Dalla rassegna stampa Cinema

Intervista con Denys Arcand

Denys Arcand, ( Le Invasioni Barbariche, Il Declino dell’Impero Americano ), vincitore di un Oscar e quattro volte candidato agli Academy Awards, parla del suo nuovo film L’Età Barbarica.

Da dove le è venuta l’idea per L’Età Barbarica?

Grazie al successo de Le Invasioni Barbariche ho trascorso un anno in giro per il mondo a rilasciare interviste. Proprio un anno intero, fra Cannes e gli Oscar l’anno successivo. Dopo tre mesi di questa vita ho pensato: “C’è qualcuno al mondo che vorrebbe stare al mio posto?” E così ho cominciato ad immaginare un individuo che non è mai apparso in TV, a cui nessuno ha mai messo un microfono davanti alla bocca, che sogna di essere intervistato, di incontrare star del cinema e di dire la sua sulla società.

E così è nato Jean-Marie Leblanc . Ha scritto il ruolo per Marc Labrèche?

Non conoscevo Marc personalmente, ma è un comico famosissimo in Quebec. Abbiamo passato un giorno insieme per parlare di un altro progetto, proprio prima che io cominciassi a scrivere L’età barbarica, e mi sono reso conto che ridevamo delle stesse cose. Aveva anche l’età giusta e un aspetto da uomo della strada, ma la cosa principale è che eravamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda. La sfida per me era quella di capire come questo individuo ordinario potesse riuscire a fare qualcosa della sua vita. Che soluzioni potevo trovare per lui?

Come regista, il cinema è un modo per prendere posizione rispetto alla società?

C’è un bellissimo modo di dire a Hollywood: “Se ti preme mandare un messaggio, chiama la Western Union”. Non è che io non abbia niente da dire sul mondo in cui viviamo, è che posso dirlo solo sotto forma di una storia. Ma è una storia con aspetti simbolici, questo sì. Non potrei mai fare un dramma a tutto tondo, così come non potrei mai realizzare 90 minuti di pura commedia. I miei film oscillano sempre tra commedia, tragedia, farsa, melodramma… E’ per questo che faccio il regista e non l’attivista politico, perché tendo a vedere sempre i due lati di ogni problema.

La vita di Jean-Marc è opaca e senza amore, ma i suoi sogni sono pieni di donne che lo adorano…
Colmano un grosso vuoto sia sul piano affettivo sia sul piano sessuale. Comincia tutto quando Jean-Marc dice a sua moglie, a letto: “Sono preoccupato per mia madre”. E lei replica : “Ah, si?” e continua a giocare con il suo Gameboy. Jean-Marc va nel capanno in giardino e lì incontra Diane Kruger che gli domanda: “Come sta tua madre?” E’ questo che vuole sentirsi chiedere, e che nessuno gli chiede mai. Se devi avere un’amante immaginaria, tanto vale che sia Diane Kruger, con un bicchiere di champagne in mano e il fuoco sotto la pelle. Quando si sogna non ci sono limiti.

Il film introduce nuovi personaggi, ma è animato dallo stesso spirito de Il Declino dell’Impero Americano e de Le Invasioni Barbariche…

E’ la conclusione della mia trilogia. Dopo Il Declino dell’Impero Americano e Le Invasioni Barbariche che altro? I secoli bui. Io ho l’impressione che ci incamminiamo verso un nuovo Medio Evo. E’ un tema che voglio sviluppare perché in fondo che cosa rappresenta il Medio Evo? La guerra contro l’Islam, gli infedeli, le crociate… Tutte cose che stiamo vivendo adesso. E rappresenta anche l’improvviso desiderio delle donne di rendersi inaccessibili e di farsi recitare poesie dagli uomini.

Ci sono ancora speranze per Jean-Marc?

Ci sono molte speranze, ma non so che cosa davvero augurargli. Introduco un riferimento autobiografico alla fine del film, mostrando delle mele in una ciotola che si trasformano nelle mele di Cézanne. L’Arte è la mia salvezza. La mia soluzione è quella di fare cinema. Non è necessariamente la soluzione che sceglierà Jean-Marc. Forse tornerà in città, forse resterà in campagna. Non è importante quello che fa ma quello che sa. Non è questione di ambiente. Si può trovare pace nel cuore di una grande città. Questo bisogna trovare – pace e serenità.

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