Saturday Church

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Saturday Church

Diversi critici hanno scritto che questo film, ottimo esordio alla regia di Damon Cardasis, è forse alla base dell’ispirazione per la serie Pose di Ryan Murphy (ma non è accreditato) e che, pur senza i milioni di Murphy, cioè con un budget decisamente inferiore, risulta di un livello qualitativo, soprattutto per le interpretazioni, anche superiore.
Ulysses (Luka Kain) è un quattordicenne che frequenta le scuole superiori, un ragazzo sensibile, leggermente effeminato, timido e tranquillo che si sente emarginato dai suoi coetanei che spesso lo bullizzano. Lui non reagisce, non apre bocca, nemmeno in famiglia dove tutti, profondamente religiosi, lo guardano con sospetto. Il padre muore improvvisamente e la madre, che deve affrontare un secondo lavoro per sbarcare il lunario, è costretta ad accettare l’aiuto della conservatrice zia di Ulysses che si prende cura di lui e del fratello più giovane fino al rientro a casa della madre. Un giorno la zia lo sorprende a vestirsi con gli abiti della madre. Segue una drammatica discussione famigliare dopo la quale vediamo Ulysses vagare nella zona gayfriendly della città di New York, dove fa amicizia con un gruppo, per lo più formato da transgender, che frequentano ogni sabato sera una chiesa locale, la Saturday Church, dove trovano supporto e pasti caldi. Il nostro eroe si differenzia da molti personaggi simili già visti in quanto estremamente chiuso, non parla mai dei suoi sentimenti (che però gli leggiamo molto bene sul volto), anzi parla pochissimo. Sta chiaramente cercando di capire quale sia la sua identità. Potrebbe essere transgender, fluido o semplicemente gay. Non lo sentiremo mai definirsi. La sua ambiguità è comunque uno dei punti forti del film, che ci lascia sempre in aspettativa senza essere mai frustrante o deludente. Un giorno la zia lo coglie mentre sta preparandosi in camera sua per uno spettacolo in travestì organizzato dai suoi amici. Viene buttato fuori casa e cerca rifugio nella chiesa, ma è metà settimana e non c’è nessuno. Trova sistemazione in un rifugio per senzatetto dove gli rubano la camicia e il giorno dopo per le strade avrà un incontro che gli farà perdere la verginità…
Sicuramente il film, autentico e spontaneo, si avvale delle esperienze personali del regista, apertamente gay, anche lui membro volontario di una chiesa che accoglieva le persone LGBT. Un altro merito della regia è anche quello di aver utilizzato solo attori veramente transgender per i ruoli trans. Il film potrebbe essere un musical, con ottime performance musicali originali, ma riesce forse meglio quando indaga con sottigliezza la ricerca della propria identità, allontanandosi dalle problematiche famigliari o religiose, entrando nell’intimo del personaggio e delle sue sensazioni. Il protagonista è così efficace, pur sempre nella sua doce calma, capace di trasmetterci un tale senso di abbandono e innocenza che si fisserà a lungo nella nostra memoria. Premiato al Frameline San Francisco International LGBTQ Film Festival, al Lucas – International Festival of Films for Children and Young People e in tanti altri festival

synopsis

A 14 year-old-boy, struggling with gender identity and religion, begins to use fantasy to escape his life in the inner city and find his passion in the process.

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