Dalla rassegna stampa Cinema

Le operaie contro il manager e la lotta diventa commedia

L´attrice Yolande Moreau – Il cinema francese quando parla di operai è troppo serioso. “Louise-Michel” invece fa ridere e fa paura

E se la classe operaia fosse stufa di abbassare la testa? Se non volesse più rassegnarsi alla cassa integrazione o, peggio ancora, alla disoccupazione allegramente confortata dal suggerimento di trovarsi qualcosa da fare, come dice qualcuno? Con il sequestro di padroni e manager – l´ultimo l´altro giorno in Francia – arrivano segnali in questo senso dalla realtà, che il cinema ha anticipato. Il film Louise-Michel, guarda caso grande successo in Francia – in Italia esce domani con Fandango – racconta una storia che gli eventi recenti rendono di estrema attualità. C´è una fabbrica tessile nella regione della Picardia, c´è un padrone bastardo che una sera allieta le operaie regalando a ciascuna un nuovo camice personalizzato dal nome ricamato e che la mattina seguente sparisce. E dalla fabbrica scompaiono tutti i macchinari. Unica consolazione la cifra di 2000 euro ciascuna per i quarant´anni passati nella fabbrica.
«Non posso identificarmi con la frustrazione di tante operaie umiliate con un simile trattamento, e purtroppo accade non solo nel film, ma capisco la decisione di Louise, il mio personaggio», dice Yolande Moreau, protagonista con Bouli Lanners. Prodotto da Mathieu Kassovitz, scritto e diretto da Benoit Deléphine e Gustave Kervern, Louise-Michel è una commedia nera. E la decisione di Louise, al termine di un´esilarante riunione delle operaie in cui ciascuna esprime una soluzione – facciamo un calendario nude, organizziamo una cooperativa, scendiamo in strada, sequestriamo il padrone – è quella di stanziare una cifra, assoldare un killer professionista e uccidere il bastardo. Il sequestro non basterebbe a fare giustizia.
Un film «anarchico», dicono gli autori che arrivano dal fumetto e dalla tv. Il titolo è esplicito, Louis Michel, vissuto nell´Ottocento, ha un posto di rilievo nella storia dell´anarchia francese. Yolande Moreau, nata in Belgio, 56 anni, fisico ingombrante, straordinari occhi verdi, è diventata attrice «perché quando non sapevo che fare mi piantavo su un palcoscenico e guardavo il pubblico senza parlare. E tutti ridevano». Con una lunga carriera teatrale e televisiva alle spalle, nell´ultima stagione, dopo “Seraphine”, in cui interpreta la contadina analfabeta acclamata come pittrice naif, e Louise-Michel, è una delle attrici più richieste. «Mi offrono perfino commedie sexy con scene di nudo», dice divertita. Delépine e Kervern l´hanno scelta senza neanche un provino – «Sono troppo timidi per i provini» – e lei ha accettato con entusiasmo «perché il cinema francese in genere si occupa della classe borghese e, quando si occupa degli operai, lo fa troppo seriosamente. Louise fa ridere e fa paura».
È Louise che si incarica di cercare il killer. Trova Michel, un gigante che accetta l´incarico per i soldi. È tutt´altro che un professionista, ma è pieno di idee, come quella di passare l´incarico a parenti e conoscenti condannati da mali incurabili. Loro eseguono, peccato che ammazzino i padroni sbagliati.

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