I Bambini della sua vita

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I Bambini della sua vita

Alice ha ventidue anni e vive da poco tempo nella casa che ha ereditato da sua nonna nel quartiere Castello di Cagliari. È persa e inquieta, investita da un vortice di ricordi sfocati della sua infanzia. Un giorno si reca in carcere a trovare un uomo col quale rievocherà le vicissitudini di Silvia, una ragazza tossicodipendente che entrava e usciva dalla vita di sua figlia. Rosaria, una nonna forte che ha rinunciato ad aiutare la propria figlia per crescere sua nipote. E infine di un amico di Silvia, il gay francese Julien, con la sua vita scandita da lettere e poesie, che nutriva per Alice un affetto quasi paterno. Ma Alice non è andata da Julien solo per fare un bilancio sulla sua famiglia, vuole sapere se lui è suo padre. Troverà inaspettatamente la forza di tornare alla sua vita e di sorridere, non dopo quella risposta, ma grazie a un ragazzo che come lei è legato al passato di Julien… Il regista, intervistato da Movieplayer.it, dice:”…anche in questo film si parla di omosessualità, soprattutto di istinto paterno da parte del personaggio di Julien. È doveroso dire che ho tenuto la trama “top secret”, ma nel film si parla anche del rapporto con la chiesa/omosessualità con risvolti molto drammatici. E soprattutto curiosi e “colorati” come un cartoon. Ma è tutto da vedere perché c’è un bel colpo di scena”.

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Note di regia

“I bambini della sua vita” racconta la storia di Alice ormai adulta che ricerca la verità dopo tredici anni di buio. In una Cagliari insolita e moderna un giovane francese, una ragazza madre e una donna matura accompagneranno Alice attraverso un mondo che non conosceva.

Ma è anche un film nato dalla voglia di tornare nella città dove sono cresciuto, Cagliari, capoluogo sardo. In compagnia dello scenografo Osvaldo Desideri, ho percorso un lungo “viaggio” nei vicoli della città ed ho scoperto tante realtà emozionanti.

Una pellicola che abbraccia tante tematiche che riassumo con una parola, amore. Disperata ricerca di amore da parte di tutti, a causa dell’incomunicabilità che persiste nella nostra epoca, un discorso che avevo già affrontato con la mia opera prima, tre anni fa.

Un salto nella ricerca di temi legati alla famiglia e l’impossibilità di essere felici senza un prossimo che ti ascolta e ti suggerisce “chiavi” di lettura per vivere i difficili giorni nostri

PETER MARCIAS

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CRITICA:

Il nuovo film di Peter Marcias (Ma la Spagna non era cattolica?, Un attimo sospesi) si apre con una malattia che è anche una metafora. Il tema è infatti quello del buio, buio degli affetti, dei ricordi, della solitudine. Una ricerca di sé e di senso che ha per protagoniste tre donne di tre generazioni diverse. Dal punto di vista narrativo l’opera è fin troppo complessa, ma visivamente Marcias dimostra una notevole creatività poetica e visionaria. (Stefano Lusardi, Ciak di maggio 2011)

“Curioso film made (anche col cuore) in Cagliari dal sardo Peter Marcias, che ci racconta il furioso incontro di tre destini paralleli tra droga e bisessualità, alla ricerca di un padre. E’ sempre Edipo e le famiglie soffrono. Confusione narrativa, anche ricercata, il Tempo complice come il mare ed attori che danno il meglio, la Degli Esposti e Julien Alloguette, oltre a un incastro inedito coi cartoni. E Gianluca Merolli ha scritto una bella canzone sui titoli.” (Maurizio Porro, ‘Il Corriere della Sera’, 22 aprile 2011)

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