Dalla rassegna stampa Cinema

Kechiche e la vita d’Adele storia dell’amore saffico più amato dal cinema

Mentre i cinema dell’Idaho non potranno proiettare «La Vita di Adele», film vincitore della Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes, il regista Abdellatif Kechiche sbarca nella…

Mentre i cinema dell’Idaho non potranno proiettare «La Vita di Adele», film vincitore della Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes, il regista Abdellatif Kechiche sbarca nella capitale per presentare la pellicola, nelle sale italiane dal 24 ottobre con Lucky Red. Se la legge dell’Idaho vieta la proiezione di film con scene di sesso esplicito, presenti nell’opera del regista franco-tunisino che racconta l’amore lesbico tra due ragazze, nel resto degli Usa, il film uscirà il 25 ottobre e potrà essere visto solo dai maggiorenni.
Kechiche difende, intanto, a spada tratta la sua pellicola: «Il cinema ci permette di superare la vita, a volte, grazie allo schermo che allo stesso tempo ci protegge e ci mette a nudo. Per farlo, però, è necessario scegliere attori disponibili a darsi e l’aspetto di verità che emerge dal film è in primo luogo per merito loro, soprattutto di Adele Exarchopoulos, che lo sorregge dall’inizio alla fine».
Incentrato sulla liceale Adele, la storia segue il delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta: dopo l’incontro casuale con Emma (Lea Seydoux), ragazza dai capelli blu iscritta all’Accademia di Belle Arti, la visione del mondo di Adele inizia a vacillare. Liberamente ispirato al graphic novel «Il blu è un colore caldo» di Julie Maroh (in libreria edito da Rizzoli), «La vita di Adele» segue il difficile percorso di maturazione di una ragazza, la scoperta della propria omosessualità, l’incontro con l’amore e la separazione.
«Credo che a suscitare il coinvolgimento emotivo del pubblico sia prima di ogni cosa la fame di vivere, l’appetito per ogni aspetto dell’esistenza che Adele riesce a trasmettere. È questa fame che ti porta a rischiare, a metterti in situazioni pericolose – ha detto il regista ieri al Quattro Fontane di Roma – Il processo di trasformazione della protagonista, che da adolescente diventa giovane donna, sullo schermo appare così naturale grazie alla maniera istintiva con cui tale cambiamento viene affrontato da Adele. È questo l’aspetto magico e spontaneo che l’attrice ha saputo cogliere ed è un elemento che mi ha sempre appassionato, quello di vedere come un attore riesca a far suoi dei mutamenti senza ricorrere a chissà quali ricerche o studi di qualche tipo».
L’aspirazione verso la libertà passa necessariamente attraverso l’incontro e il rapporto con Emma: «Il personaggio di Emma diventa, infatti, strumento nel destino di Adele, per rivelarle cose che lei custodiva senza magari saperlo – ha spiegato ancora il regista, che per l’edizione homevideo del film annuncia anche la presenza della versione estesa del film – Per forza di cose, in una pellicola che già dura tre ore, abbiamo dovuto eliminare anche molte belle scene, soprattutto relative ad alcune lezioni scolastiche di scienze o letteratura. Avevo già affrontato il discorso sulla scuola e sull’insegnamento ne “La schivata”: quello dell’insegnante è un lavoro fondamentale (mestiere che intraprende Adele, ndr), ma che spesso rimane nell’ombra, a differenza dell’arte che, attraverso mostre, premi o quant’altro, gode di maggiore visibilità».

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