Cuori

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Cuori

Un vero gioiello questo film di uno degli ultimi grandi maestri del cinema che nel lontano 1961 vinse il Leone d’Oro a Venezia con “L’anno scorso a Marienbad” (ma il suo primo film è del 1936), un’opera originale e innovativa. Questo “Cuori”, ricavato da un’opera teatrale, non è certo altrettanto rivoluzionario, ma si presenta ugualmente con uno stile tutto suo, ricamato dalla neve che unisce ogni scena dall’inizio alla fine, offrendoci un film “da camera”, corale, con personaggi colti in un momento chiave della loro esistenza, diversissimi tra loro, eppure uniti in un grande bellissimo affresco famigliare. Il film dura due ore, che volano via senza che ce ne accorgiamo e che invece vorremmo non finissero mai. Avrete già capito che il film ci è piaciuto moltissimo, fors’anche perchè giocato sulle nostre corde preferite, quelle intimiste e indagatrici, di personaggi messi a nudo dei loro desideri e segreti, costretti a confrontarsi con una realtà non sempre compiacente… segue sulla scheda

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2 commenti

  1. marietto

    un film bellissimo, fracese nel cuore e nella ragione. grande resnais. propongo alla redazione perchè non lanciare una chat da questo sito? on una newsgroup sul cinema?

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… Il film ci racconta alcune giornate nella vita di sei personaggi, presentati come tre “famiglie” che casualmente vengono a incrociarsi. Abbiamo Nicole (Morante) che vive col suo compagno Dan (Wilson) e sono in procinto di sposarsi, poi Thierry (Dussollier) che vive con la sorella Gaëlle (Carré), entrambi alla disperata ricerca di un compagno, e infine Lionel (Arditi) e Charlotte (Azéma) che si ritrovano nello stesso appartamento in quanto quest’ultima fa la badante dell’anziano e malato padre di Arditi.
Come e perchè questi personaggi s’incrocino lasciamo a voi il piacere di scoprirlo, mentre noi ci dilunghiamo un attimo solo sul personaggio gay della storia.
Anzitutto precisiamo che la parola gay od omosessuale non viene mai pronunciata nel film e sembra che nemmeno i protagonisti che avvicinano il personaggio se ne accorgano (anche perchè sono tutti molto presi con se stessi e coi loro “diavoli” interiori). Stiamo parlando di Lionel (Arditi), un over cinquanta che lavora in un lussuoso bar e vive solo col padre infermo. E’ senz’altro il peronaggio più triste del film. Praticamente raccoglie in sè la testimonianza di cinquant’anni di vita gay, a cominciare da un padre che non lo accetta (e lui dice che non poteva essere diverso da quello che era, che ognuno deve essere se stesso se vuole vivere), una madre che invece lo ama e che gli sarà vicina fino a quando verrà tragicamente a mancare, una lunga storia d’amore con un compagno che gli sarà portato via, probabilmente, dall’Aids, e oggi, che sembra vivere solo per accudire il padre malato, col quale ha ricostruito una famiglia, una famiglia che probabilmente per tutta la vita ha cercato invano di costruirsi. Il volto sempre triste di questo personaggio ci racconta, quasi senza parole, come sia stato difficile e spesso doloroso vivere in quegli anni per un omosessuale.

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