tutto e non accade nulla, Emma e Adele parlano di filosofia, si guardano, passeggiano nel parco, si amano, fanno sesso. Adele è concreta, famiglia piccolo borghese che mangia la pasta al ragù davanti alla televisione accesa, nel futuro vede un lavoro, fare la maestra. Emma combatte per una mostra, per la sua libertà d’artista, in famiglia mangiano ostriche e sulle pareti di casa della madre non ci sono poster ma quadri concettuali. E siccome in una coppia c’è sempre chi soffre e chi si annoia, l’amore esclusivo di Adele finirà nel tempo per stancare Emma, che cerca anche altre complicità e il sesso da sé non le basta.
Filmare l’amore nei suoi passaggi e nelle sue variazioni, nei gesti impalpabili del «prima» e del «dopo», nella tensione del desiderio che chiude la gola e nella paura dell’appagamento. E che ad amarsi siano due donne non cambia, i movimenti sono gli stessi, ci si innamora e ci si lascia, è sole e tempesta, solitudine e rabbia. Il gender, appunto, non c’entra, o è appena accennato nelle paure di Adele di fronte ai compagni di classe prima, e dopo tra i colleghi a scuola nonostante in Francia abbiano riconosciuto i matrimoni gay è pur sempre una borghese piccola piccola. E in questa sovrastruttura Kechiche impiglia il suo discorso amoroso, i respiri di libertà finiscono piano piano per soffocare nel dispositivo ravvicinato e quasi maniacale, nel tempo che sfinisce le immagini, le prolunga, ne cerca una spiegazione. La scena d’amore tra le due donne (ha inebriato in molti, specie i maschi) inanella una serie di pose plastiche, citazioni d’arte, in cui la ripetizione sfinisce il piacere, la pulsione erotica è come un quadro di imitazione.
Adele ama Picasso ma il regista evidentemente no, non destruttura, al contrario ha bisogno di linearità. L’amore come lotta di classe: ma a patto che tutti rimangano al proprio posto.In mezzo agli amici di Emma sembra una povera decerebrata, la moglie che serve a tavola e si preoccupa che tutti mangino. Loro sono odiosi nel bla bla borghese e chic stereotipato, ma basta per far finire una storia, Col suo vestito azzurro cheap Adele diventa la Venere del precedente film del regista tunisino (La venere nera) fuori luogo fuori posto per lei c’è il maghrebino ex attore che ha mollato il cinema per il più concreto campo immobiliare. Effetto-causa-effetto e non si capisce dove sta Kechiche. L’ha scrutata, l’ha messa nuda la sua Adele, ma è capace di amarla?

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