Dalla rassegna stampa Cinema

Da Borat a Bruno - L´inarrestabile talento di Sacha Baron Cohen

Il nuovo film del trasgressivo attore americano mette alla berlina i gay e la ricerca della fama – Di solito essere portati via da sei maschioni è un regalo, ma a Milano mi hanno trattato malissimo

In Israele e Egitto mangiano solo carboidrati, per forza sono aggressivi e gonfi
Ho visto Borat: è solo uno stereotipo molto offensivo di uno straniero E poi non ha proprio nessuna idea della moda

LONDRA
Se Ali G. aveva irritato gli inglesi stanati nel loro razzismo e Borat aveva offeso il Kazakistan, Brüno, ultima creazione di Sacha Baron Cohen potrebbe compensare le eventuali proteste dei gay con quelle degli etero, ugualmente ridicolizzati nelle pratiche sessuali estreme. Ed è possibile urtare la suscettibilità degli austriaci, di cui Baron Cohen assume nazionalità e accento e diventa Brüno, 19 anni – credibili, malgrado ne abbia 20 di più – che si definisce “il giornalista di moda più famoso nei paesi di lingua tedesca, esclusa la Germania”.
La fama nella moda tramonta a Milano. Brüno si presenta con un costumino di Velcro, una sostanza che lo incolla alle tende, lo catapulta in passerella a sfilare tra le modelle. È scandalo, arrivano i carabinieri, lo espellono, ed è “la seconda volta nella storia che gli italiani tradiscono un austriaco”, dice. Ma non rinuncia all´idea di diventare “l´austriaco gay più famoso del mondo dopo Hitler” e parte per Los Angeles. Le vie della celebrità sono infinite, Brüno le sperimenta con tenacia, con il risultato di un film spudorato, a tratti oltraggioso, scorretto. Però si ride, anche con imbarazzo. Il film è uscito in Gran Bretagna vietato ai 18 – in Italia dal 23 ottobre con Medusa – e i primi risultati incoraggiano la speranza di avvicinarsi all´esplosione di Borat, 18 milioni di dollari di costo e 262 di incassi.
La ricerca della fama parte dal cinema, con irresistibili provini durante i quali improvvisa di tutto, fino ad ottenere una comparsata. Fa il giurato in una serie tv: interloquisce con gli avvocati, provoca infinite ripetizioni, finché accende una sigaretta. È il crimine, è la fine con Hollywood. Allora Brüno consulta un´esperta di cause sociali, ricevendola in un ambiente spoglio e facendola accomodare su “morbide poltrone messicane”: operai messicani accucciati per terra, immobili.
Come in Borat, Brüno prevede incontri preparati e altri veri, come quello con il senatore repubblicano Ron Paul che Brüno, con la scusa di un´intervista tenta di sedurre spogliandosi e ancheggiando osceno. Un altro fallimento. Ma se “Clooney si è assicurato il Darfur, Sting l´Amazzonia e Bono l´Aids”, il mondo offre altre cause forti. Come il conflitto arabo-palestinese, Brüno cerca di risolvere con un consiglio ad interlocutori delle due parti: “Smettetela di ammazzarvi tra voi, mettetevi d´accordo per ammazzare i cristiani”. Il soggiorno Israele finisce con una fuga, in pantaloncini trasparenti, inseguito da ebrei ortodossi.
Tornato negli Usa, sulla scia di Madonna e Angelina Jolie, si presenta vestito di rosa, ospite di uno show in Alabama con un bambino africano in braccio. Il pubblico di neri lo accoglie con una perplessità che si trasforma in furore quando alla domanda su come l´ha adottato risponde con il suo sguardo ingenuo “l´ho scambiato con un iPod”. Il talento di Baron Cohen è anche quello di far risaltare i difetti di chi incontra. Come i genitori di bambini da scritturare per un film. “Accetterebbe di vestire sua figlia da nazista e farle gettare un neonato ebreo in un forno?”, domanda. “Se serve per il film”, risponde una madre.
La celebrità non arriva. “Che hanno più di me Tom Cruise, John Travolta e Kevin Spacey?”, riflette Brüno. Non si presentano come gay! E l´ultima parte del film è la trasformazione in eterosessuale, passando per un´esercitazione con le guardie nazionali, una battuta di caccia, un´orgia di sesso, etero, di gruppo, fino al trionfo sul ring di uno stadio affollato di un pubblicaccio urlante, protagonista di una serata violentemente omofobica. Ma non finisce qui. Il finale, romantico e inatteso, ha come valore aggiunto la partecipazione di Bono, Sting ed Elton John con i quali lancia una nuova canzone contro la fame e le guerre nel mondo.

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