Cinema

Annunciate le candidature ai 30mi Premi GLAAD

La più grande associazione LGBT d’America, GLAAD, impegnata a promuovere e garantire un’accurata rappresentazione nei vari media delle persone LGBT, allo scopo di eliminare l’omofobia e la discriminazione basata sull’identità di genere e l’orientamento sessuale, ha pubblicato i candidati del suo prestigioso premio giunto alla 30ma edizione. Sono stati annunciati da Mj Rodriguez ( Pose ) e Nico Santos ( Crazy Rich Asians) dal palco del Sundance 2019 appena iniziato. Ci sono 151 candidature divise in ben 27 categorie, in rappresentanza del meglio che si è potuto vedere nell’anno appena trascorso. Tutte le candidature vogliono onorare e premiare le rappresentazioni corrette, accurate ed inclusive delle persone e delle problematiche LGBT. Per la prima volta viene inserita la categoria dei videogames e quella della programmazione per bambini e famiglia. Sempre per la prima volta alcune categorie sono passate da 5 a 10 candidature, come quella per i film indipendenti che riportiamo di seguito, segno che sono notevolmente aumentate le opere con riferimenti corretti alle persone LGBT.
Le cerimonie di premiazione, che finanziano l’intera associazione no-profit GLAAD, si terranno a Los Angeles giovedì 28 marzo al The Beverly Hilton, e a New York sabato 4 maggio all’Hilton Midtown.
Da notare le differenze tra Grande e Piccola Distribuzione tra Italia e USA

Trovate tutte le candidature nelle varie categorie a questa pagina

Lungometraggi indipendenti (piccola distribuzione)

Saturday Church
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Diversi critici hanno scritto che questo film, ottimo esordio alla regia di Damon Cardasis, è forse alla base dell’ispirazione per la serie Pose di Ryan Murphy (ma non è accreditato) e che, pur senza i milioni di Murphy, cioè con un budget decisamente inferiore, risulta di un livello qualitativo, soprattutto per le interpretazioni, anche superiore.
Ulysses (Luka Kain) è un quattordicenne che frequenta le scuole superiori, un ragazzo sensibile, leggermente effeminato, timido e tranquillo che si sente emarginato dai suoi coetanei che spesso lo bullizzano. Lui non reagisce, non apre bocca, nemmeno in famiglia dove tutti, profondamente religiosi, lo guardano con sospetto. Il padre muore improvvisamente e la madre, che deve affrontare un secondo lavoro per sbarcare il lunario, è costretta ad accettare l’aiuto della conservatrice zia di Ulysses che si prende cura di lui e del fratello più giovane fino al rientro a casa della madre. Un giorno la zia lo sorprende a vestirsi…

Note:

LUNGOMETRAGGI MAINSTREAM (GRANDE DISTRIBUZIONE)

Blockers – Universal

Crazy Rich Asians – Warner Bros.

Deadpool 2 – 20th Century Fox

The Girl in the Spider’s Web – Sony Pictures

Love, Simon – 20th Century Fox

Outstanding Drama Series

Billions (Showtime)

Black Lightning (The CW)

Grey’s Anatomy (ABC)

Il racconto dell’ancella (Hulu)

Instinct (CBS)

Pose (FX)

Shadowhunters (Freeform)

Star (Fox)

Supergirl (The CW)

Wynonna Earp (Syfy)

Outstanding Comedy Series

Brooklyn Nine-Nine (FOX)

Crazy Ex-Girlfriend (The CW)

Dear White People (Netflix)

Modern Family (ABC)

One Day at a Time (Netflix)

Schitt’s Creek (Pop)

Superstore (NBC)

This Close (Sundance Now)

Vida (Starz)

Will & Grace (NBC)

Outstanding TV Movie or Limited Series

American Horror Story: Apocalypse (FX)

The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story (FX)

Life-Size 2 (Freeform)

Sense8 (Netflix)

A Very English Scandal (Amazon Prime)

Outstanding Documentary

Believer (HBO)

Call Her Ganda (Breaking Glass Pictures)

My House (Viceland)

Quiet Heroes (Logo)

When the Beat Drops (Logo)

Outstanding Kids & Family Programming

Adventure Time (Cartoon Network)

Andi Mack (The Disney Channel)

Anne with an E (Netflix)

She-Ra (Netflix)

Steven Universe (Cartoon Network)

Outstanding Reality Program

American Idol (ABC)

I Am Jazz (TLC)

Love & Hip Hop (VH1)

Queer Eye (Netflix)

RuPaul’s Drag Race (VH1)

Outstanding Video Game

Assassin’s Creed: Odyssey (Ubisoft)

The Elder Scrolls Online: Summerset (Bethesda Softworks)

Guild Wars 2: Path of Fire (ArenaNet)

Pillars of Eternity II: Deadfire (Versus Evil)

The Sims Mobile (Electronic Arts)

Vincitore del premio più importante del Sundance, il Gran Premio della Giuria nella competizione drammatica statunitense, “The Miseducation of Cameron Post” di Desiree Akhavan (Appropriate Behavior) è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Emily M. Danforthun che nel 2012, alla sua uscita, diventò un caso letterario negli USA, al centro di vari dibattiti e polemiche sui media. Il tema del film, la riconversione gay, non è del tutto nuovo al cinema, basti pensare a “I Am Michael” con James Franco che ‘guarisce’ dall’omosessualità, o a “But I Am a Cheerleader” con le disavventure di Natasha in un campo di addestramento, ma qui la protagonista non pensa nemmeno un momento a mettere in discussione la propria omosessualità. Qui al centro abbiamo una feroce e puntuale critica all’apparato religioso, al sistema che vorrebbe farti un totale lavaggio del cervello, all’ipocrisia imperante, e al…

We the Animals
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Una sorprendente opera prima (ma ormai ci stiamo abituando) che rende accattivante e coinvolgente una storia forse già vista (madre protettiva, padre lontano, figlio sicuramente gay) ma così affascinante, poetica e immaginativa, da farci gridare al piccolo capolavoro, anche se nell’ambito purtroppo ristretto dei film d’essai. Il film è tratto dal romanzo omonimo (pure esso d’esordio) di Justin Torres, centrato sull’infanzia difficile e maltrattata di un sensibile ragazzino, una storia più interiore che esteriore difficile da tradurre cinematograficamente, ma la regia e la sceneggiatura di Zagar ci riescono splendidamente. Il film è pieno di immagini sublimi che ci rapiscono, visioni oniriche alternate a disegni impressionistici (che ci riportano i sentimenti del piccolo protagonista Jonah), pochissimo parlato (solo quando veramente necessario), e quasi sempre con dialoghi poetici, soprattutto nell’accativante voce fuori campo di Jonah. La regia fa…

Hearts Beat Loud
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Un film romantico che più non si potrebbe, ma mai stucchevole o prolisso. Premio del pubblico in diversi festival (Wisconsin Film Festival, Sarasota Film Festival). Quasi una favola che si svolge in un’America dove non c’è ancora ombra di Trump e seguaci. Ci sono due storie d’amore nel film, assai diverse ma ugualmente coinvolgenti. Quella di due ragazze che stanno affrontando le gioie del loro primo innamoramento e quella di un padre che trova il modo per riavvicinarsi alla figlia. L’omosessualità nel film non è mai un problema, nemmeno quando sembra che il padre dovrebbe essere all’oscuro di avere una figlia lesbica. In realtà dimostrerà di saperlo benissimo e che la cosa non cambia nulla per lui. Anche la regia e la sceneggiatura dimostrano di non preoccuparsi di stare mettendo in scena, in un film quasi mainstream, personaggi lesbo e storia d’amore lesbo, sono personaggi e storie d’amore e basta.
Frank Fisher (Nick Offerman) è un…

A Kid Like Jake
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Il regista trans Silas Howard (che ha diretto alcuni episodi di “Transparent”) dirige un film sul tema della transessualità, con sceneggiatura di Daniel Peale basata sul suo omonimo spettacolo teatrale. Gli attori sono ottimi, compresi quelli secondari (sempre eccellente Ann Dowd qui nel ruolo della nonna). Jim Parson, attore gay dichiarato, veste i panni di Greg, padre di Jake, un bambino di 4 anni che sta passando dall’asilo alle scuole elementari. Jake è un uomo alquanto effeminato e quando si trova davanti un figlio maschio che preferisce giocare con le bambole e indossare abiti femminili, pensa che possa essere colpa sua. Ma il problema adesso, non avendo molta disponibilità economica, è quello di far accedere il figlio ad una scuola privata, senz’altro migliore di quella pubblica, tutte molto esigenti. La madre, Alex (una Claire Denis che sembra ancora nella serie Homeland) è una casalinga, di nuovo incinta, che ha abbandonato il lavoro di avvocato…

La Favorita
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Inghilterra, inizio del XVIII secolo. La regina Anne vede il suo rapporto con la sua consigliera e amante clandestina Sarah Churchill, la duchessa di Malborough, sconvolto dall’arrivo di Abigail, la giovane cugina della duchessa. Ben presto, gli equilibri di potere tra le tre donne finiranno per influenzare anche i rapporti tra la sovrana e la corte. Il fascino di Abigail cattura Sarah che la prende sotto la sua ala mentre Abigail vede la possibilità di un ritorno alle sue radici aristocratiche. Siccome la politica della guerra occupa gran parte del tempo di Sarah, Abigail entra nella breccia per occupare il ruolo di compagna della regina. La loro crescente amicizia le dà la possibilità di soddisfare le sue ambizioni e non lascerà che la donna, l’uomo, la politica o il coniglio si mettano sulla sua strada.
Film in concorso alla Mostra Venezia 75 e in gara per il Queer Lion 2018.

Disobedience
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Sesto film, il primo in lingua inglese, del bravo regista cileno Sebastian Lelio che abbiamo ammirato per il bellissimo “Una donna fantastica”. Anche in questo film l’autore si concentra su interessanti figure femminili, avvalendosi di due interpreti di fama internazionale, Rachel Weisz e Rachel McAdams (quest’ultima leggermente migliore) spalleggiate da un bravissimo Alessandro Nivola (vera sorpresa)
Il film è l’dattamento dell’omonimo romanzo di Naomi Alderman che ci racconta una vicenda d’amore lesbico all’interno della comunità ebraica ortodossa a Londra.
Ronit Krushka (Rachel Weisz) è un’affermata fotografa che vive a New York, dove la vediamo lavorare mentre un’assistente la informa della morte del padre a Londra (avvenuta dopo un focoso sermone sulla disobbedienza e la libertà). Ronit era letteralmente fuggita da casa molti anni prima, dopo aver verificato l’impossibilità di vivere la sua sessualità…

Copia originale
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“Non è un buon momento, all’inizio del decennio 1990, per Lee Israel, respingente, scorbutica autrice, [lesbica] che ama più i gatti che gli esseri umani e ha avuto un certo successo nel decennio precedente come scrittrice di biografie di personalità come Katharine Hepburn o Estée Lauder.
Per la prima volta seguì il consiglio della sua agente, esponendosi in prima persona, non nascondendosi più fra le pagine di altre biografie, ma sventolando il suo nome, oltre al suo talento di scrittrice. Perché questo nessuno glielo negava, anche se l’atto liberatorio arrivò solo dopo aver vissuto una vicenda criminale che è proprio al centro di questo film, insieme all’amicizia ad alto tasso alcolico e cinico con un affascinante pregiudicato gay che ‘si è fatto tutta Manhattan’, come vorrebbe inciso sulla pietra tombale. Splendida interpretazione per Richard E. Grant, così come, naturalmente, di Melissa McCarthy nei panni della Israel, al suo massimo in carriera in un…

Boy Erased
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Il film è tratto dalla storia vera raccontata da Garrard Conley nelle sue memorie omonime (pubblicate nel 2016, in Italia a ottobre 2018) dove racconta le sue esperienze nella terapia di conversione (guarigione dall’omosessualità) che naturalmente terminarono con la ferma convinzione della propria identità. Il regista Joel Edgerton, qui al suo secondo film dopo “The Gift” (ma già attore affermato), preferisce però soffermarsi maggiormente sul rapporto tra il ragazzo gay ed i genitori, ferventi cristiani. Il regista, oltre ad essere sceneggiatore è anche interprete nel ruolo di Victor Sykes, il direttore del programma “Love in Action” dove il giovane Jared Eamons (nome assegnato al vero Garrard Conley) viene inviato dopo la scoperta della sua omosessualità durante il primo anno all’università. Jared Eamons è interpretato da Lucas Hedges, giovanissimo attore già nominato all’Oscar per “Manchester by the Sea” e apprezzato in…

1985
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Il film è stato scelto per inaugurare la 16ma edizione del Florence Queer Festival dopo aver vinto come miglior film al Festival gay di Barcellona, premiato al Dallas International Film Festival, al L.A. Outfest e al Champs-Élysées Film Festival. Il film è girato su pellicola ed è in bianco e nero, cosa che gli dona un’atmosfera atemporale, come fosse senza tempo, sebbene già dal titolo comprendiamo che la vicenda narrata si svolge nel 1985, cioè nel pieno dell’epidemia Aids, quando era una sicura condanna a morte. Il regista gay Yen Tan (che abbiamo imparato ad amare dal film “Pit Stop”) ha detto per inciso che quegli anni, per come il Paese ha gestito l’epidemia Aids, “sono stati una questione molto in bianco e nero”. Nel film però non si pronunciano mai le parole Aids o gay od omosessuale, sebbene siano sottintese quasi in ogni scena, anche questa è stata una precisa scelta del regista perchè “in quegli anni nessuno le…

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