Sex and the City

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Sex and the City

Il film parte dove la serie HBO terminava (esattamente quattro anni dopo), con le nostre quattro eroine che si destreggiano abilmente tra impieghi, relazioni sentimentali, desideri di maternità, matrimoni e lussuosi appartamenti a Manhattan. Anche nel film abbiamo particine secondarie per Stanford (Willie Garson), il “marito gay” di Carrie, e per Anthony (Mario Cantone), l’amico gay di Charlotte. Nel film, a differenza della serie, gli uomini hanno parti più definite e variegate, ma anche le protagoniste sono cambiate. Carrie (Sarah Jessica Parker) ha detto che il suo personaggio nel film “ha priorità diverse, dedica più tempo al rapporto con Mr. Big, alle sue amicizie, alla carriera, a quello che pensa sia il suo obiettivo nella vita. Proprio come nella vita vera, col passare degli anni alcune persone diventano più importanti per noi, sai meglio che cosa vuoi, si mettono da parte frivolezze e capricci perché si è più adulti” e prosegue affermando che “Carrie vive in una sorta di luogo iperreale, una New York che non è quella vera, è come la vogliamo vedere, poetica, idilliaca, con tutto il suo romanticismo, l´architettura, la letteratura. Carrie è anche un disastro di persona, non è priva di difetti. Ma è curiosa nei rapporti umani molto legata agli amici, e queste per me sono qualità interessanti. Non so però se la rendono un modello. Credo che sia un bel personaggio in una buona sceneggiatura”. Carrie nel film finalmente si sposa ma senza invitati e con un abito non firmato. Ricordiamo però che per tenere i fans con il fiato sospeso i produttori hanno girato diversi finali per la pellicola, in modo da non rivelare quale sarà l’effettivo “the end”.

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2 commenti

  1. thediamondwink

    Ovviamente la trasposizione di un perfetto telefilm al cinema non rende mai! Non mi è piaciuto molto, forse ho trovato estenuante le forzature sulla sceneggiatura e troppo scontate alcune parti. Niente da fare!

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Dalla serie tv ispirata agli articoli di Candace Bushnell apparsi sulla rubrica del New York Observer e raccolti nel libro omonimo (ed. Mondadori, 2001)

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