L' Età barbarica

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L' Età barbarica

Il bravo regista canadese prosegue la sua amara analisi dei mali che affliggono la società contemporanea, con particolare attenzione all’imbarbarimento dei rapporti umani e interpersonali, che sembrano oggi esistere solo in funzione del denaro e del marketing. Anche il Governo e l’Amministrazione politica e sociale (in questo caso del Quebec), suggerisce il regista, sembrano andare in quella direzione, programmando e sterilizzando tutto, senza curarsi delle vittime innocenti che questa politica produce e abbandona nella disperazione e nella solitudine. Il protagonista del film, Jean-Marc Leblanc (Marc Labrèche) è un uomo di mezza età impiegato nell’Amministrazione Provinciale, settore assistenza sociale, che dovrebbe aiutare la gente a risolvere problemi di ingiustizie subite, spesso conseguenze più o meno indirette dell’applicazione di leggi locali o nazionali che vorrebbero essere all’avanguardia in tema di discriminazioni o razzismo. Frustrato nella vita famigliare (moglie carrierista e figli tecnodipendenti) come in quella lavorativa, dove è oppresso dai superiori, succube di regolamenti assurdi e dove spesso si ritrova a constatare che la sua vita è peggiore di quella delle persone che vengono al suo ufficio in cerca d’aiuto, cerca compensazione rifugiandosi in fantasiose vendette o situazioni gratificanti, purtroppo solo sognate. Nel film, una delle poche note positive, è rappresentata dal personaggio di una lesbica dichiarata, Karine Tendance (Emma de Caunes), sua collega e amica, che vive felice con la sua compagna (che ogni mattina, appena si sveglia, cerca vogliosa le sue coccole). Karine cerca più volte di aiutare Jean-Marc a superare i suoi momenti difficili ed è l’unico personaggio reale che appare anche, in termini positivi, nelle sue fantasie (in una si propone di fare sesso con lei per convertirla all’eterosessualità). Bello il cammeo di Rufus Wainwright che canta sui titoli di testa.

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2 commenti

  1. zonavenerdi

    E’ la vita di un funzionario provinciale canadese, che ha pochi pregi e non è molto considerato da nessuno. Ma invece di narrarci solo la vita, vengono incarnati anche i suoi pensieri e i suoi desideri.

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trailer: L' Età barbarica

https://youtube.com/watch?v=vRLDK5Ulopg%26rel%3D1

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“Fedelissimo al festival di Cannes, dal ‘Declino dell’impero americano’ a ‘Le invasioni barbariche’, il canadese Denys Arcand quest’anno è di cattivo umore. E ce lo fa sapere portando fuori concorso uno sfacciato remake del vecchio ‘Sogni proibiti’ con Danny Kaye ironicamente (si spera) intitolato ‘L’age des ténèbres’, ‘L’età delle tenebre’. (…) Si capisce che questo signor Nessuno con lavoro frustrante e moglie e figlie distratte si consoli fantasticando di essere un grande scrittore, un politico di successo o un imperatore romano. Nella fantasia migliore si vede ospite di un talk show culturale francese… soppresso da qualche anno (frustrato pure in sogno!). Ed è molto divertente, perché reale, anche la parentesi in cui lo imbarca un’invasata che vive in un finto medioevo con tornei, dame e cavalli. Ma Arcand si prende sempre troppo sul serio, oltre che divertire vuole ammonire e ricattare (quella madre malata…). E malgrado le molte trovate brillanti lascia il retrogusto amarognolo dell’ovvietà.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 26 maggio 2007)

“Sbarazzarsi della routine è facile; accettare che la vita libera sia prossima a mondi non meno folli di quelli dettati dall’immaginazione è più difficile: specie quando in odio agli arabi immigrati i tuoi vicini di casa si travestono da crociati e praticano tornei cavallereschi. Arcand col suo gusto euroamericano, tipico della cultura di Montreal, costruisce un facile apologo dell’uomo mediocre destinato a piacere a mezzo mondo. Infatti anche se gli ingredienti non sono raffinati il piatto è saporoso.” (Andrea Martini, ‘Quotidiano Nazionale’, 29 maggio 2007)

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