I commenti degli utenti

  1. Croce e delizia
    ettore

    Film orribile.

  2. Gamberetti per tutti
    Ovo

    GAMBERETTI è il nome di una squadra che, tra uno stacchetto scoordinato e una rimorchiata su Grindr, insegue il sogno di partecipare ai campionati europei di pallanuoto gay. Il nuovo allenatore, un eterosessuale mediamente omofobo (nel senso che è omofobo nella maniera in cui lo è la maggior parte degli eterosessuali che conosco), si ferma all’apparenza e vede solo una banda di checche ridicole, che non arriverà mai da nessuna parte. Grazie soprattutto a sua figlia, l’allenatore, col tempo, riesce a vedere oltre. Queste persone, per un motivo o per un altro, mettono un pezzettino di sé stesse nel perseguire un obiettivo comune e dimostrano uno spirito di squadra che ha la radice più solida che si possa trovare: l’amicizia.
    Gustosa commedia (anche in parte road movie), con trovate intelligenti (tra cui un bellissimo omaggio alla nostra Sabrina Salerno), che riesce a fare riflettere su una questione fondamentale: noi del popolo LGBT dovremmo essere solidali ogni giorno dell’anno e non solo in occasione del Pride.
    Promosso e consigliato: vi metterà la voglia di iscrivervi ad una qualche squadra gay della vostra città, oppure… addirittura di fondarne una.

  3. Gli anni amari
    Tnello

    Tanta attesa per un film indegno, brutto, imbarazzante. Uno schiaffo a Mieli. Veramente non mi capacito come così poca professionalità a vari livelli venga prodotta e distribuita: solo raccomandazioni amicali e di interessi credo. Che qualcuno salvi la memoria di Mieli! Che tristezza.

  4. Just Say Love
    duende

    Lui è un gay intellettuale che pensa all’amore, l’altro è un muscoloso falegname etero interessato solo al sesso: cos’avranno mai da dirsi? Eppure, il film è costruito proprio sul dialogo tra di loro (unici personaggi) e sulla loro storia destinata a evolversi. Romanticismo a palate per una storia stupidina, con contorno di imbarazzanti pose plastiche. Eppure l’opera ha un suo fascino, per la scelta stilistica che punta sull’esplicita teatralità (pure con spazio alla Dogville), che esalta il senso di un’interrogazione sui sentimenti.

  5. Weekend
    duende

    Poteva essere una semplice storia di sesso occasionale, ma il weekend che passano due ragazzi – il loro primo e ultimo weekend insieme – si trasforma in una trepidante storia d’amore sul nascere, scandita dal sesso, da un po’ di droga, ma soprattutto da lunghi dialoghi che li svelano a poco a poco. E proprio la sceneggiatura (oltre alla naturalezza delle interpretazioni e alla semplicità della regia) è la carta vincente di un film che attraversa non solo temi importanti del mondo gay ma anche percorsi universali dell’amore. Semplicemente vero.

  6. Gli anni amari
    duende

    Un film raccomandabile. Anzitutto perché è un film necessario: era davvero arrivato il momento di raccontare Mario Mieli e la nascita del movimento italiano negli anni 70. E poi è un bel film perché la figura di Mario non è un santino o un’icona, ma è raccontata con una grande ricchezza di sfaccettature con tutta la sua complicata umanità. Buono anche che non sia un film di nicchia, ma che può interessare un pubblico generale, che magari in questo modo riesce ad avvicinarsi meglio a temi e questioni nuove. Notevole il protagonista Nicola Di Benedetto, e molto intensa la madre Susanna Ceccarelli. Un film un po’ storico-biografico e quindi da vedere con l’idea di imparare, ma anche con alcuni momenti di divertimento (la scena con i fascisti) e altri di intensa emozione.

  7. Beach Rats
    duende

    Sta con amici bulletti assetati di sex (etero) & drugs, si fa pure la ragazza, ma cerca il sesso gay con uomini maturi, spaventato dal venire scoperto ma anche dallo scoprire la sua vera identità. Bellissimo film non solo per la capacità di indagare nei meandri di una psicologia adolescenziale fragile e in evoluzione, ma anche per la sensibilità (poco ‘americana’) di una regista che non si concede a scene trendy-choc, ma ricama una elegia poetica che si fonda su un’esemplare partitura dei corpi scrutati da una suggestiva fotografia digitale.

  8. Holding the Man
    duende

    Dal liceo alla morte per Aids: la storia vera di una coppia gay attraverso 15 anni di vita, tra amore e sesso, scontri familiari e attivismo, aspirazioni e malattia. Una vicenda emozionante e struggente, la cui autenticità risalta nella complessità degli episodi e delle relazioni, e che ci fa attraversare un drammatico pezzo di Storia recente con intensa sensibilità e senza falsi pudori: la scena di sesso durante la malattia è una sequenza oltremodo toccante e sconvolgente per la sua naturalezza. Da vedere oltre i titoli di coda. Dolceamaro.

  9. La Patata bollente
    Fabio

    “Tango diverso” di Toto Savio (cantante degli Squallor) che si firma con lo pseudonimo Tamara.

  10. Gli anni amari
    duende

    Bello e necessario! Necessario perché era davvero arrivato il momento di raccontare la vita di Mario Mieli e le origini del movimento italiano negli anni 70, e di farlo da una prospettiva lgbt+. Bello perché la figura di Mario non è un santino, ma è raccontata con una grande ricchezza di sfaccettature, che portano anche a molti cambiamenti di registro durante il film. E poi mi ha colpito l’impostazione aperta a un pubblico generale, cioè non è un film di nicchia, ma una storia che si può far vedere da tutt* sperando che molti aspetti di Mario e della lotta per i nostri diritti venga conosciuta anche da chi non è lgbt+. Notevole il protagonista Nicola Di Benedetto, che ci accompagna dentro l’altalena emotiva e intellettuale di Mario, e ottimi anche divers* altr* interpreti (fra tutt*, la madre: Susanna Ceccarelli). Un film un po’ storico-biografico e quindi da vedere con l’idea di imparare, ma anche con alcuni momenti di divertimento (la scena con i fascisti!) e altri di intensa emozione. Raccomandabile.

  11. Gli anni amari
    SuperPop

    Mi spiace davvero dirlo ma non ci siamo.
    Le aspettative erano piuttosto alte. Ho sempre amato e condiviso la filosofia di Mario Mieli e leggere tante recensioni entusiaste mi aveva caricato di aspettative.
    Ho invece trovato il film abbastanza superficiale nel racconto degli eventi, molto approssimativo e spesso riduttivo. Si ha la sensazione che tutto venga raccontato un po’ a casaccio senza nessuna logica.
    La ricostruzione storica è notevole, così come la scenografia e i costumi. Un po’ meno la recitazione (troppo teatrale) e il montaggio.
    Degni di nota, Lorenzo Balducci (che interpreta il fratello maggiore Giulio Mieli) e Tobia De Angelis (che interpreta Umberto Pasti, con cui Mario ha avuto la sua ultima storia d’amore).
    Un’occasione davvero sprecata sprecata.

  12. Kiss Mig
    vv22

    dove?

  13. Wild Horses
    Alessia

    Perché fa troppo schifo, anche per netflix

  14. La dea fortuna
    andrea

    Prima di questo regista la produzione italiana non aveva film a tema poichè era ferma a qualche accenno en travesti’ in stile belle epoque. . Con le fate ignoranti questo regista ha rotto il muro del silenzio, si è fatto un balzo di cento anni dopodicchè li si è fermato. Non parlo dello stile che mi piace tantissimo ma se guardo i suoi film non vedo il segno del cambiamento..Quest’ultimo mi è sembrato un film da rai educational anni 90. In USA ci sono film e serie in cui il ruolo gay è interpretato anche da attori gay dichiarati che interpretano sesso e sentimento d’amore per il partner in modo realistico che non sembra per nulla sentimento di fratellanza e amicizia. Siamo carichi di aspettative quando esce un suo film poichè non ci sono registi italiani che realizzino storie inclusive .

  15. Shortbus
    RobyHIV

    é Un Film porno dove tutti gli attori fanno SOLO sesso bareback
    e l’AIDS ????

  16. When I'm 64
    Gianc56

    Film bellissimo con finale a sorpresa, anche se la realtà (quasi sempre) è diversa. Toccante ed è un peccato sia solo in lingua inglese, addirittura con molte slang words che lo rendono quasi intraducibile.
    Dovrebbero tradurlo o perlomeno sottotitolarlo in varie lingue perché è un film da non perdere assolutamente!

  17. Holding the Man
    Enzo

    Ho visto il film ieri sera. Io sono gay e sono del 66. In più sono anche medico.
    Nell’88 ero al secondo anno di medicina e per il tramite del prof di microbiologia ho visto dei casi di AIDS conclamata. Il virus era stato già identificato da Gallo. NON AVEVAMO NESSUNA TERAPIA! Era un calvario atroce che si concludeva con la morte.. liberatoria.
    Era la peste dei froci e poi divenne anche quella degli emofifici.
    Nel 97 a Milano conobbi il mio primo amore.. sieropositivo. Uno stronzo ma questo non interessa. L’ho amato più della mia vita. Non lo meritava.
    Era seguito al Sacco e prendeva tante di quelle compresse che spesso lo portavano ad abbandonare la terapia. Con mio grande disappunto.
    L’ho sentito l’anno scorso prima di mandarlo definitivamente al diavolo…in ottima salute e stronzo come sempre.
    Questo per chi dice che le case farmaceutiche pensano solo si loro profitti. È vero ma non sono enti di beneficenza. E nonostante tutto, c’è ancora chi fa sesso non protetto. Il che è ASSURDO!!
    Tornando al film: stanotte non mi ha fatto dormire…vi sono delle palesi fesserie scientifiche ma la storia è struggente…forse anche TROPPO.
    Pare che la vittima sia il ragazzo Bruno, ma che il carnefice era consapevole di essere tale e questo ossimoro è ciò che accadeva veramente.
    L’agonia è interpretata in modo clinicamente perfetto. Si muore esattamente così☹️
    Personalmente ammucchiate e sesso promiscuo non ne ho mai fatto. Ragazzi giovani: non abbassare mai la guardia: profilattico sia per sesso orale che anale, insertivo e recettivo.
    Ah… ovviamente non sono
    sieropositivo 😁👋👋

  18. La dea fortuna
    Tnello

    Teatrale, stucchevole e a tratti noioso. Mi indispone anche questa attenzione mediatica non meritata. Nel 2020 ancora a fare scene tra omosessuali patinate, abbottonate: finte! Indigeribile.

  19. Wild Horses
    Oreste

    Maggio 2020, nel catalogo Netflix non trovo questo film. Perchè?

  20. Animali notturni
    Ovo

    Due vicende: una sul piano reale e una sul piano immaginario.
    Reale: Amy è una donna sofisticata, con un marito bellissimo e una carriera nel campo dell’arte. La sua vita sembra perfetta, con i capelli sempre in ordine, i vestiti di alta moda e una casa di quelle che si vedono solo nelle riviste. Amy, però, non è felice: è sempre sola in quella casa, poiché il marito preferisce la compagnia di altre donne; inoltre la sua carriera è in fase di stallo ed è proprio a questo punto che, l’ex marito, le invia la bozza del suo romanzo di prossima pubblicazione. Amy si immerge nella lettura.
    Immaginario: Il romanzo narra una storia tragica. Una famiglia, in piena notte, viaggia su una strada statale in una zona desertica. Un’auto si avvicina. Sopra ci sono tre ragazzi, probabilmente sotto l’effetto di droghe, che cercano divertimento. Da questo punto in poi, parte un crescendo di violenza, che ha per conseguenza la distruzione della famiglia e l’annientamento psicologico del padre.
    Dalla lettura del romanzo, Amy capisce che suo marito le ha inviato un messaggio: la storia, estremamente cruda, è in realtà una metafora di quello che il suo ex marito ha vissuto per colpa di lei.
    Tom Ford dimostra tutta la sua abilità di cineasta. Ottimo il contrasto tra le due scenografie diverse. Nella realtà di Amy, vediamo solo interni, luci soffuse e tutto sembra finto, come in una soap opera (dai look di Amy e suo marito, ai mobili di design). Nella realtà del romanzo, invece, siamo in pieno deserto e passiamo dalla nera notte al sole accecante; tutto è polveroso e sporco… vero insomma.
    Gyllenhaal si conferma un attore coi controfiocchi, ma Michael Shannon non è da meno.
    Consigliato, anche se mette addosso un’angoscia che dura qualche giorno.