Cinema

L'inaugurazione del 30° Mix di Milano

Lo scioccante “Theo et Hugo dans le Même Bateau” scelto come film d’apertura


Coming Out
 di Alden Peters

voto: stella2_5-5

Il 30esimo Festival MIX è iniziato alle 19 in Scatola Magica con un film a metà tra il documentario e la fiction, “Coming Out”, tutto girato dal vivo come se fosse un reality, che parla di tutte le fasi del coming out di un ragazzo giovanissimo, il regista stesso, Alden Peters, ai tempi dei social network. Il regista si fa riprendere dalla telecamera mentre dichiara di essere gay ai fratelli, ai genitori, agli amici e finalmente a Facebook, cioè al mondo intero. Queste scene di reality, condite da continui richiami a Youtube ed a Google possono risultare poco gradite al pubblico meno giovane, ma complessivamente il film è spesso divertente ed emana ovunque un’aria di freschezza e simpatia. Sono davvero comici gli spezzoni di filmati del protagonista da bambino, in cui sono già ben chiare le sue preferenze per la Barbe e per l’imitazione delle regine della musica. Il discorso si fa molto più serio quando si allarga a mostrarci l’influenza dei social network sul coming out dei giovani d’oggi. Youtube è diventato il luogo in cui oggi tantissimi giovani gay decidono di dichiararsi pubblicamente ad amici e genitori. Il rovescio della medaglia è che sempre più spesso Facebook e Youtube vengono usati per compiere outing non voluti, umiliare e calunniare ragazzi gay o presunti tali, e questo ha purtroppo portato ad un preoccupante aumento dei suicidi giovanili.

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Alle 21 in Sala Grande c’è stata l’inaugurazione vera e propria del Festival. Ha aperto la serata il Direttore del Festival Giampaolo Marzi, aiutato da Mattia Cazzaniga, giornalista cinematografico, giurato nella sezione documentari. Marzi ha esordito leggendo un messaggio di saluto di Sergio Escobar, Direttore del Piccolo Teatro. Sono poi saliti sul palco per salutare il pubblico l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno e l’Assessore alle Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino, entrambi amici storici del Festival. Ha poi parlato Angelo Caltagirone presidente di EDGE, associazione sponsor del festival, che raggruppa manager e professionisti LGBT. Quindi Debora Guma, Direttrice di Immaginaria, Festival Internazionale del Cinema delle Donne Ribelli, Lesbiche, Eccentriche, partner co-programmer del Festival Mix. Particolarmente significativo il successivo intervento di Rosaria Iardino, qui come rappresentante dell’Associazione NPS (Network Persone Positive) che ci ha parlato dell’importanza di un film come ‘Theo et Hugo dans le Même Bateau‘ nell’informare sull’esistenza della prevenzione dell’AIDS per la profilassi post esposizione MTS e nel descrivere come al giorno d’oggi si possa vivere bene con l’HIV se vi è una corretta informazione. Rosaria ci ha ricordato che a differenza di quanto succede nel film a Parigi, nei nostri ospedali, anche a Milano, certi servizi obbligatori, passino sotto silenzio e siano erogati come un favore invece che come obbligo. Rosaria ha quindi invitato Pierfrancesco Majorino a lanciare una campagna di informazione insieme alle associazioni che da anni si occupano di questo, per spiegare alle persone dove andare, cosa chiedere e cosa pretendere. Marzi ha poi ringraziato il principale sponsor di quest’anno, la Zurich assicurazioni, che già da tempo ha lanciato una polizza assicurativa dedicata soprattutto alle coppie dello stesso sesso. Ha poi parlato Igor Moroni direttore di NABA – Nuova Accademia dei Belle Arti Milano, che partecipa con diverse iniziative al Festival.
Dopo la lettura dei componenti delle diverse giurie e ringraziamenti vari, finalmente sono saliti sul palco Olivier Ducastel, regista insieme al suo compagno Jacques Martineau di Theo et Hugo dans le Même Bateau, e Geoffrey Couet attore protagonista del film (Theo). Ducastel si è detto particolarmente onorato di vedere il suo film proiettato nel teatro dedicato a Giorgio Streher. Quando Ducastel era ancora studente di cinema si avvicinò al teatro vedendo a Parigi ‘La Tempesta‘ diretta da Strehler, una delle sue più belle esperienze come spettatore.

 

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Theo et Hugo dans le Même Bateau
 di Olivier Ducastel

voto: stella4_5-5

Abbiamo quindi assistito alla proiezione di ‘Theo et Hugo dans le Même Bateau‘ di Olivier Ducastel, Jacques Martineau. Sfortunatamente la proiezione è stata due volte interrotta per problemi con l’audio.
Di ‘Theo et Hugo dans le Même Bateau’ si è già detto molto. Il film è stato premiato a Berlino e ha già avuto un grande successo al recente festival TGLFF di Torino. Famosa è la sua scena iniziale, un’orgia maschile della durata di venti minuti, che avrà fatto saltare dalla sedia gli ignari dirigenti della Zurich assicurazioni presenti in sala e avrà anche irritato qualche gay ben pensante, che pensa che i panni sporchi si debbano lavare in casa. Questa scena, pur essendo praticamente muta ha occupato 14 pagine della sceneggiatura e ha richiesto moltissimo dibattito tra attori e registi. Ducastel ne ha giustificato la lunghezza con il fatto che ha voluto girare tutto il film in tempo reale e 20 minuti sono la durata reale di una attività sessuale di quel genere. La scena ha anche richiesto un raffinato lavoro sulle luci, blu al piano superiore del locale e rosso intenso nella dark. Durante l’orgia Theo vede il viso di Hugo ed è un colpo di fulmine. Pur facendo sesso con altri, ad un certo punto i volti di Theo e Hugo si avvicinano e si baciano, poi finalmente continueranno a fare sesso in esclusiva. Usciti insieme dal locale hanno ancora voglia di sesso. L’orologio segna le 4,40 di notte e tutta la storia finirà alle 5,59. Pedalando insieme nella Parigi notturna a Theo scappa di dire che non ha usato il preservativo quando ha penetrato Hugo. Hugo che è sieropositivo ne rimane scioccato e subito si informa per telefono su come può fare Theo per ottenere in un pronto soccorso un trattamento urgente post-esposizione alla sieropositività. Theo vuole recarsi in ospedale da solo, ma Hugo lo segue. Quando poi escono e iniziano a girovagare per la città, prima scoprono il piacere di conoscersi, poi riemerge in Theo la paura per il virus e lo sconforto, che poi gli passa e i due tornano in sintonia amorosa. Le poche persone che incontrano, un siriano gestore di un Kebab e un’ anziana domestica incontrata sulla prima metrò, percepiscono l’amore tra i due e parlano volentieri con loro e si confidano. Alle 5,59 i due sono ormai una coppia.
Questo film è innanzitutto una bellissima storia d’amore, poi è incredibilmente originale nella sua struttura e infine ha il pregio di spiegare con grande chiarezza quali sono i problemi di un sieropositivo al giorno d’oggi e cosa bisogna subito fare appena si ha il dubbio di essere entrati in contatto col virus. Il film coinvolge a vario titolo tre diverse generazioni di gay, i due registi ultra cinquantenni, che hanno visto l’AIDS nascere, i due protagonisti, poco al di sotto dei trent’anni, che hanno conosciuto alcune delle campagne anti AIDS degli anni scorsi e i giovanissimi di oggi che non hanno quasi mai sentito parlare di AIDS e che da questo film possono trarre alcune informazioni che possono salvare la vita.

R. Mariella

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