Dalla rassegna stampa Cinema

Le tenebre avanzano verso L'Eta' Barbarica

Un feroce e impietoso ritratto della condizione umana, dall’autore del fortunato “Le Invasioni Barbariche” …Jean-Marc desidera essere famoso e intervistato, avere a sua disposizione un vero e proprio harem (un’attrice bella e famosa, la capufficio ridotta a schiava in abbigliamento S&M, la collega …

Il quarto d’ora di celebrita’ sara’ il desiderio che ci seppellira’?

Nel 1987, Denys Arcand ha realizzato “Il Declino dell’Impero Americano”, film corale in cui un gruppo di amici rivela, in conversazioni molto esplicite, problemi e ipocrisie della vita sessuale, registrando la confusione dei valori esplosa negli anni’80. Nel 2003 ha scritto e diretto “Le Invasioni Barbariche”, film animato da un nichilismo di fondo, dove con cinismo e ironia i protagonisti fanno il bilancio di mezzo secolo di storia, costume e politica. Ora è giunto il tempo de “L’Età Barbarica”, come ci spiega lo stesso Arcand: “E’ la conclusione della mia trilogia. Dopo Il Declino dell’Impero Americano e Le Invasioni Barbariche che altro? I secoli bui. Io ho l’impressione che ci incamminiamo verso un nuovo Medio Evo. E’ un tema che voglio sviluppare, perché in fondo che cosa rappresenta il Medio Evo? La guerra contro l’Islam, gli infedeli, le crociate… Tutte cose che stiamo vivendo adesso. E rappresenta anche l’improvviso desiderio delle donne di rendersi inaccessibili e di farsi recitare poesie dagli uomini”. Il film sarà nelle nostre sale a partire da Venerdì 7 Dicembre.

Nei suoi sogni, Jean-Marc (Marc Lebreche) è un cavaliere dall’armatura scintillante, una star del palcoscenico e dello schermo, e un autore di successo: le donne cadono ai suoi piedi e finiscono regolarmente nel suo letto. In realtà è un uomo qualsiasi, impiegato statale, marito insignificante, padre fallito e fumatore clandestino. Ma Jean-Marc resiste alle tentazioni del suo mondo di sogno e decide di darsi ancora una chance nel mondo reale…

“L’Età Barbarica”, o come meglio dice il titolo originale” L’Age des Ténèbres”, non è un’opera corale, ma un film più personale, concentrato tutto su un uomo, frustrato e inetto, che non si trova a proprio agio né con la vita nè con il suo ruolo sociale. Un uomo che subisce passivamente il peso della vita e che sostituisce l’immagine di un altro sé stesso (vincente e appagato sessualmente) a quella ordinaria e banale della sua quotidianità, divisa tra una moglie troppo presa dal lavoro, due figlie adolescenti più interessate alla vita amorosa o alla tecnologia che al loro padre, e una vita sessuale inesistente. Jean-Marc desidera essere famoso e intervistato, avere a sua disposizione un vero e proprio harem (un’attrice bella e famosa, la capufficio ridotta a schiava in abbigliamento S&M, la collega lesbica per un menage à trois), ma anche poter semplicemente raccontare i propri disagi a qualcuno che lo ascolti e che compensi la sua solitudine. La vita di Jean-Marc è grigia e asfissiante , ma è anche priva di relazioni umane e di ascolto reciproco, come confermano alcuni dialoghi con la moglie. Jean-Marc dice a sua moglie, a letto: “Sono preoccupato per mia madre”. E lei replica : “Ah, si?” e continua a giocare con il suo gameboy. Jean-Marc va nel capanno in giardino e lì, nelle sue fantasie, incontra Diane Kruger che gli domanda: “Come sta tua madre?” E’ questo che vuole sentirsi chiedere, e che nessuno gli chiede mai.

Denys Arcand non rinuncia totalmente alla riflessione sulla contemporaneità, ma lo fa attraverso un espediente metaforico e spiazzante allo stesso tempo, sezionando le contraddizioni della società occidentale in cui il consumismo e la ricerca del successo a tutti i costi innescano un processo retroattivo, che guarda più al passato che al presente, come dimostra tutta la parte centrale del film ambientata in una proiezione del Medio Evo, tra tornei e cavalieri, principesse e combattimenti, realizzata con slanci di umorismo e sequenze slapstick.

Il film nel finale offre una speranza avvolta nella bellezza e nell’arte (che rimanda ad American Beuty), mostrando delle mele in una ciotola che si trasformano nelle mele di Cézanne. L’Arte è la salvezza, ma la soluzione è quella di fare cinema. Jean-Marc forse non sceglierà, forse tornerà in città o forse resterà in campagna, ma come suggerisce Arcand, per lui, come per chiunque di noi, non è importante quello che fa ma quello che sa, perchè la consapevolezza (di se stessi) è il mezzo per ri-trovare pace e serenità.

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