Il Vento, di sera

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Il Vento, di sera

E’ un film sulla sofferenza causata dalla perdita dell’amato. Una storia d’amore gay vissuta ai nostri giorni, con tutte le implicazioni e discriminazioni conseguenti. Siamo legati fragilmente al filo della vita: “basta un poco di vento a farci volar via” (Bernard- Marie Koltès). Per il protagonista del film, il vento che porta via un amore e può cambiare la vita di chi è rimasto coincide con un atto che ha potenti ricadute sulla vita politica e sociale di un intero paese. Un attacco terroristico, un delitto, l’uccisione di un testimone: in un attimo vengono strappate delle vite umane, e vengono scardinate le vite di chi rimane. Dice il regista: “E’ una storia di perdita e di lacerazione sociale e personale, costruita intorno al punto di osservazione di un solo individuo, sconvolto dall’uccisione improvvisa di una persona importante”.

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3 commenti

  1. thediamondwink

    c’è solo un aggettivo per descrivere il film: brutto!
    Brutte le interpretazione di tutti gli attori, non capaci di esprimere dolore e/o contentezza;
    Brutta la sceneggiatura, si può guardare l’inizio andando direttamente alla fine senza che sia accaduto niente di rilevante ne travolgente (vogliamo parlare dei circa 30minuti di parti senza dialogo!?!);
    Brutta la colonna sonora, inesistente!
    Il finale non c’è!
    Aggiungo ‘orribile’

  2. oltreparis

    Sono rimasto un po deluso da questo film, mi aspettavo molto di più mentre invece l’ho trovato un po scarno e monotono. La trama non è malvagia ma tutto il resto lascia molto a desiderare; dall’audio alle inquadrature per non parlare dei dialoghi.
    Forse come cortometraggio avrebbe stancato di meno e sarebbe risultato molto meno noioso.

  3. Gianco

    Finalmente un film militante e per di più un film di grande qualità artistica. Le principali problematiche omosessuali sono l’asse portante della sceneggiatura (discriminazioni, diritti civili, famiglia gay, amore gay, ecc.), perfino i luoghi sono quelli propri del movimento gay (il Cassero di Bologna). I personaggi non sono recitati ma indagati, scoperti, denudati così da apparire terribilmente veri ed autentici, anche con pochissime battute o addirittura solo con pochi gesti. Tutto il film ha uno stile unitario e personale che è difficile trovare in un’opera prima. Non mi era mai accaduto di ritrovarmi dentro ad un film in modo così completo, con la mia sessualità, i miei problemi, i miei ambienti, i miei dolori, ecc. Uno dei film più belli di questi ultimi anni. Grazie Adriatico, e, ti prego, non abbandonarci ma continua così.

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La stazione ferroviaria di una grande città. Marco esce dalla stazione, prende la bicicletta e pedala verso casa. Nel frattempo Paolo sta parlando la telefono con Luca, il suo compagno che sta aspettando per la cena. Marco arriva davanti al portone e viene raggiunto da due colpi di pistola. Sulla strada del killer in fuga compare casualmete Luca. Il killer gli spara, Luca cade ferito.
La storia parte dall’assassinio di un politico (il film è dedicato a Biagi) ma si concentra poi tutto sulla vita e gli affetti di un altro uomo, trovatosi per caso sulla via di fuga dell’ assassino, che abbatte anche lui, per facilitarsi la scappatoia. Una morte tremenda la prima, del tutto incomprensibile la seconda. Questa seconda morte, non diversa dalla prima per gli aspetti della perdita e della lacerazione, lascia attonito Paolo (Corso Salani), che di quello ‘sconosciuto’ è l’ amico, l’ amore, il convivente che lo aveva sentito solo pochi minuti prima al cellulare: lo aspettava a casa per cena e lo deve invece andare a cercare in ospedale, dove medici e infermieri non gli fanno sapere nulla perché non è un familiare ‘ufficiale’. Un dramma in più nella tragedia, questo delle coppie di fatto senza diritti civili. E accade tutto in una notte, fra giornalisti che invece svelano presto a Paolo quanto dolore lo attende, poi le ore passate a cercare invano di farsene una ragione e i giornali del mattino che, nero su bianco, confermano l’ineluttabile.

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