Dalla rassegna stampa Cinema

SATIRA AL VETRIOLO - Louise Attaque! Gli operai ora il boss lo «delocalizzano»

… le operaie si coalizzino per pagare un killer che faccia giustizia del padrone conseguente (ma il killer è piuttosto inetto e, come la sua aiutante introversa, non è dentro come appare fuori)… Oggi anche un piccolo film come Louise Michel può servire a suscitare un po’ d’indignazione». Si …

Viene dalle Mauritius Kervern, ma su Canal + col partner Benoit Delepine, s’immaginò, come i gemelli Ruggeri con Kroda, cittadino di Groland, dove avvengono cose dell’altro mondo, come quelle raccontate qui (e in Aaltra e Avida, i precedenti film comico-satirici che i critici amano e Groland premia), cioè per niente dell’altro mondo. Conferma il regista: «Gli operai che sequestrano i manager fanno bene. Si tratta di atti simbolici da cui è bandita la violenza e poi questa è solo la naturale reazione ai comportamenti di un’industria che ha chiesto loro per anni continui sacrifici senza poi rispettare i patti. Il fatto che spesso i manager coinvolti siano solo delle teste di paglia e non abbiano vero potere decisionale, non conta. Erano comunque là quando le promesse sono state fatte e sono qui adesso che non sono state mantenute». Così presenta il suo punkmovie sulle operaie incazzate nere uno degli autori della commedia nera, anarchica. Il titolo è l’omaggio alla scrittrice, insegnante e militante rivoluzionaria francese, poi leader barricadiera blanquista della Comune di Parigi, poi con gli insorti kanak in Nuova Caledonia, poi la prima persona al mondo a sventolare il magnifico drappo black, inoltre icona lesbica morta nel 1905 e che ha dato il nome a ben due band sovversive. Il film termina citandola (e se Ben Alì e Mubarak sono «premi Louise-Michel», per personalità «distintesi nella lotta per la democrazia e della pace», è solo sintomo di opportunismo e incarognimento dei tempi… Fandango distribuisce il libello torvo-surreale, premiato a San Sebastian e Sundance.
Il film è stato pensato e girato prima che la crisi economica globale esplodesse generando sequestri o tentati sequestri (vedi a Londra). «Ma la faccenda era nell’aria – continua il regista – e ci siamo ispirati a un fatto avvenuto nella Charente dove il padrone di una ditta delocalizzò lo stabilimento meno di 24 ore dopo aver deciso di comprare camici nuovi per tutte le sue operaie. Una beffa!». Il fatto che nella pellicola le operaie si coalizzino per pagare un killer che faccia giustizia del padrone conseguente (ma il killer è piuttosto inetto e, come la sua aiutante introversa, non è dentro come appare fuori) appartiene alla libertà satirica della commedia. «Non c’è nessuna istigazione a delinquere – osserva oggi Kervern – anche se nelle interviste alle operaie (alcune delle quali recitano se stesse sullo schermo) io e Benoit abbiamo sentito ben di peggio. Ma, alla fine tutte concludevano che la violenza non serve, dimostrando più umanità e maturità di quanto non faccia oggi il grande capitale. Leggo che il G20 dell’economia mondiale si riunisce per moralizzare il capitalismo. Faccio i migliori auguri, e credo nel mio presidente Sarkozy. Il fatto è che intanto in Francia stanno abolendo la funzione del Pubblico Ministero e quindi ogni possibilità di indagine della magistratura e pensano di depenalizzare i reati patrimoniali. Mi devono spiegare come questo potrà moralizzare il sistema. Nel nostro film il padrone cattivo si rifugia in un paradiso fiscale e questa è un’oscenità dei nostri tempi che mi indigna. Oggi anche un piccolo film come Louise Michel può servire a suscitare un po’ d’indignazione». Si può chiamare tutto ciò, facendo un magico raccordo sull’asse non sul set ma politico, istigazione a delinquere obliqua?

LOUISE MICHEL
DI GUSTAVE KERVERN E BENOIT DELEPINE, CON YOLANDE MOREAU, BOULI LANNERS, BENOIT POELVOORDE. FRANCIA 2008

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