Louise-Michel

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Louise-Michel

Luoise è un’imbronciata e antisociale lavoratrice di una fabbrica di giocattoli nella Francia settentrionale (Picardia) che impiega solo donne. I padroni della fabbrica decidono di trasferirla segretamente in un altro posto e durante una notte la svuotano completamente. Le lavoratrici, capeggiate da Luoise, studiano di vendicarsi. Mettono insieme tutti i pochi soldi che hanno e approvano subito la proposta di Louise: affittare un killer per uccidere il capo della fabbrica. Combinazione vuole che Louise incontri Michel, un sedicente ‘security manager’ che si vanta di prodezze militari e d’essere esperto di armi: tutte cose che non corrispondono alla verità in quanto non si dimostra nemmeno capace di sparare a una bestia. Ha però un cugino malato di cancro che potrebbe premere il grilletto… Non possiamo dirvi altro, solo assicurarvi che nella picaresca storia c’è anche una svolta queer.

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6 commenti

  1. thediamondwink

    Una divertentissima commedia, con tinte acide, dove ridere è d’obbligo! Non so se più folle lo pseudo killer o chi lo ha assoldato, c’è da dire, che se tutti quelli che vengono lasciati a casa dovessero comportarsi così, credo, ci sarebbero meno ricconi in giro …

  2. zonavenerdi

    E’ un film molto particolare con un umorismo da capire. Per il resto c’è da dire che è un bene che nella realtà i licenziati di solito non reagiscono nello stesso modo, altrimenti di questi tempi ci sarebbe davvero una carneficina …

  3. L’umorismo acido e sarcastico del regista è presente per tutto il film. L’ambiguità accompagna i due protagonisti fino alla strepitosa scena finale, che non svelerò.. Da vedere..

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Varie

“E’ già un cult” (La Repubblica)
“Fa morire dal ridere” (Il messaggero)
“Disperatamente esilerante…una capolavoro di perfidia e genialità” (Liberazione)
“Tra il più scatenato Therry Gilliam e una commedia nera dei Coen” (‘Espresso)

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NOTE DI REGIA

Il nostro scopo era quello di realizzare una esilarante e nerissima commedia. Volevamo un film dallo stile libero, costruito e montato in modo semplice ma originale. Volevamo che i protagonisti fossero personaggi simpatici ma radicali. Volevamo un western sociale, in cui i buoni più buoni potessero diventare cattivi, e dove i cattivi fossero degli irriducibili criminali. Dei nostri film precedenti, volevamo conservare il senso del ritmo e la cornice particolare, l’onnipresenza del rumore anche durante i lunghi silenzi. Il dialogo doveva restare al minimo ma le parole dovevano essere essenziali e gli attori avrebbero avuto libertà di improvvisare nelle loro interazioni. Volevamo inserire una musica stramba e con una tonalità estrema, ma che mantenesse per tutta la storia un livello di credibilità. Volevamo che il film fosse più incentrato sulla storia umana che non sull’estetica. Volevamo una troupe poco numerosa e flessibile, che catturasse tutti i momenti non programmati con molta intensità. Volevamo che il film cogliesse l’essenza dei paesi in cui è ambientato. Volevamo dall’inizio alla fine dei colori un po’ slavati, come quelli dei cieli del nord. Volevamo che il sonoro fosse grezzo e diretto, e smuovesse gli spettatori, senza nessuna eccezione. Volevamo un film che toccasse il pubblico. Se poi avrà successo, tanto meglio!

Benoit Delépine e Gustave Kervern

CRITICA:

“Storia super-attuale e molto sordida di un’operaia licenziata che assolda un killer per ammazzare il padrone, può ricordare la ferocia di Bataille, può sembrare una versione trash dei Dardenne, o una rilettura crudele del cinema di Kaurismaki (regista caro agli autori). Ma potrebbe anche essere, semplicemente, un brutto film. A voi l’ultima parola.” (Alberto Crespi, L’Unità)

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