Brüno

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Brüno

Annunciato come il seguito di Borat, questo nuovo mockumentary ( fusione delle parole inglesi mock ‘deridere’ e documentary, significa ‘falso documentario’) interpretato e scritto da Sacha Baron Cohen, ha tutte le carte per bissarne il grande successo internazionale. La tematica gay questa volta è predominante in quanto il protagonista del film, il giornalista e reporter di moda Bruno che lavora per una fantomatica tv austriaca (OJRF), è gay dichiarato e stereotipato. Nel film viaggia per i show della moda più importanti del mondo intervistando i protagonisti di questi jet-set, come al solito in modo irriverente e provocante. Il personaggio di Bruno è già stato presentato da Sacha Baron Cohen all’interno dello show Da Ali G sul canale tv Paramount Comedy. Per la realizzazione di questo film c’è stata una vera e propria battaglia tra le più importanti major hollywoodiane che ha visto la vittoria della Universal (ha sborsato 42 milioni di dollari, comprensivi dei 25 necessari per la realizzazione della pellicola). Il sottotitolo provvisorio del film è: “Bruno: viaggio delizioso attraverso l’America con lo scopo di rendere sgradevole la visibilità etero dei maschi alla presenza di un gay straniero in T-Shirt a rete”

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19 commenti

  1. oltreparis

    Detto alla fiorentina -FA HAHARE- davvero da buttare, regia pessima, doppiaggio orrido, trama banale.
    qualche bettutina qua e la simpatica, ma già sentite e risentite.
    Ho fatto fatica a seguirlo fino alla fine.

  2. A me invece ha fatto ridere il primo quarto d’ora, dopodiché il succedersi di gag incentrate tutte uguali, e tutte un po’ sopra le righe hanno cominciato a stroppiarmi fino a trasformare il mio iniziale divertimento in irritazione.

  3. Prosciuttella

    A me ha fatto molto ridere, dopo il primo quarto d’ora però…
    Mi ci è voluto un po’ per abituarmi allo stereotipo che, ammetto, all’inizio mi stava MOLTO stretto.
    Le scene con il bambino sono M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-E

  4. Uno dei film più imbarazzanti e ridicoli che abbia mai visto, cerca di provocare tutto e tutti, i gay in primis visto che un film cosi non aiuta ad essere accolti a braccia aperte specialmente nella medioevale Italia tanto che la gente scappava dal cinema.
    Provocario per ebrei mussulmani afroamericani mexicani animalisti credenti e tanti altri
    Spazzatura

  5. titoli di coda

    e poi mjrko77 condivido tt quello che hai scritto. Solo, io nn salvo nemmeno i titoli di coda: bono ormai è diventato il papa. Sposa tt le cause anche quelle di cui non gliene frega niente: evidentemente vuole guadagnarsi il paradiso. Elton john, poi fa più male che bene al movimento gay, per certi versi. Sono altri i cantanti che nobilitano l’essere l’omosessualità: Rufus wainwright, michael stipe dei rem che ha da poco fatto outing (è vero però che avrebbe dovuto farlo prima…), cindy lauper, per citare i più conosciuti.

  6. Metto uno perchè zero nn esiste. E non per i luoghi comuni, per la falsa provocazione, per volere essere a tutti i costi politicamente scorretto (e in questo modo risulta di u conformismo imbarazzante) ma perchè proprio un prodotto scadente. assolutamente sconsigliato!!!!

  7. Darkside

    premetto che non ho visto il film, ma già il trailer mi ha dato fstidio, sembra veramente un film insulso. ma quello che più mi colpisce è il fatto che questo tipo di film è uscito nelle sale italiane e invece un film come “I love you phillip Morris” è ormai un’anno che deve uscire e invece continua ad essere posticipato! questa cosa mi lascia assai perplessa, non sarà che l’unico modo in cui la gente riesce a vedere i gay è ancora lo stereotipo?? che infinita tristezza..

  8. Marco42

    Io invece mi sono divertito vedendo Bruno anzi Brüno, molto più frocio scritto così! 🙂 È un film demenziale, provocatorio anche, una comicità di grana grossa, niente di memorabile certo ma mi ha fatto ridere. Non credo che un film del genere possa far male alla causa come hanno scritto alcuni qui nei commenti, c’è solo uno stereotipo portato all’eccesso e sicuramente non è un film che vuol farsi prendere sul serio. Solo uno stupido bigotto veramente molto ottuso potrebbe lasciarsi influenzare dall’idea di omosessuale data dal film ma in un caso del genere non c’è battaglia gay che tenga amici cari, c’è solo da menajeee.

  9. maxibon

    caro webmaster è inutile che cerchi di dare giustificazioni a questo film. Io sono uscito schifato dal cinema e avrei preferito non averlo visto. Qui non si tratta di fare parodia, di far ridere, ok la risata ci sta pure, perchè si ride evvero ma nel totale il film è un insulto alla comunità gay, E di questi tempi cè poco o niente da ridere. Giacomo

  10. mjrko77

    Uno dei film più BRUTTI che abbia mai visto! Risparmiatevi i soldi del cinema, vi prego… La più stupida parodia stereotipata del gay effemminato e appariscente. E’ inutile che facciamo le battaglie per avere dei diritti quando basta un bruttissimo documentario a far cambiare idea alla opinione pubblica. Fa vedere il peggio del peggio dell’omosessualità. Unico merito ai titoli di coda per la partecipazione di icone della musica del calibro di Bono, Elton John, ed altri.

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trailer: Brüno

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Varie

CRITICA

“A parecchi ha dato fastidio la nuova farsa a denti stretti di Baron Cohen: e proprio ai custodi del ‘politically correct’ di cui il comico si fa beffe. Però è difficile negare due cose. La prima, che è divertente; l’altra, che ridendo verde dell’ossessione per l’immagine e la mania del successo, il film ha anche una sua vena di moralità.” (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 23 ottobre 2009)

“La ricerca di realismo mentre si falsifica il vero. Cioè la possibilità di farci credere che le situazioni impossibili che accadono, che le reazioni inconsapevoli di ipotetici passanti finiti per caso in mezzo alla gag del protagonista siano reali. Questa è la trovata teorica che fa del regista Larry Charles, in combutta con Baron Cohen e con il fidato montatore James Thomas, un originale, anche se non proprio eticamente apprezzabile, provocatore di sguardi verso lo schermo. Ricordiamoci sempre, ad ogni dubbio di realismo che ‘Bruno’ è un truffaldino gioco delle parti. Tanto che nel titolo la u va rigorosamente con la dieresi, come per la u di Universal che distribuisce.” (Davide Turrini, ‘Liberazione’, 23 ottobre 2009)

“Tra vero e falso (…) il film di Larry Charles, digeribile solo con una tonnellata di Maalox, esalta la fisicità autoctona di Cohen, il suo corpo glabro, moltiplicando le irriverenze di John Waters e attaccando tutto e tutti, anche i cosiddetti tolleranti nella confusione totale, amorale e grottesca della civiltà virtuale dettata dalla volgarità televisiva.” (Maurizio Porro, ‘Corriere della Sera’, 23 ottobre 2009)

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