Dalla rassegna stampa Cinema

Resnais il cesellatore è tornato dalla sua Parigi

Bel cast, con la Morante, ma è un cinema troppo formale e limato

Ci porta «Piccole paure condivise» della solitudine

Vedere un nuovo film di Alain Resnais (in Concorso con Piccole paure condivise) è fare un tuffo in un cinema che è stato, che potrebbe continuare ad essere (nelle infinite variazioni su uno stesso tema e stile), ma che forse non sarà più. Il regista di Hiroshima Mon Amour, L’anno scorso a Marienbad e Smoking/No Smoking non può che continuare a cesellare la sua pietra preziosa. Come un orefice ingobbito sul suo diamante, continua a tagliarlo nel tentativo di riprodurre la forma pura, senza rendersi conto (oppure sì) che a furia di cesellare rimane il vuoto, l’astrazione. E che cosa è la solitudine se non la percezione angosciosa del nulla dopo la forma (la vita)? Piccole paure condivise parla di questo. In una Parigi perennemente innevata, colta per interni d’appartamenti, locali e uffici algidi e imperturbabili, cinque personaggi cercano di smarcare l’ombra della solitudine. Un agente immobiliare invaghito della sua segretaria tanto devota, alla fede in Dio, quanto segretamente ambigua nell’aura sensuale che emana; una coppia in crisi che spera di trovare in un appartamento più arioso l’ossigeno che manca alla loro storia; una giovane donna che siede tutte le sere in un bar in attesa dell’uomo della sua vita. Tratto da una commedia inglese di Alan Ayckbourn, trasportata nella Francia di oggi, Piccole paure condivise è composto di veri e propri «quadri», quasi dei tableaux vivant. Tutto in interni è un film che incastra come pochi altri il sentimento raggelato della solitudine. Dialoghi cesellati al servizio di prove d’attore raffinate, espresse con validità da un cast doc (André Dussollier, Sabine Azéma, Pierre Arditi e una contenuta Laura Morante).

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