Dalla rassegna stampa Cinema

«Sex & the City», & bei conti in banca

TENDENZE Domani approda nelle sale di mezzo mondo la versione cinematografica di «Sex & the City»: il telefilm sulle avventure erotiche di quattro amiche tutte benestanti e belle che ha spopolato

Los Angeles

Scene di delirio collettivo a New York per Sex & the City The Movie, il film tratto dalla famosissima serie televisiva amata dalle donne, spesso detestata dagli uomini, che domani sarà nelle sale cinematografiche di mezzo mondo, Italia compresa. Al Radio City Music Hall di New York, martedì sera un’anteprima ha lasciato fuori circa 2000 fan in tacchi a spillo. Alcune piangevano, altre imprecavano al Daily News che ha distribuito troppi biglietti omaggio.
L’episodio è sintomatico del fenomeno. La serie non è più sul piccolo schermo da quattro anni eppure è ancora nel cuore delle donne per quel suo modo di raccontare un universo femminile di grande fascino, fatto di donne ricche, bianche ed emancipate che, stufe di sognare l’uomo perfetto, investono il tempo in sesso e piaceri della vita. Chi ha seguito la serie, andata in onda per la prima volta nel 1998 su Hbo e poi esportata in oltre 50 paesi, non si perderebbe per nulla al mondo la versione cinematografica e la presa d’assalto dell’anteprima newyorkese lo dimostra. Le quattro ragazze, Sarah Jessica Parker, Cynthia Nixon, Kim Cattrall e Kristin Davis, intanto hanno un gran da fare a presenziare a feste, anteprime e incontri stampa. Loro si dicono lusingate dell’affetto dimostrato dalle fan a distanza di anni. «Tutte noi siamo cambiate, siamo cresciute – dice la protagonista Sarah Jessica Parker – anche New York è cambiata in questi anni. Un cambiamento che va in un senso molto simile alla New York che abbiamo sempre raccontato, ma non è un bene per la città». La vena di pessimismo non tragga in inganno. Sex and the City, anche al cinema, rimane fedele a se stesso: niente colpi di scena drammatici, non morirà nessuna delle protagoniste e uno dei tanti finali annunciati dal tam tam mediatico di questi mesi troverà spazio, ma guai a dire quale.
Quello che si può dire è che le ragazze continuano ad indossare abiti griffati e scarpe «tacco 12», a rappresentare un mondo dove non esistono problemi di mutuo e rate dell’asilo, ma portano occhiali da presbiti in borsetta. «Sarebbe stato un errore congelarle nel tempo – ha spiegato Michael Patrick King che a 53 anni ha debuttato come regista e sceneggiatore dopo aver lavorato al serial ed esserne diventato il produttore e l’autore del primo e dell’ultimo episodio di ogni stagione -. Quando lo show cominciò a spopolare, alla fine degli anni Novanta, Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda erano quattro amiche sulla trentina, single ed in carriera, in una New York spensierata e ottimista. Nelle sei stagioni molte cose sono cambiate: fidanzati, professioni, amicizie. Miranda (Cinthia Nixon) ha avuto un bambino, Charlotte (Kristin Davis) ne ha adottata un’altra e Samantha (Kim Cattrall) si è ammalata di cancro. Ora le ritroviamo nei loro “anta”, Samantha spegnerà le 50 candeline, mentre le amiche brinderanno ai “prossimi 50″».
Anche New York è invecchiata. Il regista ha rappresentato nel film un po’ della recessione che l’America sta vivendo fra crisi dei mutui e fabbriche che chiudono: «Io sono di Scranton, città della Pennsylvania ora famosa per le sue fabbriche chiuse e per questo non ho timore di poter offendere nessuno con un film “leggero”. Il mio modello è il grande cinema degli anni della Grande Depressione, commedie come Sullivan’s Travel di John Preston Sturges, che si prefiggono di far riflettere ma anche far rideree». E infatti in Sex And the City si riderà. Seguire le vicissitudini amorose di Carrie, la protagonista, sarà come salire sulle montagne russe: fidanzamenti, rotture, preparativi di matrimonio… Intanto anche per le altre amiche le cose cambiano. Gli uomini «usa e getta» e le rocambolesche avventure erotiche dei primi telefilm hanno perso appeal e loro sono in cerca di una vita diversa. C’è anche una protagonista in più, interpretata da Jennifer Hudson che ha vinto l’Oscar per Dreamgirls. È l’assistente di Carrie che – ecco la svolta «sociale» del film – non ha le possibilità delle quattro amiche e, per stare al passo, affitta le borse Vuitton, tenendo però i piedi per terra: «Rappresenta la gioventù che continua ad arrivare in città come New York, Londra o Milano», dice il regista senza escludere la possibilità di un sequel.

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